La gelata autunnale del mercato Ict

Strategie

Assinform parla di crisi del mercato It in calo dell’1,7% e il mercato Tlc è in calo del 2,7%. Unica nota positiva è quella della banda larga

Sfumata ogni illusione di ripresa, archiviata da mesi come miraggio, la gelata è arrivata con l’inizio di autunno. Per Assinform è crisi del mercato IT in calo dell’1.7%. I numeri parlano chiaro, sembrano un bollettino di guerra: hardware in pesante flessione del 4,1% (con il crollo dei Pc desktop a -9,7% e la caduta libera dei notebook a -14,6%). Tiene il software fermo al palo (leggera crescita dello +0,3%), mentre i tablet volano a tripla cifra (con un incremento del 347% a quota 398.000 unità vendute).

L’autunno nero è registrato anche dal mercato Tlc, in calo del 2,7% (servizi Tlc in declino del 2,8%, terminali -0,8%; infrastrutture -3,3%, crescono in controtendenza solo i Vas mobili +6,8% e si salvano i fissi +2,1%).

L’unica buona novella, a parte i tablet, la porta la banda larga, in rialzo del 5,2% per attestarsi a quota 13.602.000 accessi. In un paese UE, arretrato nell’innovazione e da anni fanalino di coda nella broad band, significa che piano piano si cerca di colmare il divario digitale che separa l’Italia dal resto d’Europa. Sul mercato IT pesa l’effetto depressivo della manovra recessiva di agosto: “A fronte delle caratteristiche recessive della manovra finanziaria di agosto, infatti, siamo stati costretti ad aggiornare le stime sul trend del settore nell’anno, individuando un range che va da una riduzione della domanda It di -1,2% nell’ipotesi più favorevole e a un -2,8% in quella pessimista ha detto Paolo Angelucci, presidente di Assinform.

Angelucci ha adoperato parole severe per descrivere il mercato IT italiano: “La crisi dell’Ict ipoteca le capacità di crescita: il Decreto Sviluppo scommetta sulla digitalizzazione del Paese“. Che cosa serva in questa congiuntura difficile, è presto detto per Assinform: “Risorse non preventivate dell’asta sull’Lte dovrebbero essere impiegate per rilanciare i progetti di dematerializzazione della Pa e per generare nuovi investimenti delle imprese. Bisogna far partire realmente gli investimenti sulla banda ultralarga, privatizzazioni delle società pubbliche di Ict, pagamenti certi, aggregazione delle imprese per condividere servizi e infrastrutture avanzate,  regole concorrenziali e trasparenti per garantire il ritorno delle investimenti in Ict”.

A soffrire sono i fatturati, in peggioramento per il 25% delle medie imprese rispetto al 14% rilevato ad aprile, per il 7% delle grandi imprese rispetto al 5% di aprile, a causa dei tagli  di spesa, del differimento degli investimenti da parte soprattutto dei grandi clienti (Pa, settore bancario, grande distribuzione, industria). Ma la situazione risulta aggravata dai crescenti ritardi di pagamento. Gli ordinativi peggiorano per il 25% delle piccole e delle medie (rispettivamente il 23% e il 14% ad aprile).
Sull’occupazione grava la crisi che taglia i dipendenti per il 29% delle grandi imprese e il 25% delle medie (rispettivamente 5,6% e 14,3% ad aprile), mentre i consulenti sentono il peggioramento (nel 25% delle medie – ad aprile le medie si dividevano fra 57% stabile e 43% migliorato -, mentre nelle grandi imprese riappare la voce “molto peggiorato” per quasi l’8%). Tutte le categorie di imprese It  vivono uno stato di crescente indebitamento e subiscono l’aumento allarmante della voce crediti insoluti, in peggioramento per il 27% del campione, a fronte del 17,5% rilevato ad aprile.

Ma attenzione il rosso dell’IT non riguarda solo la crisi di un settore avverte il presidente di Assinform –  qui siamo di fronte a un pesante colpo di freno sulle capacità stesse di ripresa dell’intera economia italiana. L’It è chiamato più di altri settori industriali a continui e crescenti investimenti per tenere il passo dell’innovazione, la sua capillarità e trasversalità ne fanno un settore  base delle economie globalizzate. Le  tecnologie digitali, accessibili a tutti a basso costo sono il più potente fattore di accelerazione e moltiplicatore  dello sviluppo, con capacità di impattare rapidamente sull’efficienza dei processi, sul valore di  prodotti e servizi, sulla qualità della vita. Dalla depressione della domanda It, dalla grave sottovalutazione delle potenzialità dell’Ict di cui l’Italia soffre da anni, discende l’immobilismo del Paese, che ha grosse difficoltà a produrre nuove e significative opportunità di sviluppo“.

La digitalizzazione è strategica:  “Oggi finalmente si riparla di crescita al tavolo del Ministero dell’Economia – ha concluso il presidente di Assinform – bene, è giunta l’ora di scommettere sull’Ict. Questo settore, attraverso l’asta sulle frequenze Lte, riverserà nelle casse pubbliche risorse dell’ordine di almeno 1 miliardo di euro in più rispetto a quanto preventivato. Una parte dovrebbe essere utilizzata nei  progetti di digitalizzazione nelle pubbliche amministrazioni. Ipotizzando l’impiego di solo 200 milioni di euro verrebbero, così, attivati dal sistema delle imprese investimenti per almeno 1 miliardo di euro in innovazione ICT “. Lo dimostrano esempi virtuosi, come quello dell’Emilia Romagna, dove l’amministrazione regionale, scommettendo sulla digitalizzazione, risparmia su carta, energia, spazi, trasporti per milioni di euro, ed ha stimato che se in tutte le amministrazioni regionali italiane si facesse allo stesso modo si risparmierebbero solo per queste voci almeno 40 milioni di euro, ottimizzando anche la qualità dei servizi. Casi di successo riguardano anche i tablet (in crescita del 347% passando dalle 89.000 unità vendute nel primo semestre 2010, alle 398.000 di giugno 2011) e la risalita del software a +0,3%, rispetto al – 1,2% registrato a fine primo semestre dell’anno precedente. Dunque, anche se meno di prima, le imprese continuano a investire.

Dì la tua in Blog Café: La frattura di agosto, due anni in uno

Paolo Angelucci, Presidente Assinform
Paolo Angelucci, Presidente Assinform
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore