Cisco Internet of Everything, fare ecosistema porta business ai partner, a partire dalle app

Strategie

Cisco legge il bisogno di connettività intelligente, ditribuzione di risorse, ma anche di servizi e di applicazioni per l’Internet delle Cose. Qui entra in gioco il ruolo dei partner in un modello virtuoso a cascata per migliorare anche i servizi ai cittadini

“Per un ingegnere questo è un periodo di cambiamento che vale una vita” la pensa così Flavio Bonomi, head Advanced Architecture and Research di Cisco, quando parla di Internet delle cose che in casa Cisco si rilegge Internet of Everything, con cui si vuole indicare l’esigenza di allargare la lettura di Internet delle cose a tutte le componenti dei processi quindi anche ai dati sulla rete, agli oggetti – in dialogo tra loro, su protocollo IP – e alle persone che scambiano informazioni, sia tra loro sia con questi oggetti. Bonomi non si riferisce solo ai cambiamenti tecnologici in atto, ma anche alle opportunità per le aziende, per i cittadini quando potranno apprezzarli, e per i partner Cisco, che si possono trovare da subito di fronte a nuove sfide, ma anche a grandi opportunità. Lo scambio di dati tra dispositivi, oltre a generare nuovi servizi, ha già messo in moto tutta una serie di problematiche, legate alla sicurezza, che per esempio  avranno impatto sul modo di gestire i processi, da subito.

La connettività è destinata quindi non solo a portare più possibilità di comunicazione tra le persone, ma a efficientare anche i processi di interazione tra le persone e le cose, aggiungendo occasioni di business anche nei processi distributivi e nei rapporti con i clienti. Non a caso il primo esempio citato da Bonomi è molto concreto e riguarda le esigenze di una casa vinicola come la valtellinese Negri di seguire il percorso del grappolo dalla vite all’imbottigliamento, ma Bonomi allarga subito lo sguardo ad altri esempi che toccano tutte le industries.

Flavio Bonomi Cisco
Flavio Bonomi, head Advanced Architecture and Research di Cisco

Si entra quindi nell’era dell’industrializzazione di Internet, che vale 14,4 trilioni di dollari nei prossimi vent’anni. Nel 2013 il Value Index di Internet of Everything (IoE) è di 1,2 trillioni di dollari, di cui circa la metà già messi a valore, in parte ancora in campo, non tanto perché le tecnologie non siano mature, piuttosto perché non lo sono le infrastrutture e anche un po’ le mentalità. Ci sono clienti Cisco, per esempio Chevron, letteralmente affamati di soluzioni per l’estrazione di dati, che dispongono purtroppo solo di infrastrutture di base. I dati invece hanno bisogno di essere raccolti dagli oggetti e di essere portati ai data center nel modo più veloce ed efficiente possibile.

Il futuro richiede quindi distribuzione di intelligenza all’interno della rete, dai punti di generazione del dato a dove verrà elaborato con un significativo efficientamento nei tempi di reazione agli errori, per esempio. Il complemento del cloud per Bonomi è per questo il “Fog Computing”. Nella gerarchia il fog computing sta a un livello più basso del cloud computing, è possibilità di controllare i sistemi di reti, è poter fare networking in maniera distribuita, è intelligenza.

Dopo la connettività serve quindi intelligenza, ditribuzione di risorse, ma anche di servizi e di applicazioni distribuite. Qui entra in gioco il ruolo dei partner, la componente più vicina alle aziende, che può dare loro la possibilità di fare nuovo business, in un modello virtuoso a cascata che attraverso anche la collaborazione con la Pa, si riverberà in servizi concreti per tutti.

IoE per i Retailers
I vantaggi di Internet of Everything e degli Analytics nel comparto retail

 

Bonomi spera che nel prossimo futuro non si parli solo di app per i device ma di app per l’Internet delle Cose e fa un esempio illuminante, proprio citando la necessità di un ecosistema di partner: “Ci sono aziende che collaborano con Cisco che hanno studiato un sistema a sensori per verificare la disponibilità, su una determinata striscia di asfalto, di spazio per il parcheggio. L’informazione di questa disponibilità è raccolta da ripetitori che mandano le info ai sistemi ‘fog computing’ dove l’informazione viene subito processata – perché non serve che questa info arrivi fino al cloud – il cliente tramite il proprio smartphone e una app visualizza la mappa prenotabile dei parcheggi disponibili”.

Le tecnologie ci sono già, a livello di networking, di possibilità di distribuzione dei contenuti e della loro lettura, è più difficile invece trovare maturità recettiva nel leggere le potenzialità intrinseche, eppure è proprio questo un momento in cui scommettendo sulla ‘trasformazione’ si arriva a proporre occasioni di business interessanti. La comunicazione tra gli oggetti via IP entra nella manifattura, nei trasporti, nel campo della salute. Fra i vari settori, i servizi (con 158,8 miliardi di dollari) e il manifatturiero (con 103,1 miliardi di dollari) sono quelli in cui ci si attende di ricavare il maggior valore dall’IoE nel 2013 e complessivamente i driver principali del valore generato dalla IoE nel 2013 sono miglioramenti nelle singole aree valutabili (come in tabella appena qui di seguito), secondo lo studio IoE Value Index realizzato da Cisco Systems. Una bella scommessa.

 

Area

Miliardi di dollari

Supply Chain

158,7

Customer Experience

145,2

Innovazione

110,5

Utilizzo degli asset

109,7

Produttività dei dipendenti

89,3

 

 

 

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