I furti nel retail costano 163 euro alle famiglie italiane

RetailStrategie

Presentati i risultati del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail 2010 condotto da Centre for Retail Research e patrocinata da Checkpoint Systems. Più di un terzo dei retailer italiani continua a registrare un incremento nei tentativi di furto o nei furti effettivi

I furti costano alle famiglie italiane in media 163 euro. II valore delle perdite  in Italia è di 3,205 miliardi di euro, pari all’1,28% delle vendite: questa percentuale è ancora al di sopra della media dell’Europa Occidentale. Più di un terzo dei retailer italiani continua a registrare un incremento nei tentativi di furto o nei furti effettivi.

Sono questi alcuni dei punti fermi che emergono dalla presentazione dei risultati della decima edizione del Barometro Mondiale dei furti nel retail, condotto dal Centre for Retail Research e patrocinata da Checkpoint Systems.

Questo studio tocca  42 paesi e regioni del mondo, inclusi Stati Uniti, Cina, India, Europa, Giappone e Australia e per la prima volta quest’anno entra a far parte dell’indagine anche la Russia.

Lo studio è stato effettuato sulla base dei dati forniti in forma anonima da 1.103 dei maggiori retailer mondiali, per un totale di vendite combinate che ammonta a 712.714 milioni di euro. Lo studio evidenzia che il livello dei furti nel Retail nel 2010 ha raggiunto globalmente una cifra pari a 87.506 miliardi di euro, il che rappresenta una diminuzione del 5,6% rispetto allo scorso anno.

La riduzione delle differenze inventariali – ossia delle perdite causate da furti di clienti e dipendenti ma anche da errori amministrativi – è stata registrata in tutte le aree geografiche oggetto d’indagine ed ha trovato maggior riscontro in Nord America (-6,9% rispetto al 2009). In Italia, la percentuale di differenze inventariali è stata pari all’1,28% rispetto al fatturato del Retail, con una diminuzione del 5,9% rispetto allo stesso dato del 2009. Tuttavia le perdite che i responsabili dei punti vendita subiscono sono ancora molto alte, pari a 3.205 miliardi di euro. 

Confrontando i dati europei, è opportuno evidenziare due aspetti. Il primo riguarda un record positivo: dopo Turchia (-9%) e Grecia (- 6,5%), l’Italia risulta essere la nazione che ha maggiormente ridotto il livello di differenze inventariali.  A questo risultato hanno contribuito anche gli investimenti che i responsabili dei punti vendita hanno realizzato in una serie di interventi finalizzati alla protezione dei prodotti a maggior rischio di furto, e ad  una migliore formazione del personale.

Secondo l’indagine infatti, le spese in sicurezza sono aumentate in Italia del 10,7%, un valore più alto anche rispetto all’incremento registrato a livello globale e pari a 9,7 punti percentuali. Il secondo aspetto da sottolineare è che, nonostante le riduzioni registrate, il nostro Paese riporta ancora una percentuale di differenze inventariali più alta rispetto a quello della media dell’Europa Occidentale che è pari all’ 1,26%.

Dall’indagine risulta infatti che oltre un terzo dei retailer italiani (il 35,1% degli intervistati) continua a registrare un incremento dei tentativi di furto o dei furti effettivi.  Andando ad analizzare quali sono le fonti delle perdite, si scopre che in Italia sono aumentati ulteriormente i furti commessi da parte dei clienti: sono infatti il 52,5% i taccheggi ad opera di bande organizzate o da ladri non professionisti (erano 50,8% nel 2009), un valore anche più alto rispetto al resto della media europea, che si attesta sui 47,8%.

La percentuale di dipendenti disonesti  – che rappresenta la seconda maggiore causa dei furti nel retail –  scende dal 30,9% dello scorso anno al 25% del 2010. Tra le altre fonti alla base delle differenze inventariali ci sono le frodi da parte di fornitori/ produttori (7,2 % delle perdite) e gli errori interni (15,3%).

“In quest’anno – spiega Salvador Cañones, Country Manager di Checkpoint Systems per l’Italiai Retailer hanno fatto notevoli progressi con l’introduzione di nuove politiche per combattere le differenze inventariali, ma devono continuare a puntare sull’innovazione e su una strategia di prevenzione a più livelli per contrastare il fenomeno. A oggi infatti in Europa più del 28% delle linee di prodotti “Top 50” più rubati nel Retail non gode di protezione specifica. Il nostro settore – continua Cañones –  ha quindi bisogno di accelerare l’innovazione per garantire una migliore protezione ai retailer e ai consumatori”.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore