La nuova Assinform, più operativa

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Angelucci, neo presidente: “La grande battaglia della mia presidenza sarà far capire che l’IT è un’industria”

Ha un fare molto spiccio e risolutivo Paolo Angelucci, neo presidente di Assinform, che governerà con un squadra di vicepresidenti di alto rango l’associazione di Confindustria per i prossimi quattro anni, dopo la guida discreta di Ennio Lucarelli.

Romano, ma con un ufficio stabile nella sede di Milano di Assinfom (“vuole esserci”), Angelucci, assiduo frequentatore di Confindustria di cui è stato anche vicepresidente dei giovani industriali, mostra preoccupazione per l’andamento del mercato, con ordinativi in calo e previsioni di fatturato di fine anno negative. Ma – allo stesso tempo – imposta una squadra di governo forte (i cinque vicepresidenti sono ai vertici di Microsoft, Ibm, Accenture, Cisco e Almaviva), al lavoro per sanare tre criticità: la riduzione dei budget delle imprese, il calo di nuovi investimenti in IT e la diminuzione della forza lavoro impiegata. Tre fattori che caratterizzano il momento economico ma che, se non sanati, continueranno a far sì che l’Italia mantenga il suo primato: ultima tra i maggiori paesi per rapporto tra investimenti in IT e crescita del Pil, a dimostrazione che in Italia non si innova. “Questo dato segnala che ci sono margini interessanti per innovare, ma gli scogli da superare al momento sono significativi – precisa Angelucci -. E’ un mercato con enormi opportunità di crescita, considerando che la spesa per addetto in Italia è del 25% inferiore a quella media europea”.

Paolo Angelucci, neo presidente di Assinform

Le aree di azione della squadra Angelucci prevedono un intervento immediato e un intervento più programmatico. Il primo mira a governare il rischio che le aziende perdano capacità e persone oggi, e spera di avere come leve sia la Tremonti-ter in via di approvazione (si spera che la detassazione degli utili coinvolga le aziende che investono in IT, ma non solo in hardware ma anche in software e servizi) sia le banche per una ripresa degli finanziamenti di medio termine alle imprese. Il secondo intervento è, invece, più progettuale e di lungo termine, con strumenti che stimolino la domanda di innovazione da parte delle imprese, ma anche sviluppino l’offerta da parte dei vendor, che analizzino l’impatto delle nuove reti di prossima generazione NGN e dei nuovi servizi, partendo anche da best practice in aree di forte crescita (egoverment 2012 o Expo 2015 sono due aree ad alto potenziale).

Un cambio di presidenza accompagnato da un nuova squadra e da un nuovo programma, basato sull’andamento del mercato e dai segnali di un peggioramento in atto piuttosto forte. “La grande battaglia della mia presidenza – precisa Angelucci – sarà far capire che l’IT è una industria, come quella dell’auto. Finché non ci sarà questo riconoscimento sarà difficile spingere l’innovazione. L’IT dà lavoro direttamente a 390.000 addetti (le Tlc a 160.000) e il settore è quello che negli ultimi anni ha creato maggior occupazione, con circa 1 milioni di persone”. Una vera industria che non ha ancora un riconoscimento “ufficiale” e quindi fiscale. La palla passa ora alla Tremonti-ter, sostiene Angelucci. “Se la detassazione degli utili non riguarderà anche il nostro settore prevedo che alla fine d’anno ci saranno molte più aziende in crisi rispetto ad oggi, magari destinate alla chiusura”. Il suo sogno, stimato sul potenziale di mercato a parità di spesa pro capite, è portare la spesa ICT dagli attuali 20,7 miliardi di euro a 36,7 milioni di euro. “Dobbiamo essere fortemente propositivi perché in IT si investa”.

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