Federdistribuzione: l’economia in deflazione si scontra con la Brexit

Mercato

Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, alla luce dei dati sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat che registrano un tasso complessivo di inflazione pari a -0,4% rispetto allo stesso mese del 2015, commenta i dati alla luce della Brexit

Ci si deve abituare a vivere in un’economia in deflazione. Questo è il pensiero di Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione, alla luce dei dati sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat che registrano un tasso complessivo di inflazione pari a -0,4% rispetto allo stesso mese del 2015.

Il presidente di Federdistribuzione analizza la situazione e non può non constatare che l’economia del paese ancora non decolla. Secondo gli ultimi dati emersi, Cobolli Gigli afferma: “Siamo al quinto mese consecutivo di prezzi negativi , ancora trascinati al ribasso dai beni energetici (-7,5%), ma anche al netto di questi ultimi, l’indice segna comunque un modesto +0,4%”, sintomo di una economia ferma.crisi, conti economici al ribasso@shutterstock

Ma Cobolli Gigli non usò mezzi termini, solo qualche settimana fa, per definire la dinamica delle vendite ancora insoddisfacente. “Il dato delle vendite al dettaglio nei primi quattro mesi del 2016 resta debole e altalenante – commentava il presidente Federdistribuzione – una crescita del +0,8% a valore e del +0,4% a volume non può essere considerata soddisfacente e adeguata a compensare i cali registrati fino al 2014. Siamo di fronte a una sorta di area di parcheggio dalla quale facciamo fatica a uscire: i consumi non calano più ma non riescono a riprendersi in modo significativo”.

Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione
Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione

“E’ difficile ipotizzare nel breve periodo un’inversione del trend nella dinamica dei prezzi: né il quadro interno né quello internazionale sembrano spingere in quella direzione”, continua Cobolli Gigli. “In Italia la debolezza della domanda interna è destinata a permanere a causa del clima di incertezza sul futuro che frena gli acquisti delle famiglie. Sia la volatilità dei mercati, aggravatasi dagli eventi internazionali, sia la fragilità del quadro politico esposto a prossime impegnative verifiche aumentano la insicurezza e la preoccupazione, a tutto detrimento dei consumi e dei prezzi. Anche dalla parte della produzione industriale le nuove preoccupazioni sulle esportazioni a causa della Brexit, potrebbero creare ulteriori difficoltà in una dinamica già sostanzialmente piatta”.

Difficoltà ma anche opportunità. Non è scontato, infatti che la Brexit possa portare qualche risvolto positivo al mercato, specie a quello italiano. Secondo Livio Vaninetti, direttore Italia di Frost & Sullivan, tra le principali opportunità che la Brexit potrebbe generare per le imprese italiane c’è questo: “Il ruolo dell’Italia nelle esportazioni e nei piani di sviluppo dei paesi periferici dell’Ue potrebbe essere maggiore di prima, soprattutto in Est Europa”. La Brexit potrebbe portare una rivitalizzazione nei rapporti, specie perché gli impatti per l’Italia sarebbero positivi soprattutto in settori forti come il made in Italy, il lusso, i trasporti, navale, farmaceutico e food & beverage.

“A livello internazionale – spiega Cobolli Gigli – le previsioni di un rallentamento nel trend di sviluppo delle economie mondiali rendono complesso ipotizzare una ripresa dei prezzi delle materie prime, in primis il petrolio, tale da ridare vigore all’inflazione. A meno di fatti eccezionali – continua – dovremo abituarci a convivere ancora per qualche mese con un’economia in deflazione. In questo quadro diventa fondamentale garantire che non siano prese misure di ulteriore ostacolo ai consumi come l’applicazione delle clausole di salvaguardia e che si dia seguito a riforme in grado di rilanciare la domanda interna: riduzione della pressione fiscale su cittadini e imprese, semplificazioni burocratiche e liberalizzazione dei mercati”, conclude Cobolli Gigli.

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