hybris: La teoria dei selfie aiuterebbe a costruire offerte su misure

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Rick Chavie, hybris

Gli acquirenti, spiega hybris, si sentirebbero meglio se potessero tagliare tutte quelle gallerie pubblicitarie a loro indirizzate. Se i venditori offrissero ai clienti la possibilità di esprimere le loro preferenze, attraverso i selfie, avrebbero più possibilità di conquistare la loro fedeltà

Offerte che non sono in target; messaggi che i rivenditori spediscono con il titolo “solo per Lei”, che spesso non sono esattamente così; banner pop up della pubblicità che bloccano dalla lettura di ciò a cui i clienti sono veramente interessati.

Sono queste alcune considerazioni che fa Rick Chavie, Chief solution officer di hybris, alla luce sia della sua esperienza personale sia  dalla considerazione che oggi molte grandi catene distributive dispensano offerte o personalizzazioni verso la clientela, dettate dal cosiddetto marketing one to one.

Rick Chavie, hybris
Rick Chavie

Chavie si domanda perché con tutti i dati che questi punti vendita hanno a disposizione, oggi ancora di più grazie all’esplosione della mobilità, non riescano a confezionare offerte in target con le esigenze del cliente stesso.

I rivenditori forse potrebbero imparare qualcosa dai selfie: i consumatori in pratica realizzano le proprie pubbliche relazioni e brand awarness senza nessun aiuto dagli esperti. Gli acquirenti – spiega Chavie – si sentirebbero meglio se potessero tagliare tutte quelle gallerie pubblicitarie a loro indirizzate. Se i venditori offrissero ai clienti la possibilità di esprimere le loro preferenze, avrebbero più possibilità di conquistare la loro fedeltà”.

L’era degli Small Data (come ad esempio le preferenze personali dei singoli consumatori e le liste d’acquisto), in contrapposizione ai “big data” (i dati generici), arriverà prima del previsto.

Le aziende spenderebbero lo stesso tempo nell’ascoltare cosa vogliono i clienti, invece di predire, tramite i big data, cosa essi realmente vogliono.

retail, web, e-commerce@shutterstockQuesto eliminerebbe la necessità di strategie di vendita invasive, incluse le tecniche di riconoscimento facciale e di tracking che seguono le mosse dei clienti nei vari passaggi, ed inviando offerte di prodotti che i clienti magari non desiderano.

“Per collegarsi alla generazione selfie e conquistarne il loro rispetto e fedeltà, i responsabili marketing – dice – devono lavorare con i loro reparti It per indagare le esperienze dei clienti, tenendo a mente: di connettersi con un portale standard. Se i venditori possono predire cosa vogliono i clienti, quando lo vogliono e quanto costa, avranno più possibilità di chiudere le vendite; di consentire al target audience di riferire ai brand quali sono le pubblicità che non sono efficaci, con un pulsante unlike; di offrire promozioni senza bisogno che il cliente si registri. Ci sono oltre 2 milioni di app, ma i clienti ne usano solo alcune in modo regolare; creare offerte per i compratori, non con criteri demografici. Come sostiene il MIT “voi siete quello che comprate, non quello che siete”; abbinare le shopping list alle offerte in un planogram aggiornato, tenendo d’occhio l’inventario”.

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