Furti nel retail: costano 190 euro a famiglia

RetailStrategie

Secondo la terza edizione del Barometro mondiale dei furti nel retail, realizzata da Centre for retail research e patrocinata da Checkpoint Systems, i furti nel retail hanno superato 84 mila miliardi di euro (+5,9% rispetto all’anno scorso)

Complice la crisi economica, complice il fatto che ‘l’occasione fa l’uomo ladro’, secondo i risultati 2009 del Barometro mondiale dei furti nel retail i furti nei punti vendita e nella grande distribuzione hanno superato gli 84 mila miliardi di euro, traducendosi in un incremento del 5,9% rispetto all’anno scorso.

Si tratta dell’aumento più significativo, in termini di differenze inventariali, mai registrato dalla nascita dello studio e cioè dal 2001. La ricerca è stata condotta dal Centre for Retail Research, patrocinata da Checkpoint Systems, su un campione mondiale di 1069 aziende corrispondenti a circa 603 miliardi di euro di fatturato spalmati su più di 121 mila punti vendita.

Quali sono state le cause delle differenze inventariali? Secondo i risultati del barometro, “è impossibile stabilire se le differenze inventariali siano causate principalmente da taccheggiatori o da dipendenti disonesti perché l’ammontare della maggior parte delle singole differenze inventariali non è conosciuto e speso non si capisce chi commette i furti”.

Le opinioni cambiano da paese a tipologia di retailer, tuttavia l’opinione generale vede “clienti ladri o taccheggiatori commettere furti per quasi 50 miliardi di dollari , pari al 42,5% del totale delle differenze inventariali, con un aumento del 41,2% rispetto al 2008. La percentuale di dipendenti che commette furti è pari al 35,5% con una diminuzione rispetto al 36,5% del 2008”, spiega Salvador Canones, country manager Italia di Checkpoint Systems.

Nella classifica mondiale, l’Italia è al primo posto nella percentuale dei retailer che dichiarano di aver subito un incremento dei furti dovuto alla crisi (54,2%), seguita da Sud Africa (52,6%) e Stati Uniti (51,7%).

Secondo i risultati della ricerca, sono i capi di abbigliamento e gli accessori a guadagnarsi la palma d’oro degli articoli maggiormente rubati a livello globale, con una percentuale dell’1,84% rispetto al fatturato del retail in Italia, il valore supera la media globale raggiungendo quasi il 4% per il vestiario, il 3,2% per gli accessori moda e 2,9% per intimo, lingerie e costumi.

L’Italia ha risposto con 32 aziende (più di 1.800 punti vendita per 26 miliardi di euro di fatturato) alla chiamata del Centre for Retail Research. Il nostro paese rispecchia le tendenze globali, con alcune specificità. Nella classifica dei dieci prodotti maggiormente rubati, si trovano al primo posto gli alimentari freschi come carne, pesce, salumi e latticini seguiti dagli articoli per la cura e l’igiene del corpo.

Nel 2009, l’Italia ha avuto il maggiore incremento tra i paesi europei, ha sofferto molto la crisi a livello d’impatto sulle differenze inventariali. La percentuale legata alle differenze inventariali è cresciuta del 6,2% “, spiega Canones.

Alla luce di queste considerazioni quali sono state le azioni adottate dai retailer per combattere i furti durante la recessione? “Oltre la metà dei retailer ha deciso di attuare il metodo della formazione del personale per rilevare ed evitare i furti. Le altre azioni sono i controlli sui dipendenti prima dell’assunzione, nuovi impianti di videosorveglianza Cctv, assunzione di nuovi addetti alla sicurezza interni; aumento delle spese per hardware e software di prevenzione dei furti”.

I furti nel retail non sono un fenomeno a se stante ma portano con se un sottobosco di conseguenze. “Dell’aumento del crimine nel retail pagano le spese i consumatori onesti costretti a sopportare annualmente una sorta di tassa invisibile che ricade sull’acquisto dei prodotti pari a 190 euro per nucleo familiare – spiega in una nota Sandro Castaldo, chairman marketing dept. Della Sda Bocconi ed esperto di retailingdi questo i retailer devono tenerne conto, non cedendo alla tentazione, naturale in questo momento di crisi, di ridurre gli investimenti in innovazione, ma considerando l’attività di gestione delle differenze inventariali come elemento strategico per il succeso e la crescita dell’azienda”.

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