Intel Security: l’ignoranza non è ammessa quando si naviga

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Giorgio Bramati, consumer partner manager di Intel Security, spiega lo studio realizzato dalla società sulle abitudini online di adolescenti e pre adolescenti. Emerge un quadro allarmante sia tra i figli sia tra i genitori

La sicurezza per i bambini/adolescenti spiegata ai genitori. E’ questo l’intento che si è prefissata Intel Security, la società nella quale è confluita McAfee, con lo studio dal titolo “La realtà dei genitori della generazione digitale”. Giorgio Bramati, consumer partner manager della società ha messo i puntini sulle i, ha corredato le spiegazioni con esempi concreti e il quadro che ne è emerso è che i genitori o gli educatori sono poco allarmati di quando possa capitare ai loro figli o ai minori che stanno tutelando e, apostrofano la ricerca con un ‘a noi non capiterà mai’. WP_20150624_005

Bramati spiega proprio che nei genitori e nelle istituzioni non c’è consapevolezza che possano esistere reati, specie se parliamo di Cyberprotezione, Cyberetica e Cyberbullismo. “I genitori devono parlare con i figli, chiedere, e capirne il comportamento online. Tentiamo di spiegare che entrare su Internet è come attraversare una strada. Se c’è il semaforo rosso ci si ferma e si pensa”, afferma Bramati.

Secondo lo studio di Intel Security, il 48% dei genitori interpellati è convinto che i loro figli raccontino loro tutto ciò che fanno online, mentre il 71% degli adolescenti intervistati ha dichiarato di utilizzare Internet per trovare online le risposte ai compiti. Nell’era dell’Iot, del mobile e dei tablet, gli adolescenti fanno fatica quasi a capire che cosa sia il Pc.

Giorgio Bramati
Giorgio Bramati

Nell’era del mondo mobile si cerca di parlare di device mobili che rappresentano il pane per gli adolescenti. “Oggi tutto si connette a Internet , siamo alla vigilia della connessione massiva dell’Iot: si pensi al conta passi da polso, è un oggetto collegato al Pc. E se solo pensiamo alla velocità con cui si sono diffusi gli smartphone, restiamo impressionati che nel giro di tre anni gli smartphone siano pari a 1,4 miliardi”, spiega Bramati.

Così come non è da sottovalutare il malware mobile, dove la posta in gioco è molto alta. Attenzione poi agli annunci pop-up e ai keylogger. Insomma, la rete ha amplificato la sua portata, e con lei sono proliferate le minacce ma ecco che Bramati dà cinque suggerimenti per i genitori dei nativi digitali per una maggiore sicurezza online:

  1. “essere connessi” con i propri figli. Parlare casualmente e spesso a proposito dei rischi online, e assicurarsi che i canali di comunicazione siano aperti. Incoraggiare discussioni prendendo spunto da ciò che si legge sui giornali o quello che avviene a scuola.
  2. Stabilire delle regole per le password. Per cameratismo o per fiducia, gli adolescenti tendono a condividere le proprie password dei social media con amici o conoscenti. Amici o no, questa è un’abitudine pericolosa. Fissare una punizione se questa regola viene infranta.
  3. Leggere le recensioni delle App. Consultando le informazioni delle app, sui limiti di età (i gradi sono: per tutti, maturità bassa, media, o alta) e le recensioni dei clienti su una app, si sarà in grado di comprendere se l’app è adatta o meno ai propri figli.
  4. Avere l’accesso. I genitori dovrebbero avere le password degli account social dei figli e i codici di accesso ai loro dispositivi.
  5. Essere tecnologicamente aggiornati. Rimanere un passo avanti ed essere aggiornati sui vari dispositivi che i propri figli utilizzano, sui social network più in voga. Anche se non è indispensabile creare un account, è importante capire come funzionano e se i propri figli vi accedono.
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