Confcommercio: paese ancora in salita, le tasse ammazzano la ripresa

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Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha aperto i lavori del convegno “Tasse…Le cambiamo?” Come ridurre la pressione fiscale e far emergere l’economia sommersa che si è tenuto a Roma e ha sottololineato che nel primo semestre di quest’anno hanno chiuso i battenti più di 240mila imprese. Serve anche scongiurare l’aumento dell’Iva

Confcommercio lancia l’allarme sulla tassazione al top in Italia, che si attesta al 54%, quest’anno, secondo i dati del rapporto sull’economia sommersa stilato da Confcommercio, la pressione fiscale apparente, secondo calcoli prudenziali che non includono aumenti Iva, è invece al 44,6% del Pil nel 2013.

Nello studio, Confcommercio fa notare che nel periodo 2012-2013 l’economia sommersa in Italia è stata pari al 17,4% del Pil: 272 miliardi di imponibile che ogni anno vengono sottratti al fisco. E’ quanto riporta TgCom. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha aperto i lavori del convegno “Tasse…Le cambiamo?” Come ridurre la pressione fiscale e far emergere l’economia sommersa che si è tenuto a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. “La stagione difficilissima, che tutti speravamo si esaurisse nell’anno in corso – ha detto Sangalli – purtroppo prosegue. Nel primo semestre di quest’anno hanno chiuso i battenti più di 240mila imprese, di cui oltre la metà appartenenti ai servizi di mercato. Questo ci porta, purtroppo, a stimare per i servizi un saldo negativo a fine anno di oltre 80mila imprese, peggio dello scorso anno. Per i consumi, che sono tornati ai livelli del 2000, prevediamo per quest’anno un’ulteriore contrazione intorno al 3%; si fa ancora più profondo il divario tra Nord e Sud; si sta depauperando irreversibilmente il tessuto produttivo del nostro Paese”tassazione, tasse, confcommercio@shutterstock

I segnali di ripresa – ha aggiunto il presidente Sangalli – sono troppo deboli e incerti per indurre all’ottimismo. Infatti l’Italia è più povera e sempre meno fiduciosa nel futuro, un’Italia in cui imprese e famiglie sono stremate”.

Sangalli ha poi ricordato che “dobbiamo constatare che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza economica e sociale che ha superato il livello di guardia con oltre 4 milioni e 800mila persone in condizione di povertà assoluta nel 2012. E se non si rimette in moto la domanda interna, l’Italia produttiva non riparte e i “conti” non tornano: neppure sul versante della finanza pubblica”. “Nell’immediato quindi – ha sottolineato il presidente di Confcommercio – va innanzitutto scongiurato l’ulteriore aumento dell’Iva. E interpretiamo l’eventuale e ulteriore slittamento al prossimo 31 dicembre anche alla luce di una necessaria riflessione da parte del Governo per trovare le coperture necessarie per la definitiva cancellazione. Non vediamo, infatti, alternative a questa decisione perché l’aumento sarebbe un’ulteriore mazzata per famiglie ed imprese e costituirebbe un colpo mortale per la domanda interna per consumi e investimenti che, ricordo, rappresenta l’80% del Pil. E voglio anche escludere che le risorse per cancellare l’aumento dell’aliquota dal 21% al 22% vengano trovate con una rimodulazione delle aliquote Iva ridotte perché questo sarebbe, comunque, un aumento netto di imposizione e andrebbe, in ogni caso, a penalizzare le fasce più deboli e gli incapienti.

Secondo quanto riporta TgCom, l’Italia è uno dei paesi in cui la pressione fiscale è cresciuta di più nel periodo 2000-2013, quindi anche durante la crisi: l’incremento è stato del 2,7% (dal 41,9% al 44,6%). Per quanto riguarda la pressione fiscale effettiva, nella classifica che emerge dalle elaborazioni dell’ufficio studi di Confcommercio, dopo l’Italia al 54%, c’è la Danimarca al 51,1%, la Francia al 50,3%, il Belgio al 49,3%, l’Austria al 46,8%, la Svezia al 46,7%, la Norvegia al 42,3%, l’Olanda al 40,8%, il Regno Unito al 40,4%, la Spagna al 36,7%, l’Australia al 34,8%, il Canada al 31,9%, l’Irlanda al 28,4%, gli Stati Uniti al 27,9%, in coda il Messico al 26,2%. La Germania, paese da cui spesso si prende esempio, viene sottolineato, non figura nella classifica sul sommerso e sulla pressione fiscale effettiva perché non fornisce i dati sul sommerso economico.

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