I siti web italiani sul credito al consumo non piacciono alla Ue

Strategie

Secondo un’indagine realizzata a livello europeo, in Italia su 15 siti web dedicati al credito al consumo, 12 sono risultati irregolari. Tra le principali problematiche vi sono pubblicità priva delle informazioni standard prescritte e costi presentati in modo fuorviante

In Italia, su 15 siti web specializzati in credito al consumo ispezionati, 12 sono risultati irregolari e su questi dovranno essere fatti dei controlli a livello nazionale. Si tratta di un’indagine a livello europeo, tenuta a settembre 2011, che ha coinvolto più di 500 siti web, dedicati al credito al consumo, in 27 stati membri della Ue, nonché Norvegia e in Islanda.

Di questi 500 siti, 393 (70%) richiedevano ulteriori indagini soprattutto in relazione alle seguenti problematiche: la pubblicità, priva delle informazioni standard prescritte; le offerte, prive di informazioni essenziali per prendere una decisione; i costi, presentati in modo fuorviante.

Le autorità nazionali chiederanno ora conto alle istituzioni finanziarie e agli intermediari del credito delle presunte irregolarità, imponendo loro di chiarire o di adottare eventuali correttivi. Con questa operazione a tappeto si è guardato soprattutto al modo in cui le imprese applicano la direttiva sul credito al consumo (di recente recepita dagli Stati membri), che ha l’obiettivo di agevolare la comprensione e la comparazione delle varie offerte di credito. Un’indagine a tappeto (sweep) è un’operazione finalizzata ad attuare la legislazione della Ue.

Guidata dalla Ue, è svolta dalle autorità nazionali effettuando controlli simultanei coordinati per individuare, in un settore particolare, violazioni della legislazione a tutela dei consumatori. Le autorità nazionali competenti chiedono ragione agli operatori sulle presunte irregolarità, invitandoli ad adottare eventuali correttivi.

Sei paesi (Italia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Svezia) hanno condotto un’indagine più approfondita (sweep-plus) su 57 siti per verificare il rispetto delle norme a tutela dei consumatori, come gli accordi di pagamento, le procedure di reclamo, modalità e condizioni di erogazione e la Ue ha riscontrato, nel dettaglio, alcune problematiche: carenza d’informazioni nella pubblicità del credito al consumo: in 258 siti (46% di quelli controllati) la pubblicità non contiene tutte le informazioni richieste dalla direttiva sul credito al consumo, come tasso annuo effettivo globale (Taeg), essenziale per comparare le offerte; se l’onere per servizi accessori obbligatori (p.es., assicurazioni) è compreso nel costo totale o durata del contratto di credito.

Omissione di informazioni fondamentali sull’offerta: 244 (43%) siti Web non davano informazioni chiare su tutti i vari elementi del costo totale, come tipo del tasso d’interesse (fisso, variabile, entrambi), durata (eventuale) del contratto di credito e alcuni costi connessi al credito (per esempio la commissione di accordo). Infine, presentazione fuorviante dei costi per cui questi sono esposti in modo falso o ingannevole per i consumatori. Qualche esempio: modalità di calcolo del prezzo o il consumatore non è informato che oltre ai costi del credito al consumo in sé esiste l’obbligo di un’assicurazione aggiuntiva.

In 116 (20%) siti Web sono emersi problemi di questo tipo. Ora avrà inizio la fase correttiva: Nei prossimi mesi e settimane le autorità nazionali contatteranno gli operatori e chiederanno loro di fornire chiarimenti o di correggere i loro siti. A seconda della legislazione nazionale applicabile, non ottemperare alle suddette indicazioni può comportare sanzioni dalla multa fino alla chiusura del sito Web. Le autorità nazionali competenti sono invitate a riferire alla Commissione europea entro l’autunno 2012.

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