Aires, il compenso per copia privata danneggia la distribuzione tradizionale

Strategie

Secondo Aires, il provvedimento in materia di compenso per copia privata, potrebbe avere effetti distorsivi sul mercato, penalizzando chi sceglie di fare impresa in Italia e favorendo gli operatori che realizzano profitto grazie all’Italia ma operando dall’estero

Il compenso per copia privata continua a far discutere soprattutto perché, secondo l’Aires-Confcommercio, l’Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati, organismo che riunisce le aziende e gruppi distributivi specializzati di elettrodomestici ed elettronica di consumo, potrebbe compromettersi, soprattutto, il mondo della distribuzione tradizionale.

Secondo Aires, il provvedimento emanato dal Ministro Franceschini in materia di compenso per copia privata, potrebbe infatti avere effetti distorsivi sul mercato, penalizzando chi sceglie di fare impresa in Italia e favorendo gli operatori che realizzano profitto grazie all’Italia ma operando dall’estero. Con la nuova normativa, infatti, i consumatori potrebbero venire invogliati a effettuare acquisti dall’estero, appoggiandosi a piattaforme di e-commerce con sede in Paesi dove l’equo compenso non c’è, come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti o l’Estremo Oriente, creando di fatto un danno all’intera filiera italiana con ripercussioni anche occupazionali da non sottovalutare. Alessandro Butali

Il rischio evidente è che a farne le spese sia soprattutto il mondo della distribuzione, schiacciato tra gli interessi dei produttori e un mercato asimmetrico dal punto di vista normativo a svantaggio delle imprese italiane. In questo contesto, Aires si è detta stupefatta di fronte alla nota nella quale Siae si riserva la facoltà di improvvisarsi rivenditore di telefonia  nell’interesse dei consumatori italiani.

“Il provvedimento, così come concepito, avvantaggia gli operatori esteri che non versano il contributo alla Siae e penalizza non solo gli imprenditori italiani, e ovviamente anche le imprese estere che hanno deciso di investire in Italia, ma anche i consumatori. E’ completamente illogico, in tempi di crisi, ostacolare il commercio e gli acquisti generati nel territorio nazionale; ritengo si possa coniare il termine di “protezionismo al contrario” per descrivere questo effetto perverso” conclude Alessandro Butali, Presidente di Aires.

“In un momento in cui il mercato prosegue il ciclo negativo imboccato ormai da alcuni anni, con un secondo trimestre 2014 nel quale abbiamo registrato dati negativi dopo qualche timido tentativo di ripresa nei primi mesi dell’anno, non ci voleva questo ulteriore appesantimento”, dichiara Davide Rossi, Direttore Generale di Aires.Esprimiamo forte preoccupazione per un provvedimento che non tiene conto degli effetti negativi e distorsivi che si creeranno in un mercato già provato dalla congiuntura economica sfavorevole”.

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