Borsa sì, Borsa no

Strategie

Nessuna conferma circa lo sbarco in Borsa, ma Digits, con il passaggio da Srl a Spa e il capitale sociale che aumenta da 78 mila a un milione di euro, che mette in cantiere nuove iniziative e una sede propria, potrebbe far gola a Piazza Affari

Dopo gli anni bui che hanno segnato il destino di molte aziende del comparto tecnologico, abbagliate dalla chimera della new economy, la fine del 2004 porta consiglio ad alcune aziende del settore le quali non nascondono di valutare lo sbarco in Borsa. Certo, non sarà un’operazione che avverrà nel breve periodo, per esempio, Tc Sistema ha anticipato che se mai dovesse iniziare a pensarci non lo farebbe prima del 2007, oppure Team- System, le cui azioni ordinarie sono state ammesse alla quotazione nel segmento Star gestito e organizzato da Borsa Italiana. Tuttavia, nel panorama italiano, stuzzica l’idea di poter pensare ad altre realtà che partano con armi e bagagli per bussare alle porte della Borsa. Smentita l’idea di andare in Piazza Affari da parte di Digits che, per voce dell’amministratore unico, Enzo Cutrignelli, tuona: “Non pensiamo assolutamente alla Borsa”. Le ultime informazioni che arrivano dalla realtà barese però, lasciano qualche dubbio a questa decisa risposta. In primis la trasformazione della propria forma giuridica da società a responsabilità limitata a società per azioni, e il non indifferente aumento di capitale sociale che passa da 78 mila a un milione di euro. “Le ragioni che hanno dettato questa scelta – spiega Cutrignelli in un comunicato – sono molteplici e tutte orientate a ottenere una crescita ancora maggiore e offrire al mercato un migliore e più rapido servizio”. Ma la domanda sorge spontanea: non bastava un semplice aumento di capitale senza la trasformazione della propria forma giuridica, per raggiungere questi risultati? Cutrignelli ha evidenziato a CRN come l’impatto verso fornitori, clienti e banche sia più forte da parte di una Spa rispetto a una Srl e “la forma giuridica, oltre a dare più lustro alla società stessa è anche sinonimo di garanzia. Il discorso della patrimonializzazione dell’azienda è legato anche all’attribuzione dei rating da parte delle banche per effetto dell’entrata in vigore di Basilea 2”. Fatto è che il piano di crescita aziendale prevede la costruzione, con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro di una nuova sede operativa a Bari di 3.600 metri quadrati di cui 800 destinati a nuovi uffici, aule corsi e sale meeting e, all’interno del cash & carry sarà allestita un’area demo, tutto il complesso sarà inaugurato il prossimo giugno 2005. Cutrignelli non risparmia qualche commento sia su un eventuale nuovo sbarco in Piazza Affari delle società legate al mondo dell’informatica, sia su quelle società che si sono quotate e sono scivolate. Cutrignelli ha usato una metafora paragonando quest’ultima situazione al volo di Icaro, precipitato per essersi avvicinato troppo al sole. “È stata una grande illusione e per conseguenza, le operazioni che si sono compiute sono state poco avvedute tanto da portare a una destabilizzazione. Credo che oggi i risparmiatori siano un po’ spaventati e per le società che intendessero riaffacciarsi al capitale di rischio non sia una passeggiata”, dice l’amministratore unico di Digits. Ma una speranza e un campanello d’allarme per le società che avessero intenzione di sbarcare arriva dall’Aifi, l’associazione italiana del private equity e del venture capital. “È bene e opportuno che le aziende hi-tech si riavvicinino alla Borsa”, afferma Anna Gervasoni, direttore generale Aifi. “Lo sboom degli anni scorsi non può che essere utile a ricordare che in Borsa si deve andare seriamente, con dei progetti di sviluppo, con trasparenza, e senza gonfiare i conti. Se si affronta il mercato con correttezza, questo risponde bene anche se per riguadagnare la fiducia dei risparmiatori ci vorrà tempo”, conclude Gervasoni. La conferma di un riavvicinamento alla borsa, tuttavia, arriva anche dai gestori. In particolare, Davide Scutti, gestore di Zenit Sgr, ha affermato che “ci sono realtà che stanno provando non solo a entrare nel mercato borsistico italiano, ma anche a quello di Londra. C’è un riavvicinamento, soprattutto degli investitori e degli istituzionali, c’è un po’ di precauzione e più attenzione da parte dei fondamentali. Ci troviamo di fronte a un mercato fatto sostanzialmente da small cap, dove, le dimensioni delle società non consentono di competere e occupano un business fondato su nicchie di mercato. A livello internazionale si sta assistendo a una concentrazione societaria e questo non fa bene al mercato italiano che ne risente generando poco flottante e scarsa liquidità”, conclude Scutti.

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