Ict Trade 2015: la digital disruption fa bene all’ICT e va cavalcata

Mercato
Milano, un momento dell'Ict Trade 2015

Si è alzato il sipario sulla nuova edizione di Ict Trade. Tema conduttore della due giorni milanese è stata la digital disruption e la possibilità di trovarne un nesso di sviluppo anche nel settore Ict:al bando l’autoreferenzialità sì a investimenti

I digital disruptor non sono innovatori di processi, ma sono coloro i quali ci permettono di fare le stesse cose in modo diverso: si pensi ad Airbnb o a Uber. Da questa considerazione è partita la nuova edizione di Ict Trade 2015, la seconda a Milano (la prima nel 2013) dopo un ritorno di fiamma a Ferrara lo scorso anno.

Sulla digital disruption si potrebbe aprire un capitolo molto lungo a tratti stupefacente e Maurizio Cuzari, dal palco, ma anche nella vita, si pone delle domande: meglio esserne protagonisti o subirla? Ceramente, così come per cloud computing, la digital disruption ha dato vita a un nuovo stile di vita economico-aziendale e urbano, si pensi per l’appunto alla concorrenza con gli hotel da parte di Airbnb, oppure ai taxisti con l’applicazione Uber, o ancora Amazon, sono tutte novità degli ultimi tempi che, se ci si pensa, hanno dato uno scossone ai tradizionali metodi di attività e gestione del business.

Maurizio Cuzari
Maurizio Cuzari

Ma non è peccato: si pensi all’avvento delle mail nei confronti delle Poste, oppure a Whatsapp che  sta facendo numeri da capogiro a scapito dei tradizionali sms. Che fare quindi? Subire o cavalcare? Forse i numeri del cloud computing parlano chiaro: più 20% di crescita contro un mercato ICT ancora troppo fiacco, specie in ambito Erp.

E Ict Trade e Ict Club è una manifestazione nel segno del cambiamento “Un cambiamento che è ancora refrattario a certe parti della politica ma che dovrebbe accompagnare tutti. Si tratta – spiega Riccardo Maiarelli, presidente di Fida Informdi un cambiamento che dobbiamo cavalcare e che a volte non abbiamo la capacità di gestire come protagonisti, ma come operatori dell’Ict abbiamo la responsabilità per il modo di fare impresa. Il digital disruption è elemnto di confronto con e per il futuro: non abbiamo  ricette preconfezionate, ma opportunità per confrontarsi fra noi operatori del mercato Ict”.

Milano, un momento dell'Ict Trade 2015
Milano, un momento dell’Ict Trade 2015

Maurizio Cuzari, ad Sirmi e vicepresidente esecutivo di NetConsulting Cube osserva che i decrementi di mercato del settore It sono solo la punta di un iceberg, perché l’Ict nasconde dei cambiamenti strutturali importanti. “Dal 2010 e nei tre anni successivi l’hardware è stato in forte decrescita, mentre il software si comprime di poco grazie al passaggio dall’onpremise al cloud. L’area in crescita è quella sui servizi gestiti che fanno riferimento al cloud computing. Il cloud cresce del 20% anno su anno e ci aspettiamo che anche nei prossimi tre anni si dimostri essere il primo ‘anticalcare 2.0’”, afferma Cuzari. “Avanzano i digital disruptor e il modo diverso di fare impresa, come la sharing economy, ed ecco il successo di Airbnb e Uber”, spiega Cuzari, il quale prende la palla al balzo per strigliare, come fa abitualmente, gli operatori del settore e lancia una provocazione sul confronto tra Italia e resto di Europa sottolineando che se l’Italia spende meno in tecnologia forse potrebbe anche essere colpa dell’offerta.

E allora, al bando l’autoreferenzialità, sì al cambiamento necessario nel mondo Ict grazie anche a un modello nuovo come quello lanciato in altri settori dalla digital disruption. Infine, un motto: non subiamo i cambiamenti ma cavalchiamoli.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore