Giuman (Axitea): Una tecnologia utile alla rigenerazione…come un aratro

Strategie

Ritratti 4.0 – Lorenzo Giuman è Marketing, Communication and Caring Director di Axitea, che alla domanda sull’avvicinamento al mondo Ict risponde: “Non l’ho cercato, ma fin dalle prime esperienze lavorative ho appreso che la tecnologia è una delle leve più rilevanti per rendere le organizzazioni migliori”

Lorenzo Giuman è Marketing, Communication and Caring Director di Axitea, una società che si occupa di sicurezza e vigilanza gestita. Secondo il manager, infatti, l’internet degli oggetti è una tecnologia meravigliosa e pervaderà sempre più le nostre esistenze, ma ha aumentato significativamente la nostra vulnerabilità. Giuman vede la sicurezza con un occhio professionale che, nel lavoro, cerca sempre di seguire il mantra di Larry Brown, grande coach di basket americano, campione NBA con i Detroit Pistons e campione NCAA con Kansas University: “play the right way”, ovvero lavorare duro, insieme, divertendosi e sacrificando un po’ di sé stessi per il bene di tutti.

Chi è… Lorenzo Giuman?

Ho 40 anni, sono cresciuto a Mestre e da 8 anni vivo felicemente a Milano. Sono sposato con Simona e sono papà di una bimba di 4 anni che si chiama Sofia. Durante la mia vita professionale ho sempre lavorato in aziende b2b, affrontando sfide diverse all’interno delle organizzazioni ma sempre legate dalla necessità di mettere il cliente al centro del business.

Qual è stato il suo percorso di studi?

Mi sono diplomato al liceo scientifico; poi ho deciso di seguire una grande passione e mi sono iscritto alla facoltà di Filosofia, dove mi sono laureato in filosofia teoretica con una tesi su E.M. Cioran, pensatore rumeno del Novecento. Da ragazzo il mio sogno era quello di intraprendere la carriera accademica ma dopo qualche anno di università mi feci l’idea che raggiungere rapidamente l’obiettivo non sarebbe dipeso soltanto dal mio impegno; così, una volta laureato, mi iscrissi al Master in Comunicazione d’Azienda di UPA – Ca’ Foscari e decisi di tuffarmi nel mondo del lavoro, iniziando ad occuparmi di marketing.

Cosa ne pensa del rapporto IoT e sicurezza?

L’internet degli oggetti è una tecnologia meravigliosa e pervaderà sempre più le nostre esistenze, ma ha aumentato significativamente la nostra vulnerabilità. È indubbio che la priorità in agenda sia quella di rendere sicura questa pletora di oggetti interconnessi tra loro.

Se le dico cloud, cosa le viene in mente?

Sarò influenzato dal mio lavoro ma anche in questo caso mi viene in mente il tema della sicurezza. Utilizzare un servizio di cloud computing per memorizzare dati personali o sensibili espone a potenziali problemi di violazione della privacy. Il cloud ha reso maggiormente accessibili numerosi servizi e per questa ragione continuerà a diffondersi ma non dobbiamo mai dimenticare di settare correttamente l’equilibrio tra comfort e security.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?

Grazie all’IoT, alla potenza di calcolo sempre maggiore, alla capacità di costruire algoritmi sempre più sofisticati e alla disponibilità di un mare di dati sempre più vasto, l’intelligenza artificiale è applicabile, e verrà applicata, in tutti i settori industriali. In un futuro prossimo l’intelligenza artificiale sarà la normalità e permetterà di concentrare le nostre risorse su attività ad alto valore.

Cosa frena le aziende nell’adozione di strategie e strumenti digitali?

Spesso è la resistenza al cambiamento, accompagnata dalla carenza di professionalità adeguate a intuire la potenza della trasformazione digitale.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?

Certamente l’azione del governo è servita per smuovere anche le aziende più restie a chiedersi in quale modo potevano sfruttare l’enorme opportunità rappresentata dalla trasformazione digitale. E, dai primi segnali, sembra che l’industria manifatturiera italiana, da sempre una delle nostre punte di diamante, ne stia traendo beneficio.

Lorenzo Giuman
Lorenzo Giuman

I robot ci ruberanno il lavoro?

I robot ci aiuteranno ad ottenere risultati sempre migliori. Il lavoro cambierà, così come è sempre avvenuto, anche se oramai la velocità del cambiamento è impressionante. Certo, nel breve periodo il cambiamento comporta sempre dei costi sociali ma il processo è inarrestabile.

Che idea ha dello smart working?

