Ict trade 2012: la svolta al sistema Italia deve arrivare dal basso

Strategie
Maurizio Cuzari

Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi, tira le somme dell’edizione 2012 dell’Ict trade 2012: il sistema Italia ha bisogno di una svolta che deve arrivare dalle aziende e dagli operatori del settore

Il Sistema Italia, patria di incertezze e burocrazia, richiede una svolta che non può venire dalla normativa e dalla Politica, ma deve nascere dal basso: sono le aziende e gli operatori del settore a doversi decidere a cambiare passo, pena la ghettizzazione del nostro mercato, che le Major internazionali interpretano già da tempo come un’area da cui si deve prendere quel che si può, senza investire.

E’ questo in sintesi, il quadro che ha disegnato Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi, durante l’evento. Nonostante la drammatica situazione economica e finanziaria e lo scetticismo diffuso per l’Agenda Digitale del Governo, l’edizione 2012 dell’Ict Trade è stata caratterizzata da voglia di fare, di costruire, di cambiare: “in un clima di recessione, non è pensabile recuperare fatturati e margini con le regole in uso, né mantenere le posizioni con modelli che si stanno dimostrando logori ed inadeguati; ed il passaggio deciso di molti Utenti al post – industriale avrà impatto diretto su tutti gli attori del Sistema di Offerta, che potranno e dovranno trovare collocazioni e valori aggiunti diversi da quelli conosciuti. Ma ci sono le competenze, le visioni, le risorse umane in grado di consentire una netta inversione di tendenza, se si misurerà il valore dell’ICT in intensità d’uso e di innovazione, e  non in fatturati da prodotti e servizi a basso valore aggiunto”, afferma Cuzari.
“Tutti i numeri di Mercato rendono oggi difficile intravedere una decisa ripresa, anche se assistiamo a nuove ondate di prodotti e servizi innovativi; ma eccellenze tecnologiche, nuove competenze, ridisegno dei processi organizzativi e di go to market fanno emergere realtà di successo nell’Ict italiana, e balzano all’occhio entusiasmo ed energia di giovani e anche meno giovani imprenditori che con genialità, estro e applicazione permettono la crescita di singole realtà. Prendiamo inoltre atto di un dato di fatto: il Sistema Italia è incapace di investire organicamente, di replicare sistematicamente casi di successo, di trarre insegnamento dai suoi  vantaggi competitivi; e sono veramente poche le multinazionali che guardano all’Italia come a un Mercato in cui la vera sfida non è raggiungere gli obiettivi di budget del trimestre, ma alimentare una nuova corrente di opinione e nuove competenze che portino le nostre imprese a spendere ed investire di più in Ict, riallineando la nostra spesa media con quella delle principali nazioni europee. Colmare anche solo al 50% il gap di spesa media per It delle imprese italiane rispetto a quelle europee genererebbe un business addizionale di oltre 6 miliardi di euro l’anno; una cifra enorme, di cui si dovrebbe fare in modo che fruiscano prioritariamente Player realmente in grado di dare reale Valore Aggiunto al Sistema Italia, non investitori che guardano solo alle Borse internazionali come strumento di moltiplicazione dei propri profitti. Colpa probabilmente di nessuno, responsabilità di tanti, se il perseguire l’Italia Digitale con le tante Agende sul tappeto si configurerà ancora una volta come raccolta senza semina, come trasferimento all’estero di risorse economiche ed energie con ricadute modeste sul Paese, come somma di azioni di rinnovamento infrastrutturale non sempre motivate da reali ragioni tecnologiche ma più probabilmente dalla ricerca dell’ennesimo ammortizzatore sociale indiretto“, conclude Cuzari

L’evento ha chiuso i battenti facendo registrare circa  1.600 presenze, più di 500 appuntamenti 1to1 pre-schedulati, cui si sono aggiunti gli incontri spontanei, e 10 workshop organizzati da Sponsor per presentare ai Partner le novità di Offerta e di Politiche di Canale.

Autore: Channelbiz
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