Marazzi (Western Digital): da marzo partirà il canale per l’Smb e i piccoli uffici

Strategie
Luca Marazzi

Luca Marazzi, country manager Italia di Western Digital, spiega i mesi seguenti all’alluvione che ha colpito di due laboratori in Thailandia qualche mese prima della fine del 2011 e annuncia il ritorno al pieno regime produttivo da luglio prossimo. Passi avanti nel canale dealer senza abbandonare il consolidato canale consumer

Duecentocinquanta milioni di dollari di danni, di cui 50 circa coperti dall’assicurazione, divisi per 109 milioni di dollari per il disastro naturale e 90 circa per le inventory danneggiate in Thailandia. Sono queste le cifre che hanno coinvolto i due stabilimenti tailandesi di Western Digital, dopo le alluvioni che hanno martoriato quei territori lo scorso anno. A novembre scorso, Luca Marazzi, country manager di Western Digital Italia, aveva sottolineato come la prima cosa da fare era quella di avvisare clienti, partner e renderli partecipi delle difficoltà: rifacimento dei volantini, revisioni verso il basso delle stime di vendita e inevitabile aumento dei listini.

Abbiamo informato, in trasparenza e correttezza, sul vero problema. Alcuni clienti avevano sottovalutato il dramma, non capendo la gravità della cosa e pensando che volessimo solo speculare. Si sono ricreduti – spiega – quando abbiamo mostrato loro le foto dei nostri laboratori sommersi. Il problema ha impattato sul 60% della produzione e siamo comunque riusciti a produrre e vendere 28 milioni di pezzi di hard disk contro una previsione iniziale di 22 milioni per il trimestre appena terminato. Per il trimestre in corso vorremmo raggiungere circa 35 milioni di pezzi, per il prossimo trimestre (aprile, maggio giugno 2012) 45 milioni e tornare ai vecchi fasti dalla prossima estate”.

Luca Marazzi
Luca Marazzi

La situazione climatica ha visto abbattersi sull’azienda una tegola economica pesante, gioco forza chiedere se la società abbia avuto bisogno di ricorrere al prestito di denaro. “Non abbiamo avuto bisogno di finanziamenti perché fortunatamente abbiamo un forte cash flow. Tuttavia abbiamo dovuto stringere la cinghia, abbiamo evitato le spese di marketing, quelle di rappresentanza,  messo da parte delle risorse e aumentato i prezzi almeno per tre ragioni: il forte sbilancio tra la domanda e l’offerta, quest’ultima nettamente inferiore alla richiesta; essendoci poi meno prodotti sono mancate le economie di scala e abbiamo dovuto generare un extra cash flow e marginalità per coprire questa mancanza. Dopo tre aumenti consecutivi dei prezzi– spiega – abbiamo avuto un listino medio a gennaio e ora uno ancora più interessante per febbraio e comunque prezzi meno esorbitanti di quanto non lo siano stati a novembre. Tutto questo – dice –si è tradotto in un rallentamento del sell out: il mercato ha assorbito poco questo aumento di prezzo, forse qualcuno pensava si generasse una domanda più elastica. Auspicheremmo in futuro un calmieramento e una normalizzazione dei prezzi appena ripartirà tutto”.

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