Ciena: infrastrutture da adeguare altrimenti si rischia il collasso

Strategie

Umberto Bertelli, Managing Director per l’area del Meditarraneo di Ciena, sottolinea le esigenze del mercato italiano in fatto di reti e diffusione della banda larga. Gli esperti fissano per il 2013 l’annus horribilis se gli operatori non adegueranno le infrastrutture

L’aumento vertiginoso dell’utilizzo dei tablet, chiavette e smartphone porterà al collasso delle infrastutture con il risultato che le linee possono saltare, saturarsi, risultare inaccessibili: gli esperti fissano per il 2013 l’annus horribilis se gli operatori non adegueranno conseguentemente le proprie infrastrutture”. Così spiega Umberto Bertelli, Managing Director per l’aera del Meditarraneo di Ciena, parlando delle difficoltà a cui andrà incontro il nostro Paese se non si attrezzerà adeguatamente.

Il decennio appena iniziato porterà una serie di cambiamenti a livello tecnologico, è necessario accelerare il processo di ottimizzazione e pianificazione dell’evoluzione delle reti fisse e mobili. Una risposta a questa esigenza è data – secondo Bertelli – dal passaggio a una Ngn intelligente su fibra di tipo Converged Optical Ethernet che rende il traffico molto più veloce”.

In un contesto competitivo, i Service Provider e le Enterprise devono affrontare sfide di business che necessariamente conducono a massimizzare il valore dei propri asset di rete. Bertelli ne distingue alcune.  “La richiesta sempre maggiore di banda, l’accesso al core, causa infatti una crescita maggiore dei costi rispetto ai profitti che deve condurre al miglioramento del modello degli investimenti per eliminare i colli di bottiglia e soddisfare l’incalzante domanda di servizi di nuova generazione. Il passaggio dalle reti mobili di seconda/terza generazione alle nuove tecnologie LTE/4G e l’’evoluzione verso il cloud computing e la dipendenza dai servizi di telecomunicazione mission critical. Grazie all’acquisizione della divisione di Nortel MEN – continua Bertelli – la R&D di Ciena sta guidando la convergenza dei servizi e delle reti ottiche a pacchetto”.

Di recente l’Italia non ha certo brillato per le risposte che il governo ha dato sulla banda larga. Sebbene ora pare esserci uno spiraglio per la liberalizzazione del Wifi. “Da soli non si va da nessuna parte – spiega – bisogna fare sistema e per questo è determinante il gioco di squadra tra governo, operatori, vendor e il settore tutto. E’ essenziale dare più impulso alla collaborazione pubblico-privato (si veda le Universita’), reintrodurre gli incentivi alle aziende che innovano e puntare sulla semplificazione degli investimenti infrastrutturali. La saturazione delle reti, per cui anche l’Authority delle Comunicazioni ha lanciato un allarme nei giorni scorsi, dovrebbe essere un problema di tutti, non solo di alcuni e lo sviluppo della banda larga deve diventare una priorità nell’agenda della politica industriale del governo.
Oltre alla futura società delle reti opportunamente regolamentata, ben vengano quindi anche iniziative quali l’asta pubblica delle frequenze destinate alla televisione e non utilizzate piuttosto che il refarming ossia la possibilità di usare le frequenze destinate al Gsm”,
conclude.

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