Blue Coat completa il tassello dell’offerta con il cloud

Strategie

I vertici di Blue Coat, Davide Carlesi e Marco Bonfà, rispettivamente Territory manager e Channel account manager Blue Coat Italia, Grecia, Cipro e Malta, spiegano il nuovo servizio erogato via Internet attraverso un programma di canale ad hoc

Blue Coat sbarca nel mondo cloud attraverso il servizio scalabile ed erogabile tramite internet: Blue Coat Cloud Service.

Questo – come afferma Davide Carlesi, Territory manager di Blue Coat Systems in Italy, Grecia, Malta e Cipro è l’ultimo tassello della strategia d’offerta che ha visto le appliance (proxy) le one optimization e, infine, il servizio cloud per le aziende che non vogliono adottare una tecnologia appliance nella propria struttura, per problemi di costi, come per esempio per le Pmi”, afferma Carlesi che annuncia la disponibilità sul mercato di questa soluzione per la fine del mese di marzo.

Il primo modulo di abbonamento per il servizio Blue Coat Cloud Service , il web security module, mette a disposizione la tecnologia di classe aziendale di Blue Coat a un gruppo più ampio di riorganizzazioni e fornisce protezione web completa e in tempo reale che può essere gestita e implementata da qualsiasi postazione.

Oltre al servizio WebPulse in the cloud, in futuro i nuovi servizi che saranno aggiunti al Blue Coat Cloud Service saranno disponibili senza la necessità di nuove apparecchiature o upgrade di software. Infine, il Cloud Service può essere implementato in modo trasparente in un’infrastruttura di sicurezza esistente. “Possiamo riportare in cloud tutto quello che già facciamo con la tecnologia appliance – spiega Carlesi – perché abbiamo policy specifiche”.

Ai fini della vendita di questo servizio in the cloud, Blue Coat ha implementato il nuovo Cloud Partner Program che prevede, per i partner, due diverse designazioni: Cloud-Ready e Managed Security Service Provider. Due diverse designazioni per vendere il servizio in the cloud. Nel primo caso, hanno spiegato i vertici della società, “si tratta di una designazione già sottoscritta dall’80% dei partner già presenti nel paniere Blue Coat ”, spiega Carlesi “e comunque uno step da affrontare anche per i nuovi partner che vogliano approcciarne la vendita”, incalza Marco Bonfà, channel account manager di Blue Coat per Italia, Grecia, Cipro e Malta.

Si tratta di fornire loro corsi di formazione su tecniche di vendita e sulla tecnologia del nuovo servizio, corsi necessari alla commercializzazione. La seconda designazione è avanzata e, per la prima volta nella storia Blue Coat, è permesso a questo tipo di partner di commercializzare il servizio Blue Coat Cloud Service come proprio, rebrandizzandolo con il loro marchio.

“Ai partner che vogliano aggiungere anche questo tipo di offerta – spiega Bonfà – daremo la possibilità di fare una sorta di rebranding del servizio. Il cliente che accederà al portale per beneficiare del servizio non vedrà il brand Blue Coat ma quello del service provider. Al momento non mi risultano altre aziende che offrano un servizio in modalità Software as  a service consentendo ai service provider di rebrandizzare gli stessi servizi”, spiega.

I service provider che approcceranno questa designazione potranno inserire offerte supplementari al servizio Blue Coat. “I managed security service provider avranno la possibilità di accedere a sezioni avanzate del portale rispetto ad altri partner e potranno, per esempio, vedere reporting avanzati e, con questi strumenti, potranno avere servizi aggiuntivi come per esempio costruire servizi aggiuntivi come, per esempio, fornire report mensili dettagliati su quelli che sono stati i malware individuati, oppure un report che raccolta i siti maggiormente visitati e questi servizi servono sia i service provider sia  i clienti per capire meglio come fare il tuning della navigazione web”, spiega Bonfà.

Blue Coat rassicura anche sui margini e le scontistiche garantendo uno stesso livello di scontistica tra la vendita di un servizio cloud e quello applicato alla vendita di un prodotto. Tuttavia, nell’ambito della catena distributiva, il distributore tradizionale dovrà ripensare al proprio ruolo nella catena distributiva, dato che, a pieno regime, i servizi in cloud viaggeranno secondo logiche commerciali differenti da quelle tradizionali.

Ci potrebbero essere modelli distributivi diversi grazie al cloud – spiega Bonfà – ma tutto dipende dal distributore che, se volesse, potrebbe diventare un service provider. Per il momento tra noi e la distribuzione non cambia il rapporto”.

Infine, Carlesi annuncia una novità per la seconda parte del 2011. “Oltre all’interfaccia del portale, ci sarà la possibilità, tramite le Api, di integrare il nostro provisioning con quello dei partner”, conclude Carlesi.

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