La tassa di concessione governativa sull’abbonamento al cellulare va pagata da tutti

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Una risoluzione dell’Agenzia delle entrate chiarisce che la tassa sulle concessioni governative sui contratti di abbonamento per l’utilizzo della telefonia mobile è dovuta da tutti gli utenti, comprese le amministrazioni pubbliche non statali

La tassa sulle concessioni governative sui contratti di abbonamento per l’utilizzo della telefonia mobile è dovuta da tutti gli utenti, comprese le amministrazioni pubbliche non statali. E’ questo quanto chiarisce l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n.9/E, diffusa il 18 gennaio scorso.

L’agenzia sottolinea come non venga meno il presupposto normativo per il pagamento del tributo  con l’entrata in vigore del “Codice delle Comunicazioni”, previsto dal decreto legislativo n.259/2003.
Con l’entrata in vigore del “Codice delle Comunicazioni” è stato abrogato l’art. 318 del Dpr n.156/1973, che disciplina la “licenza di esercizio”, ma non è stata alterata l’efficacia dell’articolo 21 della Tariffa allegata al Dpr n.641/1972.

Questa norma prevede il pagamento della tassa di concessione governativa a fronte del rilascio della “licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione”. Conferme circa la sussistenza del tributo possono essere rintracciate nella legge 244 del 2007 che, esentando i non udenti dal pagamento del tributo, di fatto, ne ha confermato il pagamento in capo a tutti gli altri. O ancora, nell’articolo 219 dello stesso “Codice delle Comunicazioni” che, asserendo che dalla sua attuazione “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”, individua una condizione impossibile da soddisfare se non fosse previsto il pagamento del tributo.

Stesso trattamento per le amministrazioni pubbliche non statali. La qualifica di amministrazione pubblica non esonera dall’obbligo del pagamento della tassa sulle concessioni governative per l’utilizzo della telefonia mobile. La risoluzione n.55 del 2005 chiarisce, infatti, che le amministrazioni statali, essendo diretta emanazione dello Stato “titolare di ogni diritto e facoltà”, come quest’ultimo non necessitano di apposite autorizzazioni per l’esercizio di determinate attività.

Non necessitano, quindi, di alcuna licenza o documento sostitutivo neppure per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile. Da questo regime di favore restano evidentemente escluse tutte le amministrazioni pubbliche diverse da quelle statali, in quanto non riconducibili allo Stato. A conferma di quanto detto, una sentenza emanata lo scorso maggio dalla Commissione Regionale di Venezia-Mestre (n.76/6/11) che ribadisce l’assoggettamento dei Comuni al tributo in quanto “dotati di autonomia politica, amministrativa e finanziaria e quindi distinti ed autonomi rispetto alle Amministrazioni dello Stato”.

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