E-commerce 2009, fatturato da oltre 700 milioni di euro, ma non basta

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Gfk e ANDEC presentano i dati relativi alle attività di vendita online in Italia nel corso dello scorso anno: 743 milioni di euro il fatturato, ma non abbastanza per pareggiare il dato relativo al 2008

I dati contenuti nel Quarto Forum sulle Internet Sales presentato da Gfk e ANDEC indicano per il 2009 una chiusura in calo rispetto al 2008 per quanto attiene le attività di e-commerce del mercato tecnologico in Italia. In sintesi questi i risultati più significativi: a fronte di un fatturato complessivo di 743 milioni di euro, si registra comunque un calo del 3,6% rispetto al dato ottenuto nel 2008. La situazione difficile che sta vivendo il Web in Italia, dal punto di vista legislativo e non solo, si riflette evidentemente anche nei comportamenti online dei cittadini: se in Europa sono in aumento le compravendite tramite il canale online (5,9 milioni, + 9,6% rispetto al 2008), nel nostro Paese il trend ha segno opposto. I settori che sul mercato europeo hanno avuto i risultati migliori in termini di vendite tramite il web sono i piccoli elettrodomestici (+27%), telefonia (+25%), grandi elettrodomestici (+11%) e IT (+10%).

Il mercato italiano, come detto, risulta viceversa in flessione: il comparto Technical Consumer Equipment (che comprende telefonia, informatica, fotografia ed elettronica di consumo) ha generato, sempre nel 2009, un fatturato di circa 664 milioni di euro, in calo del 4,5% rispetto al 2008. Ancora più significativo questo dato negativo appare se si pensa che per la prima volta il canale online registra performance inferiori a quelle dei canali tradizionali, per lo specifico settore merceologico. Se analizzati in dettaglio, va detto che non tutti i settori hanno avuto difficoltà: in crescita rispetto al 2008 la telefonia (+15%), fotografia (+30,1%) ed elettronica di consumo (+35,8%); con segno negativo invece l’IT (-13,6%) e il settore Media Storage (-20,7).

Internet coinvolge ormai 1,6 miliardi di utenti collegati in tutto il mondo con una penetrazione che in Europa ha superato il 50% delle famiglie, di cui la metà dispone di una connessione broadband – spiega Antonio Besana, Direttore Commerciale di GfK Retail and Technology Italia –. Negli ultimi dieci anni tale penetrazione è notevolmente incrementata, e in Italia si è passati da 23% a 52%. Dobbiamo però inserire questi ottimi dati di accesso al canale internet nel contesto della crisi economica mondiale che stiamo vivendo in cui si rafforza la razionalità nelle scelte dei consumatori. Minore importanza rivestono gli acquisti di impulso, e maggiore attenzione viene rivolta alla qualità ed alla affidabilità del prodotto. Meno atti di acquisto, quindi, ma rivolti a prodotti di fasce di prezzo più elevate, con preferenza verso i prodotti innovativi e di marca“.

ANDEC, Associazione Nazionale Importatori e Produttori Elettronica Civile, ha colto l’occasione del Forum per portare l’attenzione degli addetti ai lavori su un decreto che aveva fatto discutere sul finire dello scorso anno e noto come “equo compenso”, che in buona sostanza grava produttori e importatori di apparecchi capaci di registrare audio e video (quindi memorie, cellulari di ultima generazione etc..) di una tassa governativa. Le conseguenze per produttori e importatori sono evidenti: Gfk ha effettuato una simulazione relativa ai dati delle vendite 2009 e ne è risultato un aumento del gettito da 42 a 100 milioni di euro.

Ci attendiamo un forte impatto di questo decreto sul mercato: il nuovo compenso inciderà in misura significativa sul prezzo dei prodotti e rappresenterà in diversi casi la principale componente di costo – commenta Maurizio Iorio,  Presidente di ANDEC -. In pratica, in un mercato caratterizzato da prezzi in discesa e da capacità di memoria in crescita, i prezzi saranno forzatamente mantenuti elevati per fare fronte al nuovo compenso. Ma vi è di più: il compenso per copia privata è applicato in modo del tutto disomogeneo nei diversi Paesi e la maggior parte dei Paesi europei applica compensi più bassi rispetto a quelli determinati dal nuovo decreto per l’Italia: poiché il compenso è applicato su base nazionale dagli operatori nazionali, per il consumatore sarà sufficiente acquistare all’estero per evitare questo maggior costo. Pertanto, il canale dell’e-commerce sarà quello a trarne automaticamente il massimo beneficio, a svantaggio delle imprese italiane“.