Brandz Top 100: Apple non molla la vetta ma Ibm segue a ruota e scavalca Google

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Secondo la classifica 2012 di Brandz top 100, rilasciata da Millward Brown, società del gruppo WPP, i primi tre marchi a maggior valore nel 2012 sono Apple, Ibm e Google. Apple è al primo posto ma la sorpresa è Ibm che ruba la seconda posizione a Google che scende al terzo posto

Apple, Ibm e Google sono i primi tre brand sul podio tra i marchi a maggior valore nel 2012. Se di Apple non ci si può stupire, dati gli annunci di prodotto e aziendali degli ultimi anni, che hanno centrato l’obiettivo, ci si stupisce della scalata (+15%) di Ibm, balzata al secondo posto della classifica 2012 di Brandz top 100, rilasciata da Millward Brown, società del gruppo WPP.

Lo scorso anno la classifica vedeva sempre il prima posizione Apple mentre in seconda Google che aveva avuto una discesa di valore di brand a doppia cifra.

Oggi, quello che colpisce è Ibm. Luca Belloni, Managing Director di Millward Brown Italia, spiega a ChannelBiz quali possono essere le motivazioni “La crescita di Ibm (+15% con un valore in dollari di 115.985 milioni, ndr) è legata a una scelta strategica fatta qualche anno fa quando ha deciso di cedere, in un momento storico delicato, la produzione di Pc, trasformandosi, di fatto da un’azienda hardware a una di servizi tecnologici”. E la scelta è stata positivamente salutata dal mercato.

Luca Belloni

Si potrebbe ribaltare questa stessa situazione, non finita poi nello stesso modo, con Hp. La società aveva annunciato la decisione di uscire dal mondo dei Pc e, dopo alcuni rumors, conferme e poi ritrattazioni, l’azienda ritornò sui suoi passi. Nella classifica stilata compare all’ottavo posto con un valore di brand per 22.898 milioni di dollari con un calo, rispetto al 2011 del 35% di valore.

Questioni di decisioni ferme e di investimenti seri sul marchio da parte del management, risponde Belloni. Su Apple, che cresce del 19% per un valore pari a 182.951 milioni di dollari (ancora primo in classifica), Belloni torna un po’ sui concetti di cui si discuteva lo scorso anno.

“Il vantaggio di Apple è quello di aver creato un’esperienza e una percezione emotiva che i consumatori hanno a livello di uso dei prodotti e in questo periodo, complici anche le vicessitudini giuridiche, si può notare come per il marchio Samsung stia rischiando, complice anche la recente sentenza che ha bloccato la vendita del galaxy Tab 10.1 negli Stati Uniti. Il mercato ha premiato le aziende che hanno saputo creare un’identità di marca e di immagine e di relazione e va al di là di un singolo prodotto, riescono a superare anche momenti di difficoltà o situazioni di criticità. Un altro esempio di incertezza e caduta di valore del brand è Nokia. In Italia il nome Nokia ha un valore percepito molto forte, ma ha perso il treno sugli smartphone, cadendo negli ultimi due anni, così come Rim”, spiega.

Apriamo il capitolo Facebook e Belloni precisa che il risultato di questa analisi è antecedente alla quotazione in Borsa della società. Più 74% è l’incremento di valore rispetto al 2011 attestandosi a 33.233 milioni di dollari. “Quello che è successo dopo la quotazione in Borsa (euforia il primo giorno, caduta i seguenti, con qualche momento di stabilizzazione ora, ndr) è sicuramente da non trascurare – afferma Belloni – la mia sensazione è sia una società penalizzata dalla contrazione dei mercati e dalla speculazione e penso che dovremmo darci più tempo per capire quanto la solidità del business la porteranno a un recupero in borsa”.

Google merita un capitolo a parte. Scende dalla seconda alla terza posizione con un -3% con un valore di brand pari a 107.857 milioni di dollari. Belloni sottolinea come la posizione sia ottima è un brand stabile che “va tenuto sotto controllo. Ha una rilevanza enorme sul consumatore e per i servizi ma è un po’ statico. Nel corso degli anni hanno fatto i giusti passi che hanno garantito loro una stabilità”.

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