Demandware: nel 2016 ecommerce in salsa adolescenziale e ritorno del Push Marketing

Retail
0 0 Non ci sono commenti

Secondo i risultati del Retail Shopping Index di Demandware, il 2016 è l’anno del commercio unificato, della Generazione Z che guiderà l’ecommerce e il data-driven decision marketing alimenterà la personalizzazione

Nel 2016 bye bye all’omnicanalità, al suo posto si parlerà di commercio unificato, la Generazione Z guiderà l’eCommerce e il data-driven decision marketing alimenterà la personalizzazione.  Nel 2015 il mobile ha trainato l’ecommerce: nei 12 mesi la quota degli ordini  da smartphone è cresciuta del 41%. Sono questi gli ultimi risultati del Retail Shopping Index di Demandware, fornitore globale del settore di soluzioni cloud commerce per le imprese. Analizzando i dati di oltre 400 milioni di clienti che transitano sui 1300 siti di ecommerce che si servono della sua piattaforma cloud, si è visto che, complici gli acquisti natalizi, dicembre è stato il mese con una maggiore quota di ordini pari al 13,6%: le visite da smartphone hanno raggiunto una quota del 45%, gli ordini tramite smartphone hanno conquistato una percentuale del 24%, mentre il tasso di sconto medio si è attestato al 16%. Nel 2015 lo smartphone è diventato lo strumento preferito dagli utenti che acquistano online e in termini numerici ha superato anche il tablet: da gennaio 2015 a dicembre 2015 la quota degli ordini da smartphone ha registrato una crescita pari al 41%, passando dal 17% al 24%.262de28d-3efa-46dc-8834-677b43abecc7__O

Secondo Demandware nel 2016 assisteremo ad una ulteriore predominanza degli smartphone e del mobile: l’implementazione di sistemi Pos, beacon e la tecnologia contactless dei retailer cambierà completamente il metodo di pagamento che si sposterà sempre più su dispositivi mobili. Il ridotto rischio di frode e la propensione dei retailer nell’investire in tecnologia mobile, cambieranno il sistema dei pagamenti il cui futuro è rappresentato dallo smartphone.

Nel 2016 il termine omni-canalità diventerà quasi obsoleto e fuori moda. Il numero di acquirenti che comprano prodotti da più canali su più dispositivi supererà quello di chi acquista su un unico canale. L’omni-canalità sarà sostituita da un termine più adatto: commercio unificato. Il termine si riferisce ad una singola piattaforma di commercio che offre ai rivenditori una visione unificata dei clienti e del magazzino attraverso tutti i canali.

“Il commercio unificato è già realtà, aiutando i retailer a raggiungere in maniera efficace i clienti connessi. Stando alla ricerca del National Retail Federation (NRF) ed Ecommerce Europe, l’86% dei retailer intervistati prevede di implementare nei prossimi 10 anni una piattaforma di commercio unificata per vendere in maniera più efficace ai consumatori connessi”, commenta Maurizio Capobianco, Sales Director di Demandware Italia.I consumatori vogliono una interazione veloce, personalizzata e fluida con i retailer, ancora oggi ostacolati da tecnologie complesse. La soluzione è una piattaforma di commercio unificata che migliori il margine, il valore del brand, e il suo fatturato”.

Maurizio Capobianco, Sales Director di Demandware Italia
Maurizio Capobianco, Sales Director di Demandware Italia

Grazie soprattutto all’integrazione tra eCommerce e social media, in Nord America la generazione Z, i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni, rappresenterà la quota più importante dell’eCommerce. La semplicità dei sistemi di pagamento come il Touch ID, il lettore di impronte digitali presente sui dispositivi mobili, consentirà agli adolescenti l’accesso al conto dei genitori, eliminando la necessità di avere una propria carta di credito fisica.

Secondo il recente sondaggio condotto da Demandware su un campione di 7000 di età compresa tra i 18 e i 34 anni (i Millennials o Generazione Y) invece, il 77% dei Millennials completa il proprio acquisto dopo aver visto un prodotto che qualcun altro ha preferito o condiviso online. In totale, il 59% degli intervistati agisce sui suggerimenti di Facebook e il 41% su quelli di YouTube; seguono gli altri social network, con Instagram al 25%, Pinterest al 14%, Snapchat al 12%, WhatsApp al 20%, Twitter al 29% e Google+ al 15%.

Il 2016 sarà l’anno in cui la maggior parte dei retailer si sposterà da decisioni basate sulle intuizioni a quelle fondate su analisi dei dati, un trend che porterà a una forte carenza di talenti di “data expert”, già di per sé scarsi. I grandi nomi del retail sanno che i big data possono supportare fortemente il business, ad approcciare meglio il mercato e approfondire il rapporto con i clienti, pertanto si comporteranno in modo da favorire queste azioni.fda96e0c-b751-4770-9a9b-dfa21e5ee8a2__O

Il 2016 sarà anche l’anno del ritorno del Push Marketing. I rivenditori cercheranno di rimuovere possibili elementi di attrito nel processo di acquisto e abilitare i clienti all’acquisto non solo nel negozio fisico e online, ma anche nel momento stesso dell’interazione. Allo stesso tempo, nel 2016 la tradizionale divisione tra marketing e commercio verrà meno per molti dei principali retailer. Il loro successo dipenderà nella capacità di portare i clienti ad acquistare il prodotto o l’offerta perfetta, applicando un insieme di abilità che uniscono la conoscenza approfondita del singolo cliente a una ricca offerta di contenuti.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore