Mercato

Banking Summit 2016: il modello di business delle banche deve cambiare

Alcuni momenti del Banking Summit 2016 di TIG (The Innovation Group)
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Gregorio De Felice, chief economist di Intesa SanPaolo, intervenuto all’ultima edizione del Banking Summit 2016 organizzato a Milano da The Innovation Group, spiega le evoluzioni dei prossimi anni nel settore bancario

Il processo di delocalizzazione delle imprese verso l’estero si è un po’ ridotto, scenari di tassi negativi e un mercato che trascura il fatto che tra cinque o sei anni il mondo bancario sarà tutto diverso da quello che vediamo ora.  Queste sono solo alcune delle considerazioni che sono emerse dall’intervento di Gregorio De Felice, chief economist di Intesa SanPaolo, intervenuto all’ultima edizione del Banking Summit 2016 organizzato a Milano da The Innovation Group. De Felice ha fatto un quadro a 360 gradi su come sta andando il sistema del credito nel nostro paese e come i mercati dovranno e potranno reagire. “Abbiamo prospettive di crescita moderata per 2016 e 2017”, ha detto De Felice in una nota. “A livello internazionale si sta arrestando la crescita per delocalizzazione, prevale un protezionismo che frena il commercio e in Italia si vede molta fatica nel ridurre la tassazione come dovremmo, per cui il clima economico rimane incerto e frena le imprese: la variabile degli investimenti è la più debole”. In altre parole, deve cambiare il modello di business delle banche con la consapevolezza che già ora le cose sono cambiate. Posto che ora gli istituti di credito devono ragionare secondo la logica del “low interest rates forever or at a least for longer” e che il modello dell’intermediazione tradizionale è outdated, le banche si trovano a dover far i conti con il fatto che la raccolta sotto forma di deposito non genera più redditività perché il mark down è negativo e l’attività di prestito ha una redditività compressa dal basso livello dei tassi, dal costo del capitale e dal rischio di credito.

Alcuni momenti del Banking Summit 2016 a Milano
Alcuni momenti del Banking Summit 2016 a Milano

Le banche e l’andamento dei tassi

La trasformazione delle scadenze tra raccolta a breve e impieghi a medio lungo termine è meno redditizia a causa dell’appiattimento delle curve. Ciò che De Felice sottolinea è che i tassi di interesse saranno negativi fino al 2020 o 2022, andando quindi verso una nuova normalizzazione che da un lato favoriscono le famiglie dall’altro sfavoriscono un sistema imprenditoriale, bancario e politico economico visto dal punto di vista macroeconomico. “Oggi assistiamo ai primi segnali di miglioramento – continua De Felice -: in pratica abbiamo recuperato il 2% su un 11% perso ma la variabile che preoccupa, in Italia, è la spesa per investimenti. Se da un lato, la spesa delle famiglie è il principale motore di ripresa, le imprese si sono dimostrate riluttanti a investire nel primo anno della ripresa. Le favorevoli condizioni del credito, il clima di fiducia e gli incentivi fiscali dovrebbero agevolare una ripresa dell’attività di investimento nel 2017″. Secondo De Felice, i prestiti alle imprese però deludono. Nel breve termine sono in calo del 6% considerando luglio 2016 su luglio 2015 e rallenta la crescita del medio termine.

Le banche e il digitale

Dietro questo quadro, il panel di relatori si è confrontato su come si stanno trasformando le banche italiane con l’avvento del digitale. Roberto Ferrari, direttore generale di CheBanca!, ha sottolineato come il banking sia molto più regolamentato e quindi complicato rispetto all’industria. “In Italia abbiamo un problema di lenta digitalizzazione ed è una lentezza che ci fa paragonare alla Polonia di quattro anni fa o alla Scandinavia di nove anni fa. Managerialmente siamo meno pronti – dice- pagheremo lo scotto perché ci sono banche internazionali che si sono mosse prima. Oggi CheBanca! Si sta allargando il percorso sulla multicanalità e sulla digitalizzazione, dato che la banca è nata nel 2008 con quell’obiettivo, e continuiamo su questo filone”. Proprio sul filone digitale e banking, si inserisce il capitolo Fintech dove per Ferrari le banche diventeranno tutte Fintech. “Dopo blocchi totali e immobilità di gruppo delle banche, ora ci sono modelli nuovi e diversi e ce ne saranno sempre di più perché il digitale abbatte le barriere  e ci saranno anche soluzioni miste “.

Fintech…

Angelo D’Alessandro, founder di buddybank sostiene invece che Fintech non spaventerà le grandi banche in quanto in Italia il fenomeno è ancora molto debole e senza l’appoggio di una banca tradizionale la Fintech non vale nulla. buddybank è una realtà nata dalla costola di Unicredit, è una realtà che ‘gira solo’ su iPhone vuole un milione di clienti in 5 anni ma fa sapere che buddybank vuole essere la banca per ‘il vivere quotidiano’ infatti per le transazioni che di grandi importi ci si deve rivolgere sempre a Unicredit. La parola alle Fintech nel mondo banking. Satispay, Borsadelcredito.it e Moneyfarm, hanno detto la loro sottolineando come molte banche attualmente siano ferme e non riescono a operare fuori dalle loro mura, tanto che Ivan Pellegrini, group ceo di Borsadelcredito.it auspica che in molti di questi istituti entrino le startup oppure come sottolinea Simona Macellari, associate partner The Innovation Group afferma fa un paragone. “Goldman Sachs ha oggi il 30% del suo personale fatto di sviluppatori; la stessa percentuale che ha un’azienda come Facebook e questo fa capire la reazione che istituti di credito come questi stanno reagendo alle Fintech”.Banche e Fintech – continua Pellegrini – devono lavorare insieme perché le banche tradizionali, su certi modelli verticali, sono un po’ superate e non marginano più”. Perché quindi Fintech e banche non si parlano? “Troppo vecchi i management e troppo concentrate su valori di borsa – spiega Pellegrini – ci sono poi problemi interni alle banche tradizionali che le tengono defocalizzate dalle vere falle e dai veri problemi”.

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