Ligresti (Dell Emc): il capo in azienda? E’ come il dj in discoteca, sa come far muovere le masse

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Ritratti 4.0 – Filippo Ligresti, Vice President e General Manager Commercial Sales di Dell Emc Italia, si racconta a tutto tondo. Dai suoi 17 anni quando faceva il dj in discoteca, fino ad arrivare ai vertici di Dell Emc, passando per la passione per la lettura, l’approfondimento e per tutto quanto ruota attorno alla…panificazione

La passione dei dj nell’animare una serata o decidere quando è il momento di un lento oppure di un ballo scatenato. Il controllo della pista può essere paragonato al controllo di un determinato team di un’azienda ultratecnologica, come DellEmc? Per Filippo LigrestiVice President e General Manager Commercial Sales di Dell Emc Italia, quella passione non si è mai spenta, si è solo proiettata nel mondo It. Ligresti si è raccontato a tutto tondo in questa intervista 4.0.

Chi è Filippo Ligresti?
Sono nato in Sicilia ma ho sempre vissuto a Milano, sono innamorato del mio lavoro e della tecnologia, ho lavorato a Londra, a Roma e sono poi rientrato a Milano.

Filippo Ligresti

Come si è avvicinato al mondo dell’Ict?
Quasi per caso, negli anni ’80 mi sono laureato in scienza dell’informazione a Milano. Durante gli anni del liceo avevo la passione per lo sport, ho giocato a tennis e una passione importante per la musica, che mi ha portato a 17 anni, a fare il dj. Non avevo le idee chiare sul lavoro, o meglio, non mi passava per la testa il pensiero che avrei fatto un lavoro cosiddetto ‘normale’. Mi iscrissi all’università perché i miei genitori volevano così. Poi si cresce e si matura. Ho smesso i panni del dj in discoteca per iniziare una professione differente in Ibm.

Cosa c’è, oggi, di quel dj diciassettenne nel suo lavoro?
Il piacere di essere al centro dell’attenzione e di ‘ guidare’ in qualche modo attraverso la musica, le persone. Oggi, un po’ di quelle sensazioni e attenzione a come si muove il gruppo mi sono rimaste. Se in quarta liceo mi avessero detto che l’informatica sarebbe stata al centro della mia vita e avrei avuto una carriera manageriale, probabilmente, mi sarei messo a ridere.

A cosa deve il successo nel suo lavoro?
Un po’ di fortuna e una grande passione per la tecnologie e per le persone. Mi piace stare a contatto  con il team e ho la passione per lo studio. Studio tanto per migliorare e ho tanta curiosità di apprendere e approfondire.

Qual è il pregio che ammira di più nelle persone e quale è il difetto che proprio non le va giù?
Ammiro le persone che hanno la conoscenza, anche se non so se si possa definire un pregio, forse meglio dire le persone che hanno grande cultura. Un altro pregio che ammiro è l’onestà. Mi da fastidio l’incoerenza nelle persone quelle che si comportano diversamente da quello che mostrano. Le persone non devono deludermi.

Quale ruolo hanno le società di credito nell’incentivare l’adozione delle strategie digitali?
Hanno un ruolo importante e positivo, sono uno stimolo per la realtà industriale italiana affinchè vengano gestiti bilancio e azienda in modo sempre più trasparente. La logica della sottocapitalizzazione, trovare scorciatoie per avere risorse finanziarie non è più pensabile, non è positivo e non è il modo giusto per fare azienda. Non ha senso finanziare aziende che non hanno un piano di business produttivo. Attraverso la nostra Dell financial sevices abbiamo una serie di programmi che rendono più facile per le aziende affrontare la transizione da tecnologia di vecchia generazione usata per gestire il ciclo passivo di un’azienda a una tecnologia che diventi il motore del business.

