Notebook, netbook, tablet: analisi di un’evoluzione

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“I web book rappresentano l’evoluzione della specie”, ha affermato Antonio Besana, direttore commerciale Gfk Retail and Technology Italia. Analisi di un fenomeno alla luce dell’avanzata del canale online

Che i web book potessero rappresentare l’evoluzione della specie dei pc portatili, da qualche anno a questa parte, ce ne eravamo accorti, grazie ad analisti quali (Forrester, Gfk). Dai notebook ai netbook il passo è stato breve e poi sono arrivati  i tablet, per ‘il manager sempre in movimento’ che ha bisogno di uno strumento leggero e performante.

Ecco, quindi le novità: prima Apple, poi Samsung, poi Acer e via di seguito…Solo lo scorso anno, durante l’evento Distree XXL di Montecarlo, qualche analista azzardò il fatto che la parabola dei netbook  non si sarebbe spenta ma si livellasse rispetto al boom iniziale, come fisiologico poi è stato.

E così un po’ è stato, complice anche la novità dei tablet e i nuovi smartphone sempre più leggeri e potenti. Secondo Gfk Retail and technology, nei primi mesi del 2010 il mercato mobile scende per poi risalire grazie all’effetto propulsore dei tablet che hanno cannibalizzato il mobile Pc. “Siamo nel bel mezzo dell’evoluzione della specie”, sottolinea Antonio Besana, direttore commerciale Gfk Retail and Technology Italia. “Non siamo alla fine dell’era della diversificazione – prosegue Besana – oggi non si compra più solo un prodotto, ma servizi, utilities e il prodotto diventa un optional compreso nella dotazione di servizi. Siamo nell’era dell’application marketing” spiega.

Ad aggiornare l’andamento del canale online, dal 2008 al 2010, ci pensa Andec, attraverso il responsabile progetti, Enzo Candido. “Si tratta di un aggiornamento di una ricerca datata 2008 che si permette di notare cosa sia cambiato nel corso dei due anni successivi per arrivare al 2010”, spiega. “Nel 2008 si aveva la propensione a creare siti dedicati per dare una maggiore identità al prodotto sul canale internet. Oggi questa tendenza è un po’ rientrata e si preferisce gestire la vendita del proprio prodotto in collaborazione col trade e usando spazio sul proprio sito aziendale e, a oggi, il rapporto con i pure palyer, negozi virtuali che fanno vendite solo via Internet, è passato dall’uno al 50%. Se nel 2008 il 65% delle aziende considerava poco interessante il canale Internet come strumento di vendita, nel 2010 solo il 15% non prende nemmeno in considerazione il fenomeno. Oggi c’è stata anche un cambiamento di fondo: tutti abbiamo la consapevolezza che il consumatore va su internet prima di acquistare”.

Il paese dove le vendite online hanno raggiunto un peso maggiore è la Repubblica Ceca (23,7%) seguito dalla Germania (19,3%), la Gran Bretagna (19,2%), l’olanda (15,9%) e la Svizzera (15%). L’Italia, che in termini di importanza delle vendite totali si posiziona al quinto posto, per peso relativo delel vendite internet si posiziona invece all’ottavo posto, con un canale online che sviluppa il 5.3% del totale vendite a valore.

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