Gatti (Nextvalue): Il cloud computing spinge l’IT a una trasformazione

Strategie
Alfredo Gatti Nextvalue

Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue e Managing Director di Cionet Italia, ha inaugurato il nuovo ciclo di eventi Insight for your business con la presentazione della ricerca sul cloud computing in Italia

Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue e Managing Director di Cionet Italia, ha inaugurato il nuovo ciclo di eventi Insight for your business con la presentazione della ricerca sul cloud computing in Italia.
La tesi di Nextvalue e di Gatti è questa: “Il cloud è un cambiamento sostenibile e la sua adozione è già estesa alle aziende innovative del Paese (le 1.000 imprese top). Il cloud computing sta spingendo l’IT a una trasformazione critica, che si compirà molto prima della fine di questo decennio”. A tal punto Gatti ne è convinto da proseguire così: “Il cloud non caratterizzerà nemmeno più l’IT, perché tutto sarà in cloud”. E questo seguendo un processo già in corso, quello per cui il cloud computing ha già acquisito un significato trasversale perdendo il suo significato specifico.

Alfredo Gatti, Managing Partner di NextValue e Managing Director di Cionet Italia

In un contributo video si aggiungono a quelle di Gatti le letture di alcuni protagonisti del cambiamento, letture coerenti con i numeri della survey prodotta grazie alla partnership con CioNet, la Business Community vicina ai Cio e ai Cto che solo in Italia conta 518 aderenti, e che ha contribuito a fornire le risposta alle domande per le 142 aziende comprese nel panel.

Luca Giuratrabochetta, country manager Italia della divisione enterprise di Google sottolinea la prospettiva di accelerazione: “Il cloud non è più un hype”. E gli fa eco Alessandra Brasca, cloud leader Ibm: “Rapidità sì, ma la sfida si giocherà sulla possibilità di integrare il cloud nell’ambiente di lavoro tradizionale”Fredi Agolli, country manager di Informatica Italia, registra “la velocità delle possibilità di deployment offerte dal cloud computing” e Enzo Bagnacani, responsabile Soluzioni Infrastrutturali per Telecom, si cala nel ruolo del fornitore di servizi, sostenendo come sia necessario “avvicinare i clienti ascoltando le loro esigenze, più indirizzate a rinnovare il business che semplicemente per un risparmio di costi”. Secondo Bagnacani le grandi aziende prediligono inizialmente le soluzioni ibride e le piccole medie invece il passaggio diretto al public cloud.

Brasca Ibm
Alessandra Brasca, cloud leader Ibm

Lo scenario italiano del cloud computing

La prospettiva di Nextvalue è focalizzata sulle grandi aziende e spazia nell’analisi evolutiva dal 2009 al 2012. L’andamento degli adopter in crescita dal 34 percento al 69 percento è il primo dato importante, affiancato da quello dei contrari ‘assoluti’ al cloud computing relegati oramai a un modesto 14 percento. E chi pensa che il cloud debba essere l’IT del futuro, non semplicemente una mera risoluzione mirata ai problemi contingenti, è rappresentato da un importante 40 percento. In azienda l’adozione del cloud passa ora necessariamente dai Cio, che rappresentano i main sponsor e vedono il proprio ruolo in trasformazione; sono coinvolti a cooperare di più con le unità di business e sempre di più i lavorano con i budget.

Il cloud in Italia ha indubbiamente superato la “fase uno”, quella degli innovatori, e non è più un hype. Si allarga la disponibilità di servizi, scemano gli ostacoli mentali, la sicurezza è al centro dell’attenzione, ma non rappresenta uno spauracchio dogmatico. Resta viva invece, sottolineata dalle cifre, la problematica accennata da Brasca di Ibm, e cioè l’integrazione dei servizi esistenti con il cloud computing.

Mentre in Italia la spesa IT scende di oltre il 3 percento e vale 19 miliardi di euro, per il cloud computing si spendono appena 600 milioni di euro, ma è una cifra in crescita del 60 percento anno su anno. E il 63 percento di tutta le spesa IT è sostenuta dalle imprese top e dalla Pubblica Amministrazione. Non si tratta di sottovalutare il ruolo della Pmi, ma di rilevare che grazie alla consumerizzazione le Pmi sono più vicine al primo stadio di adozione.
Tra gli obiettivi che si pongono i board aziendali con l’adozione del cloud, c’è sì ancora la riduzione dei costi, ma affiancata dalla corsa al time to market (i gap temporali sono attribuiti al dipartimento IT), e dalla integrazione estesa delle procedure organizzative (nel 43 percento dei casi).

L’IT è considerata responsabile del funzionamento di tutta la catena del valore aziendale e il fornitore cloud entra nel gioco con responsabilità pesanti riguardo la protezione del rischio. Il 92 percento delle aziende coinvolte nei progetti cloud investe in Information Security Management, a supporto dei processi di business, quasi il 70 percento di esse si occupa di Byod e sviluppo App, e persegue obiettivi legati all’utilizzo degli Analytics, delle Communications o richiede l’integrazione dei Social Media.
Fatto cento il budget IT, il 28 percento del budget è speso per la trasformazione dell’esistente, è però il 30 percento la percentuale di budget spesa nell’innovazione pura. Nel 44 percento dei casi, infine, l’innovazione è sostenuta con progetti di cloud computing.
Questo ultimo dato sostiene l’idea che nella grande impresa italiana non c’è gap con le realtà d’impresa extra Paese e che l’innovazione si porta avanti proprio con il cloud, con progetti che valgono più di un milione di euro (8 percento per Private Cloud, 9 percento Iaas).

Uno sguardo al futuro

L’outlook di impresa sull’evoluzione dello scenario cloud computing è contenuto in un semplice tweet dei Cio: “Cloud e mobile saranno un tuttuno”. La maggior parte delle imprese con in corso progetti cloud lavora in mobilità. In questo contesto l’IT diventa broker di servizi, entro cui scegliere i migliori. Il Cio quindi diventerà un negoziatore, in grado di fare “discovery”. Il trend più evoluto è quello dell’azienda che ha messo in piedi un servizio cloud efficace che potrà diventare fornitore a sua volta di altre aziende con le medesime esigenze.
La partita si giocherà  nella scoperta di nuovi modelli di business, come sul piano della standardizzazione e del disaccoppiamento della rete dai servizi. A livello europeo si dovrà cercare nelle agende digitali dei diversi Paesi il superamento delle differenze per quanto riguarda le leggi sulla privacy.

Cercando una modellizzazione grafica del fenomeno di adozione del cloud computing, la relazione di Gatti si conclude con la proposizione di una curva di isteresi, relativa a quanti adopter in più ci saranno nel tempo. La curva riguarda un orizzonte di tre anni. A fronte di un 8 percento di early adopter, e di un 13percento di Cio che ha spinto il cloud per esigenze di accelerazione aziendale, il 23 percento è costituito da coloro che hanno adottato il cloud come naturale evoluzione. La percentuale del 42 percento di esecutori “sta a guardare”, sono la parte alta della curva, quella dei Cio che si troveranno a inseguire le iniziative dei competitor. L’evoluzione è naturale, ma Gatti pone l’accento sulla verticalità della curva, tipica dei fenomeni pronti per l’effetto valanga. Aspettare non conviene più per nulla.

Chi fosse interessato a scaricare l’Insight di Nextvalue, può farlo da questo link

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