Filippo Ligresti

Cosa manca, in questo senso, in Italia?
Manca il capitale di rischio che è figlio di una cultura diretta a creare impresa che negli ultimi 50/60 anni non è stata incentivata. L’Italia è un paese di grandi imprenditori, con l’intraprendenza e il rischio nel Dna, ma nell’ultimo dopoguerra li abbiamo persi. E’ prevalsa la cultura del posto fisso, del posto sicuro voluto dalla famiglia, dell’imprenditore medio che vuole restare così per essere tranquillo, ma oggi questo modo di pensare al futuro non è più attuale. Solo recuperando questa cultura pioneristica, che avevamo un tempo, potremmo sperare di recuperare il capitale di rischio che stenta ad arrivare e ribaltare una certa logica del fare impresa e del lavoro un po’ troppo passiva.

Industria 4.0: nuova linfa al piano Calenda. Cosa ne pensa?
Sono un sostenitore del piano, penso sia fondamentale per il futuro del Paese e credo sia importante che aziende come Dell Emc e non solo, promuovano iniziative per fare in modo che il piano aiuti la trasformazione verso ‘quel modo di fare industria del nostro Paese’, che ha una forte vocazione manifatturiera industriale e che fino a oggi ha garantito stabilità contro i venti imprevedibili della finanza. Oggi il vento delle startup ruota attorno alla tecnologia: fiorisce qui l’artigianalità creativa. Ora le cose stanno migliorando, i giovani che crescono a pane e idee, sono sempre più intolleranti alla monotonia e non hanno alternative se non crearsi il futuro. In questo senso, con qualche contraddizione, il digitale li aiuta: da un lato è dirompente verso l’abilitazione a iniziative importanti ma dall’altra distrugge un certo tipo di regolamentazione del lavoro a cui si è abituati.

Dell Emc è un’ azienda atta alla costituzione dell’infrastruttura tecnologica di oggi e di domani. Come può essere funzionale alla trasformazione tecnologica del paese Italia?
Diamo al Paese tecnologie che sono al contempo potenti e semplici. Per le Pmi diventa molto più facile utilizzare soluzioni potenti e sofisticate, che altrimenti richiederebbero competenze che pochi si possono permettere. Inoltre, favorendo la diffusione delle tecnologie si alzano i volumi e si abbassano i costi, attivando un circolo virtuoso. Questo è un obiettivo della nostra attività ed un aspetto importante per l’industria italiana.

Quali sono le possibili applicazioni dell’Intelligenza artificiale nell’industria italiana?
Fenomeno pervasivo perché ce la troveremo dappertutto e diventerà la normalità e, per questo, non sarà facile definirla. Avrà impatti positivi sull’industria, sul turismo! Si pensi solo a quanto sarà semplice, per uno straniero, organizzarsi un viaggio particolare nei borghi più belli e più sconosciuti della nostra Penisola. Ma anche la riorganizzazione del traffico cittadino, i servizi pubblici, l’impatto sulle abitudini delle persone, meno code e attese dei mezzi pubblici. Un uso più proattivo della tecnologia nel mondo sanitario potrà aumentare l’efficienza sulla prevenzione e ridurre i costi nel comparto…La visione del mondo di Mark Zuckerberg e Bill Gates.La visione del mondo di Mark Zuckerberg e Bill Gates

I robot ci ruberanno il lavoro?
Le tecnologie cambieranno ancora una volta il lavoro come lo hanno cambiato le macchine tessili o le automobili e sarà un impatto grande perché avverrà in tempi più ristretti rispetto alle altre trasformazioni, ma è molto difficile prevedere davvero quello che succederà e se guardiamo la storia, dietro ogni grande rivoluzione ci sono state teorie catastrofiche che non si sono mai avverate e se guardiamo all’impatto della tecnologia sull’occupazione, le statistiche dicono che è un impatto positivo. Quindi, i robot cambieranno completamente il mondo del lavoro ma non lo distruggeranno.

Cosa pensa del rapporto IoT e sicurezza?
Punto fondamentale è la sicurezza, cruciale per il futuro, in cui noi siamo tracciabili nelle nostre abitudini: la sicurezza sui dati, su chi li vede, su come sono usati…sono elementi essenziali di una vita libera. Oggi sta emergendo, per la prima volta, in queste settimane, un fenomeno che nelle sue dimensioni non ne chiarisce perfettamente l’impatto (si pensi ai recenti casi Facebook, Cambridge Analityca, per esempio, quante altre realtà stanno per esplodere? Ndr). L’Iot oltre a essere cruciale per un mondo libero, è cruciale per un mondo che funzioni!