Consente alle aziende di diventare più efficienti e ai lavoratori di essere più liberi e di poter essere valutati per quel che fanno e nient’altro. È chiaro che per alcune attività lo smart working è facilmente attuabile, in altri casi richiede una importante rivoluzione culturale sia da parte dell’azienda sia da parte del lavoratore. Inoltre, non si deve dimenticare che lo smart working deve essere accompagnato da momenti di lavoro di gruppo perché il confronto è un acceleratore della crescita personale.

Come deve comunicare oggi un’azienda nell’era dei social network?

Deve usare i social network per quello che sono, ovvero dei mezzi che consentono di attivare relazioni multilaterali. Non deve comunicare dall’alto al basso ma deve coinvolgere la propria community e integrarla nei processi di evoluzione aziendale.

Quali sono i suoi hobby?

Adoro viaggiare, adoro pianificare i miei viaggi e adoro leggere libri di viaggio. Sono un appassionato di calcio e pallacanestro, soprattutto americana. E mi rilassa curare le piante dei miei balconi di casa.

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?

Amo l’entusiasmo, la generosità e la disposizione al dialogo. Apprezzo la capacità che hanno alcune persone di migliorare chi sta attorno a loro. Tollero poco chi non perde occasione per parlar male degli altri e chi giudica continuamente.

Direbbe grazie a…e perché?

Ringrazio i miei genitori perché mi hanno educato con poche imposizioni e ispirandomi molto con l’esempio.

A chi chiederebbe scusa?

A tutti coloro a cui non ho avuto la prontezza di dire cosa non mi piaceva del loro comportamento per paura di ferirli, perché i nodi comunque vengono al pettine e lo fanno in modo ancor più violento.

Che tipo di adolescente era?

Ho avuto la fortuna di vivere un’adolescenza felice e serena grazie alla mia famiglia. Il mio tempo era totalmente occupato dalla scuola e dal calcio, visto che ho fatto tutta la trafila delle giovanili con il Venezia dai 9 ai 16 anni. Alla mattina scuola, al pomeriggio allenamento e alla sera, dopo cena, i compiti. Era faticoso ma ho avuto molte soddisfazioni e mi sono portato a casa più di qualche insegnamento: il valore del lavoro di squadra, della preparazione e della costanza.

Come si è avvicinato al mondo dell’Ict?

Non l’ho cercato, ma fin dalle prime esperienze lavorative ho appreso che la tecnologia è una delle leve più rilevanti per rendere le organizzazioni migliori.

A cosa deve il successo nel suo lavoro?

Ho sempre affrontato qualsiasi compito con umiltà, cercando di imparare il più possibile dalle persone con cui ho lavorato. Ho cercato sempre di condividere con i capi e con i collaboratori obiettivi e regole per poter valutare il lavoro nel modo più oggettivo possibile e identificare le azioni di miglioramento. E cerco sempre di seguire il mantra di Larry Brown, grande coach di basket americano, campione NBA con i Detroit Pistons e campione NCAA con Kansas University: “play the right way”, ovvero lavorare duro, insieme, divertendosi e sacrificando un po’ di sé stessi per il bene di tutti.

Lorenzo Giuman
Lorenzo Giuman

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?

Lo smartphone.

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?

La mattina, appena mi alzo, la prima cosa che prendo in mano è il cellulare e per un buon quarto d’ora leggo mail e notizie. Alla sera invece preferisco leggere un libro.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?

Un piatto di spaghetti condito con la salsa di pomodoro fatta in casa, semplice, familiare e corroborante.

Se fosse un quadro?

‘L’impero della luce’ di René Magritte, un quadro che mi ipnotizza per la semplicità del soggetto e la potenza sorprendente del contrasto tra luci ed ombre.

Se fosse un film?

Mi piacerebbe essere uno qualsiasi dei grandi film di Woody Allen (i miei preferiti sono ‘Io e Annie’, ‘Manhattan’ e ‘Hannah e le sue sorelle’), di cui apprezzo l’intelligenza ironica.

Se fosse una stagione?

La primavera, la stagione in cui la natura nasce nuovamente.

Se fosse una tecnologia?

Mi piacerebbe essere un aratro, che consente fin dall’antichità di smuovere il terreno, incorporare i resti della precedente coltura, abbattere la presenza di erbe infestanti e preparare il terreno per la semina successiva. Una tecnologia utile alla rigenerazione.

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?

Spesso mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se avessi seguito il mio primo amore e avessi fatto il professore di filosofia.

Se avesse una bacchetta magica…

Vorrei assicurare a mia figlia una vita felice.

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