Il professionista 3.0 è aggiornato, mobile, efficiente e creativo

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I cambiamenti di scenario mostrano già una serie di importanti indicatori: il 30% delle aziende italiane favorisce il lavoro da remoto, gli investimenti dei Venture Capitalist italiani in aziende di nuova generazione sono cresciuti a ritmi intorno al 200% nell’ultimo anno e gli spazi dedicati allo smart working si sono sviluppati in tutto il mondo con percentuali di crescita intorno al 250%

Il professionista 3.0 è aggiornato, mobile, efficiente e creativo. L’osservatorio di Copernico Where Things Happen (piattaforma ecosistemica dedicata allo smartworking) ha denominato “worksumer”: lavoratore (worker) che ha esigenze di consumo (consumer) in relazione al suo lavoro e che sono spazio, tempo, contenuti, training, tecnologia, strumenti, network, benessere e cibo.

Sicuramente la fine del colletto bianco ma non necessariamente il sopravvento della camicia a quadretti del giovane startupper.  Un cambiamento dettato dall’evoluzione del contesto socio-economico e dai mutamenti in atto nei mercati e nei modelli lavorativi che hanno spinto alla creazione di nuovi bisogni e desideri. Negli ultimi 50 anni infatti il ciclo di vita delle imprese si è ridotto da 60 a circa 18 anni. La linea che separa la sfera privata da quella lavorativa è sempre più sfocata e la ricerca di un equilibrio tra le due dimensioni porta il lavoratore a prediligere spazi funzionali al lavoro con un’attenzione al benessere: ambienti activity-based e flessibili, corredati da servizi che gli permettano di prendersi cura di sé e divertirsi allo stesso tempo.Copernico

Nel contesto socio-economico attuale, molti sono i segnali di una sorta di “nuovo rinascimento del lavoro”: la soggettività, l’individualità e la flessibilità prendono il sopravvento sulla schematizzazione e uniformità dei comportamenti e degli ambienti. I cambiamenti di scenario mostrano già una serie di importanti indicatori: il 30% delle aziende italiane favorisce il lavoro da remoto (fonte: Rapporto dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano), gli investimenti dei Venture Capitalist italiani in aziende di nuova generazione sono cresciuti a ritmi intorno al 200% nell’ultimo anno (fonte: CBS Insight) e, nello stesso periodo, gli spazi dedicati allo smart working si sono sviluppati in tutto il mondo con percentuali di crescita intorno al 250% (fonte Harvard Business Review). Un fenomeno globale come dimostra il caso di WeWork – start-up newyorkese – che con le sue 30.000 membership è stata recentemente valutata 10 miliardi di dollari. O Regus che alla fine del 2014 contava su una rete di 2.200 locations, e 2 milioni di clienti in un centinaio di Paesi._DSC8565_177280

Si evidenziano quindi, in questi ultimi anni, un nuovo modello di fruizione degli spazi e del tempo del lavoro che incrocia modalità e nuovi schemi del lavoro ormai “liquido” e flessibile in termini di spazio e tempo ed esigenze di consumo funzionali al lavoro. Ecco la nascita del Worksumer. Questa nuova figura non corrisponde solo, al giovane startupper, al creativo digitale, o al libero professionista ma anche professionisti e società più mature e tradizionali che trasferiscono in questi nuovi spazi gruppi di lavoro o interi rami di azienda con l’obiettivo di avviare e stimolare scambio e innovazione.

Il focus si sposta, quindi, dal consumatore alla persona, con sempre maggiore attenzione a comportamenti, abitudini, obiettivi e contesto che la caratterizzano rispetto all’acquisto di prodotti per la soddisfazione di bisogni e desideri. “La relazione tra tempo, spazio, contenuti e valori è centrale per capire il Worksumer. Si tratta di un lavoratore evoluto, allo stesso tempo protagonista e attore di una dimensione lavorativa dinamica e innovativa che va oltre il contesto tradizionale, creando un’esperienza diversa” ha spiegato Pietro Martani, ceo di Windows on Europe e ideatore di Copernico.

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