Cosa le viene in mente se parliamo di cloud?
Penso a una versione darwiniana del mondo: l’adattabilità. Un approccio cloud alla gestione della propria infrastruttura è sinonimo di velocità, di efficienza di adattabilità alle esigenze mutevoli nella nostra azienda, società ecc. e il modello operativo cloud ci aiuta a fare queste cose.

Che idea ha dello smart working? 

Guardando nel breve periodo si parlerà del working, più che di smart working.

Le prospettive di Bitcoin nel 2016
Bitcoin

Cosa pensa dei Bitcoin?
L’aspetto speculativo ha avuto il pregio di farci vedere la punta dell’iceberg che sono i Bitcoin, appunto, ma il vero impatto sarà il commercio e l’evoluzione dello stesso nei prossimi dieci anni. Se il bitcoin è la punta della blockchain, cambieranno completamente i concetti di affidabilità e le modalità di fare commercio.

Come deve essere un’azienda, oggi, nell’era dei social network?
Cliente centrica. In questo mondo social ogni errore che un’azienda commette è perfettamente visibile, creando un effetto rimbalzo e di risonanza amplificato. Un’azienda non può mentire. Un’azienda cliente-centrica deve saper reagire in modo concreto e corretto agli errori che necessariamente e inevitabilmente sono commessi, facendo seguire subito le azioni alle parole. Per essere in questo modo, le imprese devono essere innovative e, soprattutto, è raccomandabile non mentire, perché il mercato non perdona.

Quali sono i suoi hobby?
La cucina e la panificazione, mi piace preparare l’impasto e tutto quanto ruota attorno alla panificazione.

Qual è l’oggetto più tecnologicamente avanzato che ha in casa sua?
Ho uno spazio di archiviazione dati, 12 tera di Nas in casa che serve le esigenze multimediali di ogni apparato. Forse, il gadget più moderno che ho è l’impianto Sonos sulla musica.

Filippo Ligresti

Quanto tempo passa davanti alle mail sul cellulare, la mattina appena sveglio o la sera prima di coricarsi?
Non molto. Venti minuti dopo aver guardato l’agenda del giorno dopo. Tendo a non guardare le mail dopo una certa ora.

Se fosse un piatto che piatto sarebbe?
Pasta con acciughe e pan grattato abbrustolito, piatto semplice e gustoso ma anche godereccio.

Se fosse un quadro?
La Guernica di Picasso

Se fosse un libro?
Amo le biografie e la storia, e nel tempo libero leggo anche molti thriller, di quelli che tengono incollati alle pagine.

Se fosse una stagione?
La primavera. C’è l’attesa che mi anima nella mia attività. Lavoro cercando sempre le novità, quando raggiungo un risultato non me lo godo fino in fondo ma penso già al prossimo. La primavera rappresenta la curiosità, la rinascita, tutto si modifica per il meglio.

Se fosse una tecnologia?
Soluzione iperconvergente. Mi interesso di tante cose e cerco di avere una visione più ampia e integrata possibile. Le tecnologie iperconvergenti racchiudono in se tutto questo. Sono un Vxrail di Dell Emc.

Se non facesse il lavoro che fa, che lavoro farebbe?
Oggi, se potessi, mi piacerebbe fare il docente di scuole superiori o di Università. Delle superiori perché vorrei plasmare i giovani in una fase importante della loro vita: i professori hanno un rapporto forte con i ragazzi e poi mi piace stare con i giovani. Il docente universitario perché potrei passare tutta la conoscenza e l’esperienza che ho in modo più profondo, si è costretti agli aggiornamenti quotidianamente e, come docente, sarei costretto a essere sempre aggiornato.

Se avesse una bacchetta magica…
Cancellerei i pregiudizi verso chi è diverso. Cancellerei il debito pubblico.

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