Blog: solo diari online?

Strategie

Fino ad oggi è stato un fenomeno piuttosto trascurato, non casualmente. I numeri di crescita assegnano tuttavia ai blog o webblog la possibilità di un ruolo importante nella fenomenologia di internet

Fino ad oggi è stato un fenomeno piuttosto trascurato, non casualmente. I numeri di crescita assegnano tuttavia ai blog o webblog la possibilità di un ruolo importante nella fenomenologia di internet. Come noto i blog sono quei particolari siti creati per essere direttamente e continuamente alimentati dai loro creatori, siano essi (in gran maggioranza) semplici utenti di internet oppure anche aziende o gruppi di professionisti o amatori legati tra loro da qualche sorta di interesse.
Si stima che nel mondo risultano attivi più di 3 milioni di blog, con una media di tre messaggi scambiati ogni secondo. Ogni sei secondi, ma anche meno, nasce invece un sito nuovo di questo tipo. La gran parte è espressione di individualismi e spontaneismi ma tramite motori di ricerca, come Technorati, si scoprono anche blog di un certo rilievo culturale e professionale che quasi sempre rappresentano un movimento della controinformazione.
Il fenomeno in Europa ha ancora pochi anni, in media tre contro i cinque-sei degli Usa. Con un milione di blog spuntati in gran maggioranza negli ultimi dodici mesi, sull’onda di servizi internet, pertanto in massima parte gratuiti. Sia chiaro tanti ne nascono ma moltissimi si questi siti hanno vita breve. Vi è quindi dietro a questo fenomeno molta immaturità. Potrebbe anche risultare una gran bella bolla e come tale sgonfiarsi nel medio termine. Una moda, in altri termini, che dopo la sua stagione lascia il passo ad altre anche perché gli studi condotti dicono che quelle dei blogger non sono comunità alla pari (come per esempio quelle dell’open source) ma fortemente squilibrate. Un numero ristretto del 10% di loro, le cosiddette star, hanno l’80% degli accessi, del traffico, dei commenti e dei link.
L’indicazione di un primo cambiamento viene dagli Stati Uniti dove una fetta crescente di webblog comincia a diventare “invisibili”, non orientati alla ricerca affannosa di pubblicità personale come è avvenuto fino a oggi per la gran parte di essi, ma di rapporti conviviali o di amicizia, accessibili non a tutti ma mediante password. Esiste un mercato dietro ai blog? Oggi, come si diceva, la maggioranza di questi siti avviati in Europa è di tipo gratuito. Seguendo l’esempio degli antesignani Usa (in primis Blogger.com) sono spuntati negli scorsi tre anni numerosi gestori, nei vari Paesi, che offrono dei blog facilmente attivabili, di tipo semplificato, in cui più o meno si personalizza lo stile dell’home page e poi si va a comunicare.
Splinder è il sito di hosting oggi più conosciuto in Italia. Dichiara oltre 70mila blog, ma non tutti sono attivi. Modelli di business consolidati non ne esistono. Si fanno sperimentazioni. Google ha ideato un sistema basato su un piccolo spazio pubblicitario che il blogger liberamente mette sul suo sito e che gli frutta qualche dollaro a seconda delle visite generate. In questo modo Google ha trasformato i blog in un nuovo canale di advertising, che intasca per la gran parte in qualità di fornitore del servizio. Il principale motore di ricerca non si è sforzato oltre misura ma un discreto aiuto alla diffusione dei blog lo ha dato. Iniziative più o meno simili sono state tentate anche da altri imprenditori.
Adesso si aspettano le mosse di Microsoft. Longhorn, la nuova versione di Windows attesa nel 2006, avrà funzionalità di blogging incorporate, con ogni probabilità da connettere a servizi di hosting forniti dalla stessa società. Non solo: si prevede sarà un blogging personale evoluto, con la possibilità di produrre blog privati e controllabili, con forte uso di comunicazione secondo modalità innovative, capaci persino di integrarsi con la posta elettronica e con il chat di Messenger. Se l’ipotesi sarà mantenuta il fenomeno dei blog potrebbe acquisire forza.