Il lato fisico della sicurezza

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È la videosorveglianza digitale, sempre più integrata con le reti dati, che
promette di essere un mercato destinato a crescere vorticosamente. A patto di
riuscire a intercettare la domanda e a convincere i responsabili acquisti che
quasi mai sono i Cio

Videosorveglianza una garanzia di sicurezza o una minaccia alla privacy?
Comunque la pensiate è ormai diventata parte della nostra cultura, come sostiene
Nic Groombridge, il sociologo inglese nel libro ?Sourveillance Society?. Nella
sola Inghilterra, scrive, ogni settimana vengono registrate immagini per oltre
17 milioni di ore. Altri luoghi in cui le telecamere proliferano sono i
supermercati dove alle ragioni di sicurezza si incrociano quelle del marketing,
che analizzando i percorsi dei consumatori per studiare lay out sempre più
accurati. E poi stazioni di polizia, manifestazioni, eventi pubblici; e ancora
aeroporti, stazioni, parchi. A Milano, Roma, Firenze, Bergamo esistono ormai
oltre 300 telecamere utilizzate non solo per controllare eccessi di velocità e
divieti di accesso ma anche parchi, luoghi pubblici e quartieri considerati poco
sicuri. Per esempio l’Aem, l’azienda elettrica milanese ha installato telecamere
invisibili nell’impianto di illuminazione dei parchi. Insomma pare proprio che
sia un mercato ad alto potenziale, specie con la progressiva affermazione di
soluzioni digitali su ip, che possono transitare su una comune rete Ethernet ed
essere conservati con una soluzione storage. Uno studio di Datamonitor parla di
questo mercato come di una nicchia destinata a crescere del 55% l’anno da qui al
2007, fino a portarsi a quota 7,4 miliardi di dollari a livello globale. Tre
sono i driver che guidano la domanda: la richiesta di maggior sicurezza, un
rapido ritorno degli investimenti, la sostituzione delle tecnologie obsolete,
quelle non digitali. I settori più promettenti, secondo lo studio, sarebbero il
retail, la pubblica amministrazione, come il settore dell’education.

Quando la videosorveglianza è lecita
Per mediare fra le esigenze di sicurezza e il diritto alla riservatezza
dei cittadini l’Autorità garante della Privacy ha varato un Provvedimento
Generale sulla Videosorveglianza del 29 aprile 2004. Quando si progetta una
soluzione di questo tipo perciò bisogna essere sicuri di non violare la privacy
dei cittadini e di essere conformi al Codice in materia di dati personali perché
il rischio è quello di incorrere in sanzioni amministrative e anche penali.
Innanzitutto l’installazione di telecamere è lecita solo se è proporzionata agli
scopi che si intendono perseguire e quando altre misure siano insufficienti e
inattuabili. Le immagini non devono permettere l’identificazione dei soggetti
ripresi, a meno che non sia strettamente necessario, e quando si desidera
installare sistemi che prevedono l’abbinamento alla voce, oppure a dati
biometrici o a percorsi fatti, è obbligatorio sottoporre i progetti alla
verifica preliminare del Garante. I cittadini devono sapere sempre e comunque se
un’area è videosorvegliata. In caso di registrazione il periodo di conservazione
delle immagini non deve superare le 24 ore. Fanno eccezione alcune applicazioni
particolari come nelle banche, allora il termine massimo si allarga a una
settimana. Sui luoghi di lavoro è assolutamente vietato controllare a distanza i
dipendenti e le telecamere sono inammissibili nei luoghi non destinati ad
attività lavorative come i bagni, gli spogliatoi o i luoghi ricreativi. Negli
ospedali è ammesso il monitoraggio dei pazienti ricoverati in particolari
reparti (per esempio rianimazione), ma le immagini devono essere disponibili
solo per il personale autorizzato e i familiari dei ricoverati. Nelle scuole è
possibile solo negli orari di chiusura e quando si siano verificati episodi,
come atti di vandalismo.