Capgemini boccia le tradizionali catene del valore

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The Consumer Goods Forum (CGF) e Capgemini hanno pubblicato un report dal quale emerge che le catene del valore dovrebbero fare più rete attorno al consumatore che è cambiato, è più esigente. Serve inoltre più trasparenza e attenzione all’ultimo miglio sulla distribuzione

Le tradizionali catene del valore non sono più in grado di mantenere il passo dei tempi. Serve una profonda adozione di business model orientati al networking. L’intero settore del Largo Consumo dovrebbe ripensarsi come un sistema di reti attorno al consumatore offrendo una molteplicità di canali e interfacce trasversali. Infine tenere a mente che il consumatore è profondamente cambiato. Sono queste alcune delle considerazioni che emergono dal report che The Consumer Goods Forum (CGF) e Capgemini hanno pubblicato e che ha titolo: “Rethinking the Value Chain: New Realities in Collaborative Business”. Il report identifica i trend futuri del settore dei prodotti di consumo e del retail. Il report è stato presentato ad Amsterdam durante il CGF’s Board of Directors.retail, gdo, gds, negozi@shutterstock

Dal Consumer Goods Forum emerge che questa nuova prospettiva della catena del valore coinvolgerà le aziende di marca, il retail e nuovi “stakeholder”. L’intero settore del Largo Consumo non dovrebbe più pensare alla catena del valore come a un viaggio, dove i prodotti e le informazioni fluiscono in modo chiaro e sequenziale dal produttore, al distributore, al retailer ed, infine, al consumatore. Bensì dovrebbe pensare di riorganizzarsi come un insieme di reti intorno al consumatore, offrendo una molteplicità di canali ed interfacce trasversali a tutti i processi a valore aggiunto ed alle singole aziende (siano esse di marca o retail). Il ruolo del consumatore sta inoltre diventando sempre più forte, potendo effettuare scelte che hanno un impatto diretto sulla catena del valore, costringendo tutto il settore a dare risposte concrete, al contrario di quanto è accaduto finora.

Il report evidenzia tre priorità principali, sulle quali il settore potrebbe collaborare e che possono portare positivi ritorni rispetto all’investimento:

Coinvolgimento del consumatore (Engagement). Prendere parte a un vero dialogo con i consumatori, sostenendo la loro fiducia verso il nostro settore, che deve essere coerentemente responsabile dei loro dati, per aggiungere valore ai servizi forniti e per coinvolgerli efficacemente. Questo richiederà alle aziende di adottare chiari e comuni approcci al coinvolgimento dei consumatori.retail, gdo@shutterstock

Trasparenza. Tenere i consumatori informati sulla natura e la tracciabilità degli ingredienti, dei nutrienti e della provenienza dei prodotti – informando i clienti sui contenuti, la sicurezza, l’impatto sociale e ambientale dei prodotti e migliorando allo stesso tempo l’efficienza del settore. Ciò richiederà un cambio della collaborazione nella definizione dei dati dei prodotti a livello mondiale, nella loro qualità e condivisione, andando oltre la semplice tracciatura tecnica.

L’ultimo miglio della distribuzione. Bisogna riconsiderare l’idea che la distribuzione al punto vendita o al consumatore sia un’area dove le aziende agiscono indipendentemente, esplorando, invece, le opportunità di collaborazione per migliorare la velocità, l’efficienza e la soddisfazione del consumatore, riducendo l’impatto ambientale. Il nuovo modello dovrebbe prevedere una nuova forma di “network” partnership, per cogliere appieno queste opportunità, il settore avrà bisogno di investire in tecnologie flessibili, nell’interoperabilità dei nuovi processi ed in culture aziendali più aperte.

Peter Freedman, Managing Director of The Consumer Goods Forum, ha dichiarato: “Il Consumer Goods Forum è costantemente alla ricerca di modi per migliorare l’efficienza del business e per costruire la fiducia dei consumatori. Questo report sottolinea l’importanza dell’azione per cogliere entrambe le opportunità. Rafforza molti dei nostri programmi attuali, ma stimola tutti noi ad attuare le sue indicazioni con un approccio diverso alla collaborazione e con una maggiore urgenza”.

Massimo Ippoliti, Consumer Product and Retail Manager di Capgemini Italia, ha affermato: “Nel settore Consumer Product e Retail dobbiamo adottare tecnologie modulari, che offrano un approccio plug-and-play alle applicazioni aziendali ed ai servizi analitici basati sui Big Data – per accelerare il time to market e creare una cultura dell’innovazione. In Capgemini, vediamo la possibilità per le aziende del settore di muoversi verso una “supply chain” incentrata sul consumatore; questa può abilitare reti di aziende capaci di generare valore per il consumatore in modo coerente, con una maggiore presenza sui diversi canali, visibilità ed insights, portando rapidità e innovazione nel soddisfare le esigenze del consumatore digitale”.

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