IaaS, PaaS, SaaS: quale modello cloud è il più adottato?

Strategie

Un’indagine conoscitiva condotta per conto di CA Technologies, da Luth Research e Vanson Bourne, su un campione di 524 aziende mondiali ha messo in luce quali i modelli di servizio maggiormente adottati (tra IaaS, PaaS, SaaS), le problematiche incontrate e i benefici raggiunti

Le aspettative legate all’adozione del cloud da parte delle aziende rimangono alte, ma ancor più significativi sono i benefici ottenuti da chi ha già adottato il cloud.

E’ quanto emerge da una indagine conoscitiva condotta per conto di CA Technologies da Luth Research e Vanson Bourne su un campione di 524 aziende mondiali (di cui 202 stratunitensi, 340 europee comprese le 70 italiane) con fatturato superiore ai 500 milioni di dollari. L’indagine “The TechInsights Report 2013: Cloud Succeeds. Now What?” , realizzata in primavera intervistando C-level che hanno implementato servizi cloud da almeno un anno, ha messo in luce quali i modelli di servizio maggiormente adottati (tra IaaS, PaaS, SaaS), le problematiche incontrate e i benefici raggiunti. “Il successo del cloud ha superato le attese iniziali secondo due direttrici – ha commentato Fabrizio Tittarelli, Chief Technology Officer di CA Techonolgies Italia -: la riduzione dei costi e la riduzione del time-to-market”.

Il livello di maturità di adozione del cloud è però diverso sulle due sponde dell’Atlantico, ed è ancora più marcato tra Usa e Europa. L’adozione precoce in America si evince dal fatto che il 55% degli intervistati adotta il cloud da più di 3 anni contro il 20% degli europei e il 13% degli italiani. “Il 43% dei responsabili IT italiani lo utilizza da 1-2 anni – spiega il manager – mentre il 44% da 2 o 3 anni”.
Se negli Stati Uniti i principali obiettivi dell’utilizzo del cloud sono legati alla maggiore velocità di innovazione e alle miglior performance che questo può garantire, in termini anche di scalabilità e di resilienza, in Europa (in ritardo) la riduzione dei costi complessivi di gestione dell’IT rimane ancora la motivazione principale per l’adozione.  Ma nonostante il 98% degli intervistati abbia affermato che il cloud ha superato le aspettative in materia di sicurezza, la sicurezza rimane ancora una delle ragioni principali perché si decida di non trasferire sul cloud un’applicazione. “La sicurezza continua ad essere un punto controverso – ribatte Tittarelli –  perché il 46% dei manager indica la sicurezza come uno dei motivi per non portare i dati sul cloud, un fattore su cui è importante lavorare”.

Fabrizio Tittarelli, Cto di CA Technologies Italia

Fabrizio Tittarelli, Cto di CA Technologies Italia

Le aziende che adottano il cloud da più di tre anni sono quelle che diversificano i modelli di servizio con maggiori vantaggi in termini di fatturato  (il 79% delle aziende che utilizzano sia Iaas, sia PaaS e SaaS hanno un fatturato pari o superiore a 1 miliardo di dollari) . Il gap con l’Europa rimane sensibile: SaaS 68% in Europa conto il 94% in Usa, IaaS 54% contro l’82% e PaaS 49% contro 80%. “Anche in Italia il dato è allineato a quello europeo, tranne per il  modello IaaS più basso (44%), perché portare l’infrastruttura fuori dall’azienda è un passo temuto in molti casi, perché l’approccio dei manager italiani è ancora molto conservativo. Le motivazione vanno ricercate anche nelle proposte dei service provider che sono arrivate con ritardo rispetto agli Usa e alle normative sulla privacy in Italia molto stringenti”.

La ricerca dà uno spunto costruttivo ai  C-Level: è importante capire che il Cio che demanda al cloud non è un Cio che perde il controllo, ma è un Cio innovativo che ha la presa diretta sulla gestione. “Le richieste dei C-Level, in grado di influenzare gli acquisti IT in azienda, vanno nella direzione di avere tool sofisticati per la sicurezza e la gestione dell’IT, una piattaforma di Service Level Management per la gestione di piattaforme cloud e non cloud, oltre all’automazione completa dei servizi conclude Tittarelli.  Importante per far decollare il modello anche la possibilità di passare anche da un cloud service provider a un altro, anche se oggi non esiste uno standard cloud che faciliti la migrazione. Ma a tendere, per Tettarelli, si affermerà “il brokering dei cloud service e il cloud sarà pubblico, anche in Italia”.

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