Micro Focus a tutto cloud e a caccia di realtà locali per il cobol

Strategie
Rosalia Di Stefano

Durante la Micro Focus Conference, Pierdomenico Iannarelli, country manager per l’Italia e Ig&Me regional manager e Rosalia Di Stefano, channel sales team leader di Micro Focus Italia, tracciano le strategie della società a partire dal cloud as a service, dalle certificazioni alla ricerca di realtà locali che lavorino come consulenti sul territorio

Un sorta di cloud as a service quella che si appresta ad annunciare Micro Focus da qui a qualche mese. Una novità che, per ora, è ancora top secret ma sono quasi al termine gli accordi e le firme con società molto conosciute. Questa è una delle novità che tra sei mesi circa, a detta di Pierdomenico Iannarelli, country manager per l’Italia e Ig&Me regional manager di Micro Focus, alla Micro Focus Conference tenutasi a Milano il 19 aprile 2012. Ma anche annunci di partnership tecnologiche per il mondo mobile e reclutamento di nuovi partner, soprattutto locali, che lavorino per l’area Cobol.

All’evento, a cui hanno aderito circa un centinaio di aziende tra partner e clienti e prospect, Iannarelli ha spiegato questa novità.”Stiamo concludendo partnership, sul fronte cloud in chiave di outsourcing di applicazione, una sorta di cloud as a service, con società molto conosciute. Non si tratta solo di cloud fine a se stesso, come base di repository – spiega Iannarelli – ma come cloud as a service”.

Per spigare meglio questa novità, Iannarelli spiega che a differenza del cloud classico, dove esiste un’infrastruttura fisica, il cloud as a service è basato sull’infrastruttura intranet. “Mentre con il cloud classico i partner mettono a disposizione le infrastrutture come base dato, con il cloud as a service il partner mette a disposizione un’applicazione e i clienti pagheranno per il tempo di utilizzo di questa applicazione. Una volta completate le partnership – continua – una volta terminato il progetto, noi forniremo il software e alcuni partner l’infrastruttura tecnologica per trasformare il classico outsourcing nel nuovo concetto di cloud as a service che non ha il vincolo fisico dell’infrastruttura”.

Una novità, questa, che è già presente, per esempio in Israele, come spiega Iannarelli e di sicuro rivoluzionerà il mercato italiano anche della distribuzione. “Il nostro fatturato canale rappresenta il 65% del totale fatturato e il prossimo anno fiscale vogliamo crescere questa percentuale”, conferma Iannarelli. “Tutti i nostri prodotti sono Soa compliance e predisposti per andare nel cloud”, spiega.

L’evoluzione dei partner di Microfocs hanno sviluppato applicazioni in due vie: il cloud classico che predispone applicazione per essere usata in cloud e l’altra in Saas cioè possibilità di creare applicazioni per essere utilizzate in entrambe le direzioni. Siamo presenti sia come Saas sia come cloud classico e, mentre quest’ultimo è sviluppato per end user il cloud Saas è sviluppato via system integrator che fanno outsourcing”, conferma il country manager.

Micro Focus ha inoltre presentato l’application booklet, una sorta di fascicolo nel quale sono raggruppate tutte le applicazioni rodate e referenziabili e sviluppate con tecnologia Micro Focus. Iannarelli spiega così la novità che partirà il prossimo mese di maggio. “Se un cliente avesse necessità di avere un’applicazione di nicchia o non, attraverso il booklet potrà verificare se la tecnologia è disponibile e integrabile con la propria”.

Iannarelli spiega che questa novità sarà utile alle aziende partner che sviluppano tecnologia comune e integrabile. “L’obiettivo è dare sinergia a due o più aziende che sviluppano e vendono due o più applicativi e dare sinergia ai partner attraverso una strategia oggettiva, percorribile da chiunque e indipendente dall’estro del produttore”, conclude Iannarelli.

A breve però Micro Focus annuncerà una novità sul cloud per il mondo mobile. “A breve annunceremo una partnership tecnologica – spiega Rosalia Di Stefano, channel sales team leader di Micro Focus Italiaattraverso la quale annunceremo una novità tale da rendere più efficiente il delivery delle applicazioni software sul mondo mobile. Da maggio, poi, si riparlerà di strategie di canale per capire come affrontare il nuovo anno fiscale e capire quale direzione prendono i partner. La volontà è quella di far crescre i partner di canale, un esempio, Engineering che prima lavorava solo su cobol, ora sta aprendo anche al testing, oppure Alten mai affacciatosi al cobol ora ci sta provando. Recluteremo anche altri parrner sia nell’area mainframe sia quality, mentre nel cobol abbiamo bisogno di piccole realtà che lavorino a livello locale come consulenti sul territorio“, spiega Di Stefano.

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