Carli (VMware), la via per crescere con il cloud è aperta

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Maurizio Carli, Executive VP Worldwide Sales di VMware spiega la strategia VMware alla luce di un mercato, quello IT, che somiglia sempre di più a quello delle utilities. I partner devono riposizionarsi e restano cardine saldo della proposta VMware ancora di più dopo gli accordi con IBM e AWS

“Non c’è azienda o cliente che non abbia almeno l’idea di andare in cloud”, con queste parole Maurizio Carli, Executive VP Worldwide Sales di VMware, offre il primo segnale di un momento di trasformazione importante che stiamo vivendo, in occasione del nostro incontro a VMworld 2016 Europe e prosegue: “Per questo abbiamo pensato quale fosse la strategia per essere rilevanti nella dimensione del cloud computing, escludendo di voler entrare in una dimensione di business con investimenti iniziali elevati come quella di Amazon e abbiamo deciso di fare tesoro della nostra tecnologia fino a diventare punto di riferimento assoluto, soprattutto quando si parla di private cloud” .

Maurizio Carli -
Maurizio Carli – Executive VP Worldwide Sales di VMware

Due i pilastri strategici, secondo Carli: “Siamo in grado di offrire una soluzione cloud a qualsiasi tipologia di cliente, e consentire il deployment applicativo in ogni ambiente (anche Azure), grazie soprattutto a NSX e vRealize Automation. Il secondo pilastro è legato direttamente ai recenti annunci per cui con alcuni cloud provider abbiamo stipulato accordi di implementazione diretta dell’offerta VMware per il Software Defined Data Center. Questo è quanto accade con SoftLayer di IBM e AWS.

La differenza è che la soluzione IBM viene venduta da IBM, mentre la soluzione AWS viene venduta da VMware e poi VMware paga un fee ad Amazon. I clienti sembrano apprezzare, perché vedono aperta una strada per il futuro indipendente dalla strada di cloud computing che sceglieranno di intraprendere. Anche i partner mostrano soddisfazione, perché tanti di essi hanno deciso di non avere infrastruttura propria ma già di affidarsi ad Amazon e IBM e quindi vedono aprirsi nuove possibilità di business, senza pesanti investimenti diretti, ma con un portafoglio pronto di servizi aggiuntivi.

VMware on AWS
VMware on AWS

VMware conferma il proprio agnosticismo multi-platform, a partire da vSphere, e quindi la priorità resta quella di offrire ai clienti opportunità di scelta, anche con più soluzioni di cloud pubblico, senza nascondere che quando si parla di cloud pubblico, tra le scelte dei clienti, AWS sembra quasi sempre scelta irrinunciabile, tra le altre. Se SDDC as a service è su una piattaforma IBM o AWS non presenta comunque differenze caratterizzanti; così quando SDDC as a service è su una piattaforma AWS offrirà anche servizi AWS, farà lo stesso per IBM SoftLayer.

VMware e gli accordi public cloud, vantaggi per i partner

VMware è un’azienda per definizione partner friendly, spiega Carli, con 85/90 per cento di fatturato ottenuto grazie ai partner (in Europa e in Italia le percentuali salgono anche al 95 percento). Inizialmente, quando il mercato era di pura virtualizzazione, il partner era sostanzialmente un reseller, oppure un OEM (come HPE). Nel tempo le tipologie di partner si sono differenziate.

Così VMware oggi investe molto sui system integrator (come Accenture, Athos, la stessa IBM, anche in ambito locale), e indirizza anche il mondo dei service provider (SP), quindi aziende che offrono servizi on premise o tramite infrastruttura propria. Questa ultima tipologia di partner si evolve proprio tra quei SP che vogliono avere una propria infrastruttura e SP che non vogliono avere asset e stipulano accordi con Amazon o SoftLayer.

Cambia il peso della struttura di partner VMware, con gli OEM che restano rilevanti, ma i System Integrator che diventano sempre più importanti. Inoltre Vmware offre ai SP la possibilità di usare tecnologia VMware su infrastruttura propria e ora su AWS e IBM con lo stack VMware. Carli però è deciso su un punto: “I distributori in generale devono pensare come riposizionarsi, perché il consumo dell’IT avverrà in modo diverso. Ci muoviamo, con l’IT, verso un mercato che somiglia sempre di più a quello delle utilities”.

Questo perché la Digital Transformation è sostanzialmente evoluzione software, che costituisce un elemento centrale, tanto più negli ambiti Iot e in quello dell’intelligenza artificiale. E mentre alcune società sono riuscite a creare quello che è un private cloud in un modello unico non trasferibile in altre realtà (Facebook, Air B&B), il merito di VMware è quello di essere riuscita a farlo a livello industriale con un modello portabile da un cliente all’altro. Assisteremo comunque alla crescita continua del public cloud, senza la possibilità però di dissoluzione del private cloud.

Carli spiega inoltre come non cambierà VMware nell’era Dell Technologies: “L’indipendenza di VMware è funzionale proprio ad operare in un ecosistema di partner virtuoso, come quello attuale. Prima VMware apparteneva per l’80 percento a EMC e il 20 era flottante in borsa; con l’acquisizione di Dell, il 30 percento fa ora riferimento a Dell Technologies mentre Dell mantiene il 90 percento dei diritti di voto”. L’acquisizione di EMC, da parte di Dell, va letta nell’ottica di generare un unico attore in grado di offrire server, storage, e in economia di scala il software per il cloud. Per ora vale sette miliardi di dollari di fatturato, per 8 miliardi e mezzo di cassa, e secondo Carli non è lontano l’obiettivo dei 10 miliardi di dollari.

Una grande azienda che non teme per questo la perdita di agilità, e Carli non ha dubbi: “VMware resta una società giovane, ha circa 17anni, i processi decisionali sono velocissimi, il go-to market è verticale in un unico passaggio, l’appartenenza a Dell Technologies è un’opportunità grazie alla forza vendita di oltre 25mila rappresentanti”. Questa agilità servirà per sostenere le sfide in ambito DevOps e sulle nuove tecnologie. Già oggi l’azienda è in grado di far convivere VMware e Openstack (con vIO, tramite API) mentre un altro progetto importante è Photon OS con una versione vSphere senza over-head su cui generare una soluzione a container.

Chiude Carli: “Questi sono tempi davvero affascinanti, viviamo un’accelerazione incredibile con la tecnologia che ci sta traghettando verso progetti solo fino a pochi anni fa impensabili, dobbiamo attenderci grandi cose soprattutto in ambito Iot che (ovviamente) non può fare a meno del nostro cloud”.

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