Dopo Apple, anche Google, finita nel mirino del fisco, è pronta a patteggiare?

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Dopo Apple, anche Google potrebbe chiudere il contenzioso con il fisco italiano. Ma nel mirino ci sono altri colossi dell’It e, sul caso Apple, resta in piedi il procedimento penale parallelo a carico di tre manager

Dopo Apple, cha ha trovato un accordo con il fisco italiano per mettere una pietra sopra il debito tributario che la società di Cupertino aveva con l’Agenzia delle entrate italiane, anche Google sembra essere entrato nel mirino e c’è chi dice che sia aperto un fascicolo su altre società It. Secondo quanto ha riportato il quotidiano Repubblica e ripreso da molte agenzie di stampa, tra cui askanews, “Google potrebbe raggiungere un accordo fiscale in Italia e restituire all’erario circa 150 milioni di euro”. tassazione, tasse, confcommercio@shutterstock

Due giorni fa Apple ha pagato 318 milioni di euro all’Agenzia delle entrate per chiudere un contenzioso sull’Ires evasa per 880 milioni. Nel mirino del dipartimento sui reati finanziari della Procura di Milano, infatti, “adesso finiscono altri colossi dell’informatica. A cominciare da Google e da un’altra inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e affidata questa volta al pubblico ministero Isidoro Palma”.
“A meno di colpi di scena dell’ultima ora – secondo il quotidiano – la lunga partita che si sta giocando da quasi un anno tra le due parti potrebbe concludersi entro la fine di gennaio, con un ‘bottino’ finale che si aggirerebbe, in caso di accordo, intorno ai 150 milioni. Nessuna delle parti, al momento, intende anticipare il buon esito della trattativa”.detrazioni
A differenza di Apple, “che ha accettato in toto le cifre emerse dai verbali redatti dalle Entrate, con Google le parti sarebbero ancora distanti sulla somma finale da versare, comunque molto diverse da quanto sborsato due giorni fa dalla società fondata da Steve Jobs“. Anche in questo caso, aggiunge Repubblica, “i pm milanesi contestano alla filiale italiana del motore di ricerca californiano di essersi appoggiati su una società estera per pagare meno tasse in Italia. L’importo globale, su cui i manager sono accusati di aver evaso le imposte, in questo caso sale a un miliardo di euro totale”.

L’intesa raggiunta con Apple, quindi, secondo Rainews.it, “potrebbe portare a uno sblocco degli altri fronti aperti, che riguardano attività di giganti come Amazon, Google e Western Digital, finite sotto la lente d’ingrandimento del pool Criminalità economica della Procura di Milano, coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, competente in quanto le filiali italiane di numerose multinazionali hanno sede legale nel capoluogo lombardo. Secondo quanto è emerso dall’inchiesta, coordinata dal pm Adriano Scudieri, i profitti realizzati in Italia da Apple sarebbero stati contabilizzati dalla società che ha sede in Irlanda, dove la pressione fiscale è più favorevole, con un mancato versamento dell’Ires per un totale di circa 879 milioni di euro in 5 anni, dal 2008 al 2013. Oltre al pagamento di 318 milioni di euro, l’accordo tra l’Agenzia delle Entrate e il colosso di Cupertino prevede una procedura di ruling internazionale valida per i prossimi 5 anni che determinerà la percentuale delle imposte da versare in Italia e in Irlanda. Nonostante sia stato risolto il contenzioso tributario, resta in piedi il procedimento penale parallelo a carico di tre manager – l’ad di Apple Italia, Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio, e il manager della irlandese Apple Sales International, Michael Thomas O’Sullivan accusati di omessa dichiarazione. E proseguono gli accertamenti su altre multinazionali del settore della web economy. Sulle attività del gigante dell’e-commerce Amazon è stato aperto un fascicolo d’inchiesta, al momento a carico di ignoti e senza ipotesi di reato”, scrive Rainews.

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