Mediobanca: le Websoft crescono ma la Cina va più veloce

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Mediobanca ha tracciato l’identikit di 23 software e Web companies che coprono diversi ambiti applicativi. Molte di queste hanno valori in crescita tra il 2009 e il 2015. Mediobanca si domanda se tutta questa tecnologia possa incidere sulla crescita della produttività

Oracle, Microsoft e Google si riconfermano i maggiori player per ricavi nel 2015, anche se i principali incrementi di vendite, sempre nello stesso anno, li si trova in molte società cinesi : JD.com (+57,6%), Baidu (+35,8%), Alibaba (+32,7%). E ancora: Amazon conferma la sua leadership con un fatturato 2015 di 98,3 miliardi di euro (+20,2% sul 2014 in valuta locale), davanti a Microsoft (86 miliardi di euro + 7,8%), Google (68,9 miliardi di euro + 13,6%) e Oracle (34 miliardi di euro in flessione del 3,1%). Sono questi alcuni dati relativi alle software e web companies, esposti da Gabriele Barbaresco dell’Area studi Mediobanca, che fanno parte di uno studio completo che riprende anche altri settori.  Ciò che balza all’occhio sono si, i dati di crescita molto positivi anche se si analizzano i dati finanziari di cassa, il Roi e il rendimento di Borsa, ma la vera domanda che anche Barbaresco si fa è: “Tutta questa tecnologia aiuta effettivamente ad aumentare la produttività? Dal 1980 in avanti, la produttività non ha più avuto l’effervescenza che aveva avuto nei periodi della golden age. Tutta questa effervescenza tecnologica è in grado di incidere sulla produttività nel modo in cui hanno inciso sul tenore di vita le scoperte fatte nel dopoguerra? La frontiera tecnologica ha la capacità di innescare questa ripresa della produttività?”.

Fonte: Mediobanca
Fonte: Mediobanca

Partendo con ordine, Mediobanca ha tracciato l’identikit di 23 software e Web companies che coprono diversi ambiti applicativi: dall’Internet services, all’internet retailing, dai software products all’interactive entertainment software. Mediobanca ha selezionato le maggiori società mondiali nel contesto di riferimento e sono tutte realtà che hanno come parametro di fatturato 3 miliardi di euro. Il periodo di riferimento va dal 2009 al 2015, queste realtà hanno avuto una dinamica commerciale vivace se confrontato con un più 48% ottenuto nel settore manifatturiero. Positiva la dinamica occupazionale, secondo Barbaresco, queste realtà creano occupazione tanto che nel periodo in esame gli occupati si sono moltiplicati di una volta e mezzo. Il settore, per forza di cose, ha dimensione di utilities a livello interazionale. Ma quanto vale l’aggregato? Le 23 multinazionali hanno realizzato oltre 400 milioni di euro di fatturato. Sul fronte della redditività, una buona marginalità con un Roi 2015 del 14,9% contro il 16,9% delle multinazionali industriali.

Fonte: Mediobanca
Fonte: Mediobanca

Ciò che in Mediobanca è emerso è che le Websoft sono un fenomeno: le vendite sono più che triplicate dal 2009: fatto 100 l’indice del 2009, nel 2015 la manifattura è cresciuta del 48% mentre le Websoft sono triplicate con incrementi più modesti nelle tlc e tra le utilities e energetiche. Lo stesso dicasi per la forza lavoro, ma le Websoft restano piccole realtà con una dimensione che è all’incirca la metà di una multinazionale manifatturiera. In ogni caso, dallo studio di Mediobanca si evince un trend calante dei margini.Mentre sui margini netti lo studio rivela che le Websoft hanno cumulato utili ante imposte per 441 miliardi di euro, pagando 102 miliardi di euro di imposte, per un tax rate attorno al 23%. Le maggiori multinazionali mondiali mondiali si attestano poco sopra il 30%. Quello che si è poi notato è che ‘alla Borsa piace il web’. Nonostante le aziende del comparto siano tutte imprese di recente quotate, la Borsa sembra apprezzarle. A eccezione di ADP, le altre hanno fatto il loro debutto dopo il 1983 mentre tra le più recenti ci sono Facebook nel 2012, JD.com e Alibaba nel 2014 e PayPal dal 2015. A settembre 2016 Google detiene il primato per capitalizzazione di Borsa (+27,3%), seguito da Microsoft (+26%), Amazon  e Facebook.

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