Le aziende sono organismi viventi. I big data preprano la rivoluzione 4.0

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Daniel Fallmann Mindbreeze GmbH Gründer und Geschäftsführer

Daniel Fallmann, fondatore e direttore dell’azienda austriaca Mindbreeze, si è specializzato nel campo dei big data e della ricerca aziendale nel corso degli ultimi dieci anni. Parlando di big data, Fallmann si riferisce alle aziende come organismi viventi

La tecnologia dell’informazione sta aumentando la sua influenza in ogni aspetto della vita quotidiana. I big data sono all’avanguardia e il mondo nella sua forma attuale è in procinto di subire un cambiamento radicale.

Daniel Fallmann, fondatore e direttore dell’azienda austriaca Mindbreeze, si è specializzato nel campo dei big data e della ricerca aziendale nel corso degli ultimi dieci anni. Parlando di big data, Fallmann si riferisce alle aziende come organismi viventi, una metafora che sembra rendere l’idea di molti dirigenti, ma che non rispecchia la realtà aziendale. Quello che fa realmente la differenza per un’azienda non è l’unione delle forze interne, ovvero lavorare insieme per conseguire un obiettivo comune, quanto piuttosto le trincee che attraversano quell’azienda, che ne limitano seriamente la capacità di avanzare; trincee fra reparti in competizione, trincee fra dipendenti che non vogliono avere nulla a che fare l’uno con l’altro, trincee fra manager e il resto del personale.

Daniel Fallmann Mindbreeze GmbH Gründer und Geschäftsführer
Daniel Fallmann

Trincee che ritroviamo anche fra le diverse applicazioni usate da un’azienda, le quali non comunicano reciprocamente. Gli effetti di queste inadeguatezze: i dati in uso, le informazioni e il sapere vengono ampiamente dispersi e solo raramente riescono a superare le divisioni. I dati interni di un’azienda possono essere invece un vero e proprio tesoro sepolto. Le aziende che riescono a riportarlo alla luce e usarlo efficacemente per il proprio business saranno quelle che prenderanno il comando.

Questo è il momento in cui le tecnologie dei big data verranno impiegate sempre di più per raccogliere i dati, le informazioni e successivamente le conoscenze disperse in un’azienda, consolidandole attraverso i vari trinceramenti per poi utilizzarle a proprio vantaggio nelle attività di tutti i giorni: una risorsa preziosa a cui ogni dipendente dell’azienda può attingere, a prescindere da quanto profonda possa essere la divisione.

Uno dei maggiori potenziali dei big data consiste nella loro capacità di riconoscere i modelli e le correlazioni laddove noi non vediamo altro che un insieme caotico di dati. Ci sono già centinaia di esempi provenienti da tutti i settori: commercio, scienza, medicina e sport. Le analisi possono prevedere il corso di un’epidemia influenzale nei minimi dettagli o analizzare i modelli tipici di comportamento per anticipare il momento in cui un cliente sta pensando di risolvere il contratto.big data, business intelligence@shutterstock

La capacità di creare questi collegamenti ci permette di confrontare tale abilità con il funzionamento della mente umana. Anche se la tecnologia non potrà mai raggiungere i livelli dell’intelligenza umana, i sistemi in uso oggi sono già in grado di aiutare ad agire in modo più intelligente. Lo sviluppo e l’uso di questi sistemi intelligenti di assistenza saranno intensificati nei prossimi mesi e anni al fine di aiutare le persone e le aziende a tenere il passo in un mondo sempre più complesso e a generare quel vantaggio competitivo necessario nel mondo degli affari.

Ognuno di noi ha il proprio modo di acquisire ed elaborare le nozioni in maniera efficace e di creare connessioni utili a vantaggio di tutti gli individui coinvolti. Un sistema che utilizzi un approccio personale all’elaborazione delle informazioni deve avere, in primo luogo, una conoscenza completa del soggetto: le sue preferenze, il suo background e la sua esperienza, le sue tendenze comportamentali in determinate situazioni. Le soluzioni di ricerca aziendale -spiega Fallmann – trovano sempre più spesso impiego nella personalizzazione di un sito Internet dell’azienda per utenti, visitatori esterni e dipendenti. Dal design dell’interfaccia utenti alla strutturazione dei contenuti, passando per tutto quanto vi è correlato: le possibilità di personalizzazione adeguate ai bisogni e alle preferenze dell’utente sono infinite. L’applicazione big data raccoglie e analizza automaticamente tutte le informazioni necessarie alla personalizzazione dell’accesso in base al comportamento dell’utente. Più una persona utilizza il sistema, più le informazioni che gli si presentano saranno precise e coerenti con i suoi bisogni. Ciò significa che sebbene tutti i dipendenti di un’azienda possano accedere alla stessa base di conoscenze, il modo in cui lo faranno sarà diverso da individuo a individuo, a vantaggio di una maggiore produttività e con una soddisfazione professionale più elevata”.Internet of everythings@shutterstock

Internet of Things è la parola di moda che pervade gli odierni mezzi di comunicazione e fa riferimento alla rete di oggetti quotidiani del consumatore che hanno elementi interattivi incorporati, quali sensori integrati nella rete globale di Internet. Le ripercussioni di questa connettività a 360 gradi sono facilmente prevedibili: la quantità di dati prenderà il volo. Un singolo aereo raccoglie circa 10 terabyte di dati in 30 minuti. Entro il 2020 si stima che gli oggetti connessi saranno circa 25 miliardi.

Seguendo il rapido sviluppo dei big data, si è tentati di credere che questa tecnologia rivoluzionaria potrebbe presto sostituire gli esseri umani in molti settori. Ed effettivamente questo è quanto accadrà, in particolare in quei settori che possono essere descritti come “monkey business” ovvero lavori d’ufficio monotoni che non danno alcun valore aggiunto. I big data permettono di concentrarsi su attività più importanti, in modo da migliorare il rendimento. Inoltre, persino il miglior sistema di big data non ha alcun valore se non è progettato, messo in atto e utilizzato in primis da esperti.

Questi esperti, i cosiddetti “data scientist” sono un mix piacevolmente esotico di matematici, statistici ed informatici in grado di comprendere in profondità il mondo degli affari. Chi soddisfa tali requisiti preliminari potrebbe avviare qualsiasi motore di ricerca di big data se si pongono le domande giuste, poiché i big data hanno bisogno di big question, ovvero grandi domande.

L’unico problema è che questi “data scientist” sono ancora una razza molto rara, soprattutto in Europa, ma un po’ meno negli Stati Uniti. Si spera che sempre più giovani professionisti decidano di specializzarsi in questo settore rivoluzionario.

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