HPE: un occhio alle smart city e al ricambio generazionale

Strategie
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Durante l’ultima partner conference HPE tenutasi a Rimini, Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato del gruppo HPE in Italia, ha spiegato la strategia ‘sartoriale’ della società grazie ad accordi con i partner

Un’analisi del mondo manifatturiero, dell’automazione, fino ad arrivare alle smart city e al sostegno nel ricambio generazionale. Sono questi alcuni dei punti chiave su cui si muove la Hewlett Packard Enterprise, secondo le indicazioni emerse durante la Partner Conference 2016 che si è svolta a Rimini qualche settimana fa. HPE lancia segnali di una nuova era che la vede protagonista nel tessuto economico sociale italiano, quindi più vicina al territorio in cui è, e anche alle realtà che costellano il tessuto imprenditoriale del nostro Paese.

Stefano Venturi
Stefano Venturi

Ecco che Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato del gruppo HPE in Italia, traccia un quadro, su ‘quel che bolle in pentola’. Si parla di manifatturiero e di come l’Italia, secondo diversi studi e analisi, sia sempre ancorata al secondo posto in Europa per produzione, ma si parla anche di manufacturing 4.0, che fa un po’ rima con industry 4.0, e di uno sviluppo che possa aiutare le imprese a trivare spinte motivazionali nuove.

L’Iot, per esempio, così come la sensoristica legata al software di analisi dei big data come valore aggiunto alla fabbrica che diventa più produttiva. Stiamo facendo un lavoro in Germania, in partnership con il governo tedesco che ha stanziato fondi, ma lavoriamo anche in Italia su progetti europei. In ambito open standard e Iot, vogliamo influenzare il paese”, spiega Venturi che prosegue raccontando anche dei recenti accordi con il Mise (Ministero per lo sviluppo economico) e dell’interesse che gli imprenditori hanno dimostrato verso una cultura digitale che a parere di Venturi è impensabile.

“Abbiamo scoperto un elevatissimo livello di automazione nelle fabbriche, un segnale che ha registrato un elevato tasso di investimento nelle tecnologie che oggi vanno messe in rete per dare un impulso maggiore anche al mondo del lavoro”, spiega. Venturi cita Aruba e un centro di competenza europeo per portare innovazione alle fabbriche italiane , lavorando con i partner per la fabbrica digitale. Partner di un certo calibro che non sono mancati durante l’evento riminese.

Carmine Stragapede, Intel
Carmine Stragapede

Oltre a Microsoft, anche Intel, con Carmine Stragapede, direttore generale Intel Italia, che proprio in quest’ottica ha detto: “Impossibile essere soli per vincere la prossima rivoluzione industriale. Oggi la capacità di collaborare e aggregare pezzi di un puzzle è importante e lo faremo anche nei prossimi anni. Intel continuerà a investire sui data center e metteremo sul mercato ttuto questo affinché HPE le possa trasformare in realtà applicativa”.

Sul fronte smart city, HPE vorrebbe aprire una sorta di lab sperimentali dove gli attori che ruotano attorno a città e tecnologie, possano sperimentare. “Non ci si dimentichi, infatti, che HP è tradizione sui software nelle Tlc e nella gestione delle telecomunicazioni, pertanto, queste piattaforme possono diventare la base per smart city e, in Italia, siamo pronti, anche sul fronte della sensoristica con software di analisi dei big data che gestisca la sicurezza nelle città”, dice Venturi.

Il capo di HPE in Italia parla ancora di ricerca, di accordi nel farmacologico ma anche di banche. “Le banche sono sotto stress perché sono disintermediate da realtà come le fintech, come per esempio le Apple pay, Amazon, Bitcoin. Ma questo è un campanello d’allarme: le banche devono trasformarsi e appoggiarsi a servizi tecnologici sui quali poter guadagnare perchè la concorrenza sui servizi gestiti su cui ora le banche tradizionali chiedono un compenso, oggi ha fatto passi avanti e, grazie anche a un’analisi realizzata con lo studio Ambrosetti abbiamo capito come si delineeranno i servizi bancari futuri e come si muoveranno nell’ambito dei grandi operatori di telecomunicazione”.

In Italia HPE ha attivato un contatto con una società irlandese, CoderDojo, per la social innovation, ossia il volontariato. “Attraverso questo programma finanziato, permettiamo ai nostri dipendenti di beneficiare fino a 60 ore di permesso retribuito per fare volontariato”, spiega Venturi. “Lo scorso anno abbiamo erogato 14.300 ore equivalenti a un esborso di circa 700 mila euro e quest’anno vogliamo raddoppiare la cifra”.

La formazione tocca anche il mondo della scuola. “Collaboriamo con il Miur per lavorare sul linguaggio e la digitalizzazione degli insegnanti e, grazie a un accordo con Modis, società di Adecco, andiamo a investire sui giovani e sul ricambio generazionale all’interno delle aziende dei partner. E’ la Young Academy”, chiude Venturi.

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