Packard Bell, un anno nel solco della tradizione con un tablet in più

Strategie

Luca Rossi, Division Emea Manager di Packard Bell e Marco Cappella, country manager per l’Italia, spiegano strategie e obiettivi del brand con la promessa di un tablet Android per l’estate. E su quello che è successo in Acer esce un laconico ‘no comment

Da due anni nel gruppo Acer e da due mesi a capo di Packard Bell, Luca Rossi coglie la presentazione della nuova line-up di prodotto per fotografare la situazione della sua divisione all’interno di Acer.
Esordisce Rossi: “Nel gruppo, il marchio di Packard Bell contribuisce in modo significativo ai risultati complessivi del vendor che ha raggiunto i 20 miliardi di fatturato nel 2010, in linea con gli obbiettivi. La strategia multibrand resta al centro (Acer, Packard Bell, eMachine e Gateway), è quella che ci ha permesso di diventare il secondo player mondiale nei PC. Anche geograficamente siamo ben bilanciati, abbiamo consolidato la nostra presenza in Europa, cresciamo bene in Asia e benissimo in Cina. Nello specifico del mio brand, Packard Bell ha consegnato 4 milioni di PC nel 2010, con un mix 70/30, tra mobile e desktop (3 milioni tra notebook e netbook e un milione di desktop). Con Packard Bell siamo sempre stati forti sulla parte desktop e quindi stiamo cercando di fare leva sulle capacità nella mobility del gruppo Acer per crescere anche in quel segmento, da qui la proposta del tablet con Android“.

La presenza geografica di Packard Bell si è espansa fino a raggiungere 40 Paesi, con una strategia locale non affidata necessariamente solo al distributore, ma proprio a personale interno che segue il marketing e le vendite a tutto tondo. Packard Bell sta penetrando con i propri prodotti nei mercati emergenti dell’Africa Sub-Sahariana (dal 2010), ed è presente in modo massiccio nell’Europa dell’Est (dal 2009), mentre è consolidato il mercato Europeo dal 2008. In Asia e negli Stati Uniti invece Packard Bell non penetra e non vengono venduti i suoi prodotti perché il brand di Acer Group per il consumer lì è Gateway. Resta esclusa, geograficamente parlando, anche l’America Latina fatto salvo il caso del Cile, ma solo perché è un mercato ereditato storicamente prima dell’acquisizione di Acer.

Per i risultati finanziari Rossi si affida ai dati GFK-CY10: “Siamo cresciuti del 25% nei volumi, anno su anno, e del 26% sui ricavi. Con la mobility che va più veloce, tanto da aver toccato una crescita del 35%. E per quanto riguarda gli obiettivi – spiega con cauto ottimismo Rossi –  ci si propone a livello europeo di guadagnare qualche punto in più”.
Rossi vuole che Packard Bell cresca ancora non solo in brand awareness, ma soprattutto in valore, e si dice soddisfatto, perché all’interno della strategia multibrand i clienti retail hanno capito che a scaffale è possibile posizionare anche più prodotti differenziati di Packard Bell a seconda delle esigenze dell’utente finale.

Entra nello specifico del panorama italiano Marco Cappella, Country Manager Packard Bell Italia:Nel nostro Paese nel 2010 (GFK) abbiamo venduto 600.000 pezzi, per 140 milioni di euro di ricavi, suddivisi per cinque categorie di prodotto: desktop, notebook, netbook, monitor, ma anche unità storage. Per una ripartizione di questo tipo: 50% di notebook, 26% di desktop, 17% di netbook e il resto ripartito tra storage e monitor”. Prosegue Cappella: “Nell’anno 2010 il totale del mercato italiano retail ha lasciato un segno particolare: il mobile con i tablet (computer portatili touch) i notebook e i netbook è cresciuto in volume del 5%, ma è rimasto al palo in valore. La prima parte dell’anno presentava ancora tassi di crescita, ma l’ultimo trimestre è stato di decisa crisi. Nei desktop, invece, fino al 2010 il mercato era decresciuto sia a valore che a volume. Stranamente si è ancora perso a volume, ma si è riusciti a crescere a valore, segno di una maturità tecnologica del cliente che ora esige di più”.

Marco Cappella, Country Manager Packard Bell Italia

Da Gennaio del 2010 Packard Bell, nel mercato italiano retail complessivo dei computer, in cui in pratica operano dieci brand, mantiene tra la quarta e la quinta posizione con un market share tra gli otto e gli undici punti percentuali. Obiettivo per il 2011: guadagnare circa il 15% di fatturato.

Alla domanda per Rossi su come cambierà la strategia di Acer e come questo si rifletterà sul suo brand esce un laconico: “Andiamo avanti così, coerenti con i nostri riferimenti di sempre e su Acer no comment”.

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