Il digitale nel Ddl Concorrenza (solo in parte)

Strategie

Il Ddl Concorrenza, appena approvato dopo quasi tre anni di lavori, ha norme che riguardano l’impatto della concorrenza digitale. Ma anche carenze come nel caso che nulla si dice sulla disciplina per il trasporto pubblico privato, nel quale rientra Uber. Modelli di business nuovi da considerare

Il disegno di legge sulla concorrenza è diventato legge (con fiducia) dopo quasi tre anni dall’approvazione, con soddisfazione da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda (“è un importante segnale di serietà per il Paese …  e  siamo fin d’ora al lavoro per definire nei tempi più brevi possibili tutti i decreti attuativi necessari per la piena efficacia della legge”) ma con critiche da parte dei consumatori che non vedono promossa la libertà del mercato,  in molti ambiti.

In  una nota  Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, dichiara “che una legge finisca addirittura per peggiorare l’esistente, francamente sia  troppo”  mentre il  presidente dell’Adiconsum, Carlo De Masi, pur dicendosi soddisfatto per l’approvazione del Ddl Concorrenza (“Alcune sofferte novità sono state finalmente realizzate. Non è tutto quello che avremmo voluto”) e  pur sottolineando aspetti a favore dei consumatori come  la reintroduzione del consenso preventivo quale strumento di tutela  nei confronti del telemarketing svolto dalle aziende,  “rinnova la richiesta al ministro Carlo Calenda di aprire un tavolo tecnico urgente con il Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti per risolvere in maniera definitiva il telemarketing selvaggio”.
Dal canto suo anche Altrocosumo definisce il Ddl “un passaggio necessario ma non sufficiente”, per spinte coporativistiche che hanno reso zoppo il testo finale.

Internet,  concorrenza diretta da gestire

Il testo finale contiene misure relative a assicurazioni, abbonamenti telecomunicazioni, costi telefonici (i numeri a tariffazione speciale potranno attivare la tariffazione stessa solo dalla risposta dell’operatore), telemarketing, servizi postali (apertura ai privati anche per notifiche di atti giudiziari), rete carburanti, professioni (obbligo di preventivo scritto),  farmacie (stralciata la liberalizzazione della vendita dei farmaci C con ricetta), energia (liberalizzazione completa del mercato dell’energia da luglio 2019).
Un testo molto  articolato che, limitandoci alla citazione di tecnologie digitali e servizi Internet,  ha diversi limti, come se l’arrivo di App e servizi Web non costuisse concorrenza con i gestori di servizi più trazionali.

Un esempio a tale proposito è che il Ddl non contiene nessuna revisione  della disciplina per il trasporto pubblico privato, nel quale rientra Uber che ha rivoluzionato con il suo modello di fruizione il mercato dei taxi.  Ad oggi nulla è stata deciso nel Ddl se non che il governo ha la delega per riformare “il trasporto pubblico non di linea” entro 12 mesi con un decreto legislativo di riforma organica, con l’obbligo di armonizzare l’offerta di servizi che comprende anche forme di mobilità gestite da  applicazioni web che mettono in relazione domanda e offerta, passeggeri e conducenti, con un sistema sanzionatorio adeguato per l’abusivismo. Ma fra 12 mesi, mentre la tecnologia avanza veloce.

Uber davanti alla Corte di Giustizia della UE
La mobilità gestita via app, come per Uber, sarà oggetto di una riforma organica non prima di 12 mesi. Oggi il Ddl Concorrenza non la prende in considerazione

Un altro esempio, invece con esito  positivo per Federalberghi, riguarda  come regolamentare l’impatto della nuove tecnologie sulla concorrenza  nell’ambito delle prenotazione online di hotel e soggiorni, tema già in cantiere dai tempi dell’approvazione del disegno di legge, tre anni fa: il Ddl vieta oggi il parity rate, cioè la clausola che impedisce agli alberghi di offrire sul proprio sito servizi a prezzi inferiori a quelli pubblicizzati dai grandi portali di booking online, aggiudicandosi la soddisfazione degli albergatori.

Infine, per quanto riguarda i pagamenti digitali per accedere e eventi culturali, mostre e musei,  questi saranno abilitati anche via smartphone, mentre per il telemarketing si ribadisce l’introduzione per i call center dell’obbligo di dichiarare la natura commerciale della telefonata e l’identità dell’azienda per cui chiamano.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore