La sicurezza come fattore di business

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Se da una parte il canale, dotandosi delle opportune competenze interne, può interpretare al meglio i bisogni della media e piccola impresa in tema di sicurezza It, dall’altra, i prodotti, non mancano. In prova le principali suite presenti sul nostro mercato

Nell’ultimo rapporto prodotto da Sirmi improntato sul mercato della sicurezza si evince che nel nostro Paese il fenomeno “sicurezza” tradotto in soldoni significa qualcosa come un agglomerato di business che sfiora i 1.230 milioni di Euro, con un tasso di crescita a doppia cifra (+12%) rispetto al 2004 e con ulteriori ampi margini di crescita previsti anche per quest’anno. Parlare di sicurezza, in un mondo sempre meno sicuro, non è semplice: se fino ad oggi il problema sicurezza veniva ancora visto in molti casi come un evento da affrontare sicuramente – anche con un investimento iniziale cospicuo – e lasciato in carico al responsabile dell’It, oggi la sicurezza deve essere interpretata sull’intero ciclo di vita della crisi e non su singoli eventi. Oggi essere protetti correttamente, viene sempre più valutato come un fattore critico di successo, sentenziano i vari esperti del settore. Infatti l’analisi dei trend mostra come la gestione della sicurezza sarà sempre più integrata con le coreactivities divenendo una capacità distintiva dell’azienda. Normalmente però accade che la sicurezza informatica, soprattutto in ambito Pmi, venga trascurata e rilegata in secondo piano. Si sa che è necessaria ma spesso mancano il tempo, i professionisti e soprattutto i soldi per realizzare una pur minima struttura di sicurezza. Anche quando accade che un attacco condotto ai sistemi informatici aziendali vada a buon fine, se il danno accusato resta minimo o comunque trascurabile, la sicurezza viene mantenuta in scarsa considerazione. In questo ultimo caso addirittura, la limitata entità dei danni subiti giustifica la politica adottata precedentemente e il livello di guardia viene, se possibile, ulteriormente diminuito. Quello che è peggio è che la scarsa conoscenza delle potenzialità dell’informatizzazione It rendono difficile far comprendere i danni ai quali si è esposti in caso di attacco. Spesso è capitato di notare indifferenza da parte di responsabili aziendali che raccontavano come, alcuni attacchi condotti al sito Web aziendale, avevano costretto a metterlo offline per un certo periodo. L’indifferenza nasceva dal fatto che in ogni caso, le normali attività dell’azienda non avevano subito rallentamenti e apparentemente, il processo produttivo non sembrava aver subito interferenze dal riuscito attacco. È stato solo dopo aver analizzato le statistiche di accesso al sito, aver visitato i siti Web dei principali concorrenti e aver fatto notare che a tutti gli effetti il sito Web aziendale rappresentava una vetrina, un biglietto da visita, un’immagine dell’azienda verso un nutrito numero di potenziali clienti, che l’iniziale indifferenza si è trasformata in preoccupazione.