A Smau 2012 più spazio all’innovazione virale

Strategie

L’edizione di Smau 2012 mette in luce la cultura dello scambio informativo virale. Al centro la capacità della PA di valorizzare e saper comunicare le risorse disponibili

Smau 2012 ha perfezionato una prospettiva più ricca di quella di inizio percorso.

Negli ultimi anni hanno ‘sfruttato’ Smau circa 300mila aziende italiane, e sono stati ‘processati’ 2.000 casi di successo che sembrano avere ricette anti crisi. Parla alle imprese dal loro punto di vista e cioè quello dei risultati raggiungibili con la tecnologia, concreti e misurabili. Per questo nel tempo ha chiesto aiuto non solo ai vendor ma anche a SDA e Bocconi. Perché le aziende possano avere tutti gli strumenti a disposizione Smau 2012 ha creato uno spazio dedicato affianco ai vendor per i loro business partner, che sono poi i deputati a parlare direttamente con le aziende. Un ecosistema che Macola ha chiamato “Village”.

Smau ospita anche quest’anno più di 100 start-up. La start-up rappresenta per l’imprenditore e l’impresa un centro di sviluppo esterno. Vi si trova innovazione anche brevettuale che aiuta l’azienda ‘madre’ a evolversi. Aver saputo costruire un momento per ogni esigenza dei partecipanti con i Workshop al massimo di 50 minuti, è un importante occasione di scambio informativo. Smau 2012 dà inoltre importanza alle agevolazioni e agli strumenti finanziari. L’assessorato alle attività produttive è secondo Macola “il soggetto primo e diretto per le imprese e il territorio. Smau per esempio rappresenta il luogo ideale dove far incontrare Assessorati e imprenditori”.

E si arriva così all’altro pilastro di questa edizione e cioè l’innovazione virale. Smau ha strutturato 160 rapporti diretti con emissari territoriali di Confindustria proprio con l’obiettivo di veicolare i messaggi positivi della manifestazione, per facilitare il cambiamento culturale. Raccoglie gli spunti Andrea Gibelli, vicepresidente della Regione Lombardia, che considera Smau “autentico partner nella necessità di ascolto di tutto il mondo ICT che la manifestazione rappresenta”.

Secondo Gibelli Macola ha avuto il merito di saper sollecitare la Regione sulla cultura degli strumenti di lavoro, su quanto cioè sia importante mettere a disposizione delle imprese tutte le risorse che già esistono. Per questo dal 2011 tutti i Bandi regionali del sistema produttivo lombardo sono completamente digitalizzati. La parola chiave, per Gibelli, è proprio “cultura digitale”. In passato tra gli elementi di deterrenza tipici che impedivano di indagare sulle risorse disponibili per le Pmi c’era proprio l’impossibilità di accedere alle risorse senza sottrarre tempo alla produttività. Gibelli si impegna, per le sue competenze, a “non considerare l’Ict come un settore a sé, e a sensibilizzare gli imprenditori a non leggere l’innovazione digitale come “accessoria”. Per Gibelli è l’ora di mettere a fuoco le start-up: “Non sono proprio le imprese che iniziano un’attività, ma sono quelle aziende in grado di innestare al proprio interno un processo di ricerca, un comparto, un incubatore per portare un contributo a quella parte di azienda non più in grado di competere nel mercato internazionale”.

Autore: Channelbiz
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