Il cloud computing non è il far west

Strategie

Durante il workshop della Grande Milano sul tema de “La sicurezza dei dati nelle imprese. Tra privacy ed efficienza” sono stati toccati i temi del cloud computing associandoli al concetto di sicurezza. Secondo esperti la normativa sul cloud esiste già

Il cloud computing non è il far west, ma un modo di approcciare il mercato in cui le garanzie legislative esistono. Ma il cloud computing può comportare anche il trasferimento e l’affidamento a terzi di dati e segreti aziendali quindi, a maggiore garanzia, si potrebbe estendere anche a questo caso l’inversione dell’onere della prova oppure inserire nel codice privacy una norma che preveda la tutela anche nel caso di concorrenza”. Queste sono alcune delle considerazioni normative che sono state esposte da Franco Estrangeros, partner studio Ghidini, Girino e Associati, che, durante il workshop della Grande Milano sul tema de “La sicurezza dei dati nelle imprese. Tra privacy ed efficienza”, ha tenuto un intervento sul tema ‘Sicurezza e riservatezza dei dati personali nel commercio elettronico”. L’evento è stato realizzato dal Centro studi Grande Milano e da Sempla, responsabile del dipartimento tecnologie e procesi informativi del Centro studi.

Partendo dalle basi che hanno spinto gli organizzatori a realizzare questo workshop, si possono cogliere degli spunti di riflessione sul nuovo che avanza e cioè sul cloud compuiting e tutti i problemi legati alla sicurezza che questo comporta. Lo sviluppo e l’utilizzo delle reti informatiche e delle Tlc hanno acuito il problema della sicurezza dei dati nel mondo del business. Le informazioni non protette o gestite in modo non consapevole possono creare danni incalcolabili alle imprese.

Mariano Cunietti, Enter

Il controllo costante dei dati, le informazioni sicure, la trasparenza delle comunicazioni e dei processi dei sistemi di controllo devono far parte di un patrimonio comune di ogni azienda. E proprio partendo dalla sicurezza delle informazioni che si possono creare le condizioni perché la conoscenza e l’esperienza accumulate dalle aziende diventino fonte di sviluppo del business e non un’area di criticità. In questi ultimi tempi, prende sempre più piede, tra le aziende It, il concetto di cloud computing e, in parallelo, la sicurezza dei dati aziendali. “Il cloud è ben piantato per terra perché supportato dal Dlgs 70/2003 ( “Attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno”, ndr). Questa disciplina è applicabile al cloud. Per il fornitore di cloud dovrebbero esistere, in base a questo decreto, gli obblighi di trasparenza applicabili, in sede normativa, a chiunque operi online.

Quando parliamo di riservatezza dei dati personali, dati che circolano online, si pensa che dietro questo mondo ci sia il far west ma credo sia improprio. La disciplina che sta dietro al codice privacy è applicabile anche a coloro i quali operano in cloud: qualora il cloud abbia in oggetto dati personali di terzi scattano in automatico le garanzie e gli obblighi dettati dal codice. Insomma, la normativa esiste va solo applicata e calibrata sulle responsabilità dei diversi attori, nonché un’attività di formazione nel 2011”.

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