La musica si ripete

Strategie

La realtà spesso batte tutte le logiche: proprio in un settore, quello Internet, dove sembrava che il talento individuale dovesse essere premiato e le piccole società potessero scalare le vette più ardue, alla fine è prevalsa la logica dei grandi gruppi

La realtà spesso batte tutte le logiche: proprio in un settore, quello Internet, dove sembrava che il talento individuale dovesse essere premiato e le piccole società potessero scalare le vette più ardue, alla fine è prevalsa la logica dei grandi gruppi. Cinque per l’esattezza: Google, Yahoo, eBay, Amazon.com e Microsoft. Ormai sono questi cinque, hanno conquistato posizioni solidissime, e all’orizzonte non se ne vedono altri. O meglio: le piccole idee continuano a esistere e con esse le piccole società, ma vengono subito, appena la loro iniziativa si manifesta buona, inglobate in qualcuno di questi gruppi. Ai quali la potenza finanziaria non manca, visto che per restare all’esempio più noto Google ha quintuplicato il valore in Borsa dalla sua quotazione nell’estate 2004. È successo così per Kelkoo, il sito che permette la comparazione dei prezzi online, acquisito nel 2004 da Yahoo, oppure per restare in casa Yahoo per Confabulator.com, un piccolo sito che vende applicazioni tipo una sorta di ‘alarm clock’, i cosiddetti widget. È stato così anche per Skype, la società di telefonia Ip che una volta acquisita una certa dimensione in termini di utenti è entrato nel gruppo eBay. Tutte operazioni che garantiscono un doppio vantaggio per i grandi gruppi: la crescita per acquisizioni, e intanto anche la crescita per nuovi prodotti e servizi sfornati in casa. Ancora, Amazon.com: aveva cominciato con i libri, oggi vende di tutto, in parte grazie all’acquisto di una moltitudine di società specializzate in parte grazie a sviluppi interni: automobili, gourmet food, moda, e via dicendo. Il traffico dei siti di e-commerce nel 2005 è migliorato del 35% sull’anno precedente. Non sono novità della new economy; anche nella vecchia ma sempre valida economia erano e sono i gruppi forti che dettano le regole e governano il mercato, salvo ogni tanto cambiar pelle per stare dietro alle innovazioni di mercato. Non tutti ci riescono e qualcuno sparisce o rientra nella categoria dei middle. Nell’economia digitale i più forti per ora possono solo diventare più forti, ci vorrà del tempo prima che qualcosa metta a nudo questo modello. Errori sono possibili, e ci sono stati, ma non hanno inciso sulla strategia del potenziamento. La motivazione imprenditoriale dei cinque è chiara: ognuna delle tantissime acquisizioni degli ultimi anni risponde a una logica precisa, guidata sempre dalla necessità di dimostrare al mercato la propria capacità di crescita a due cifre. I clienti di eBay hanno qualche residuo dubbio sull’opportunità di pagare con carta di credito gli acquisti che fanno sul sito di aste? Niente paura: eBay compra PayPal, un sito di intermediazione finanziaria che permette di pagare appunto gli acquisiti in Rete senza mettere mano alla carta di credito e soprattutto senza dover affidare a nessuno i propri dati. Yahoo vuole fronteggiare l’attacco concorrenziale di Google sul fronte dei motori di ricerca? E allora via con le acquisizioni, di Altavista, della scandinava Fast, di Inktomi, insomma di quanto di più tecnologicamente avanzato esista appunto nel settore delle ricerche su Internet. Non si sa se per caso o per scelta strategica i grandi del settore si sono ritrovati a spartire il mercato: Google nei ‘motori’ e l’universo che gira intorno, Yahoo nell’informazione, l’intrattenimento e una serie di formule per la personalizzazione, eBay nelle aste e tutto quanto connesso, Amazon nell’ecommerce partendo dai libri. Fermo restando tutto ciò, sono sempre più frequenti le puntate ‘intersettoriali’. In mezzo c’è Microsoft: arrivato in ritardo su Internet negli ultimi anni ha cercato di risalire in fretta la china, tramite acquisizioni e con lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi servizi. Google Maps è per esempio un servizio che offre online mappe geografiche di Paesi e città, e altre informazioni tratte da diversi database. La facilità d’uso del mash up (software che combina contenuti da più siti) ha ispirato centinaia di cartografi ‘creativi’ facendo esplodere il fenomeno.