Cuzari (Ict Trade 2015): Digital disruption nel mondo Ict? Conto di trovarlo

Strategie
Maurizio Cuzari

Maurizio Cuzari, Ad Sirmi, spiega le novità dell’Ict Trade 2015 che si terrà al Crowne Plaza di San Donato Milanese (Mi) dal 10 all’11 giugno 2015. Più spazio ai dibattiti non autoreferenziati e un occhio al digital disruptor anche nel mondo Ict. Confermati gli Ict Club

Più attenzione all’Ict che alla politica. Per quest’anno Ict Trade 2015 farà a meno dei politici in sala. Così Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi e da poco vice presidente esecutivo di NetConsulting Cube, riassume in una battuta il suo ‘credo’ per questa nuova edizione di Ict Trade che, come due anni fa, torna a Milano e precisamente a San Donato Milanese (Mi) al Crowne Plaza dal 10 all’11 giugno 2015.

Cuzari non perde occasione per ricordare il ruolo fondamentale sia dell’Ict sia delle aziende che fanno l’Ict e che vi investono nel panorama economico attuale. Un ritorno a Milano, capoluogo lombardo, perché proprio in Lombardia nasce l’innovazione digitale e dove il 35% dello spending nazionale di informatica è racchiuso proprio in questa regione. In ogni caso, quest’anno, Cuzari mette al bando l’autoreferenzialità e apre al digital disruptor come parole d’ordine al tema del convegno di apertura.

Maurizio Cuzari
Maurizio Cuzari

Cuzari mette in parallelo diversi settori economici tradizionali come le librerie, i giornali, il turismo, la biglietteria aerea, e di come questi settori tradizionali ‘abbiamo imparato’ dai digital disruptor,  capaci di offrire servizi affidabili e trasparenti sempre più richiesti dai clienti, tutti basati su un modello di business snello e leggero anche dal punto di vista delle risorse impegnate. Emulando questo modello – ossia sfruttando le capacità dei social media e dei dispositivi mobili, il cloud computing, le tecnologie SaaS (Software-as-a-Service) e le tecniche avanzate di analisi che consentono di utilizzare proficuamente i Big Data – le aziende tradizionali potrebbero incrementare le interazioni con i clienti riducendone i costi. Attirando nuovi segmenti di clienti, le aziende potrebbero inoltre sviluppare le fonti aggiuntive di reddito di cui hanno disperatamente bisogno.

Allora, Cuzari si domanda perché non sarebbe possibile che ci sia un digital disruption nel mondo dell’Ict. E proverà a cercare una risposta durante la due giorni milanese, intervistando Alessandro La Volpe, responsabile delle alleanze verso i digital disruptor a livello europeo e Maurizio Ragusa, responsabile della nuova divisione cloud di Ibm, società che sta investendo molto nel nuovo datacenter di Softlayer:mi domando: non sarà che l’uno abilita e l’altro è proprio un digital disruption?”. Dopo aver detto basta all’autoreferenzialità, aver aperto la porta a questo nuovo modello di concepire il business, digital disruption, Cuzari non si stanca mai di ripetere un motto che non può che far bene al nostro sistema incancrenito: “o investi o sei morto”, ribadisce ancora l’Ad a tutti gli attori della catena It.

Durante la prima giornata, in parallelo con il tradizionale convegno saranno attivi gli spazi salotto dell’Ict Trade, presidiati da vendor e distributori sponsor dell’evento. Dal giorno successivo saranno aperti i tavoli di lavoro ai quali, insieme ai Cio e ai responsabili Ict di aziende clienti, parteciperanno altri attori ad hoc. Tra i temi che saranno trattati quest’anno sono otto e sono: analytics e big data; In viaggio verso il cloud infrastrutturale; cloud applicativo; Eim e dematerializzazione; smart environment e IoT; mobility; sicurezza e privacy; Crm e marketing del futuro. Confermati gli Ict Club, dunque, piaciuti come novità del 2014.

Ancora tanto cloud nell’aria e ancora qualche settore di mercato e azienda che non ha ancora ben capito di cosa si tratti o di come possa sfruttarlo per rendere più performante il proprio rendiconto. Cuzari, a questo proposito dà qualche numero a riguardo. “Il cloud sta cambiando l’assetto complessivo: nel 2014 è arrivato a toccare il miliardo con una crescita del 20% e non è scontato che il cloud vada a erodere il business tradizionale”.

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