Fa bene alle Pmi l’estro e la creatività

Strategie

Secondo il ‘Rapporto sulla diffusione delle tecnologie dell’informazione
e della comunicazione: l’innovazione digitale nelle imprese’, le Pmi
possono ricevere una spinta, oltre che dalla creatività tipica italiana,
anche dagli investimenti in it

L’estro, la creatività delle imprese e, in particolare, dei piccoli imprenditori locali, fa la differenza verso il nemico sempre più vicino al made in Italy: la concorrenza cinese non è solo una questione di prezzi.
Inoltre, le piccole e medie imprese, premendo il piede sull’acceleratore della tecnologia, potrebbero ricevere la spinta giusta verso l’internazionalizzazione.
Questo è il quadro che emerge dal nuovo ‘Rapporto sulla diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: l’innovazione digitale nelle imprese’, realizzato dal Technology and innovation council di Business International con l’Istituto per la promozione industriale, in collaborazione con il Ministero delle Attività Produttive e il Ministero per l’innovazione e le tecnologie.
Per chi produce in Italia, mettere in atto solo una politica di riduzione dei prezzi per competere con la concorrenza asiatica, può rappresentare una tattica transitoria – secondo il Rapporto – ma si rivela una strategia perdente sul lungo periodo. “In Cina, il costo del lavoro si aggira intorno a un dollaro all’ora, mentre in Italia sfiora i 27 euro.
Alle condizioni attuali nessuna riduzione dei costi, per quanto drastica possa essere, è in grado di reggere un simile rapporto di forza”, precisa il Rapporto.
E lo stesso documento continua, tracciando quella che può essere definita come la strada maestra: “per le imprese italiane non sta in una corsa alla riduzione dei prezzi di vendita ma piuttosto nella ricerca dell’eccellenza nella qualità dei prodotti proposti al mercato. Grazie anche alla tecnologia, alla quale le imprese di casa nostra possono accedere con relativa facilità appartenendo al sistema occidentale, le aziende stesse hanno l’opportunità di rivedere e riprogettare i propri processi interni”.
Non c’è dubbio che le peculiarità del tessuto economico e del sistema fiscale italiano abbiano portato le imprese nostrane a privilegiare gli applicativi made in Italy, tanto che il più delle volte, si sono rivelate in grado di fare della necessaria flessibilità una virtù.
“La stessa capacità tutta italiana di porre la creatività al servizio dell’innovazione, potrebbe rappresentare l’arma primaria dei nostri produttori di software per competere anche in ambito internazionale. Purtroppo – afferma Bonfiglio Mariotti, presidente Assosoftware e direttore generale Dataprint Grafik – gioca a sfavore l’atteggiamento culturale della pubblica amministrazione italiana così che, com’è facile constatare, negli anni, i grandi vendor internazionali hanno trovato aperte quelle porte che i produttori italiani all’estero si sono spesso trovati nell’impossibilità di forzare”.
Quindi l’innovazione dei processi passa anche attraverso le istituzioni e il Rapporto in esame ha fatto emergere anche questo aspetto, decretando scarsa comunicazione delle istituzioni nei confronti delle aziende. è questo quanto sentenzia il Rapporto: “la disponibilità di nuovi bandi di finanziamento, il varo di politiche di supporto nei confronti delle imprese e più in generale le strategie del Governo nei confronti dello sviluppo del settore filtrano ai diretti interessati in maniera poco uniforme e frammentaria”.
Ma le aziende informatiche non si fermano qui. Come il detto ‘se Maometto non va alla montagna sarà la montagna ad andare da Maometto’, le software house italiane hanno scelto di affrontare la realtà quotidiana delle aziende italiane, di risolvere le loro problematiche e rispondere nello specifico alle loro richieste. Operano con la convinzione che non debbano essere le aziende a doversi adeguare e piegare alla funzionalità di un sistema standard pensato per soddisfare le necessità di un mercato generico e mondiale o ideate per un tessuto imprenditoriale diverso dal nostro. “Qui si inserisce perfettamente quel sistema di aziende informatiche piccole e medie supportate da migliaia di distributori, il loro canale, che possiedono una straordinaria capacità di progettazione e di flessibilità per adattarsi ai cambiamenti epocali come a quelli stagionali per aiutare nella gestione le imprese più piccole con quelle più grandi”, conclude Mariotti.

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