Pmi & grandi aziende…a che punto siamo

Strategie

Arriva uno studio che mette a fuoco, il misterioso mondo

Dopo oltre due anni che ci si trastulla sbandierando a destra e a manca che in Italia c’è un “nuovo mondo” al cui interno sono attive oltre 4 milioni di imprese, il futuro del business dei vari vendor, distributori, Var, rivenditori… arriva uno studio che mette a fuoco, il misterioso mondo. L’Ufficio Studi di Mediobanca, insieme a Unioncamere, ha realizzato, infatti, un lavoro importante: ha analizzato centinaia di bilanci delle aziende del comparto Pmi – togliendo da questo macromondo le centinaia di migliaia di soggetti che fanno riferimento alle singole partite Iva – e alla fine ha fornito un numero importante: “quattromila”. Questo “quattromila” sarebbero la fatidiche medie aziende reali, ben strutturate, in grado di competere seriamente con il mercato interno – ma soprattutto esterno – e che hanno soldi da investire, anche nel mondo dell’hitech. Un numero decisamente ridotto, rispetto all’immaginario collettivo sul nuovo business, che se da una parte ridimensiona il mercato delle piccole e medie aziende reali, fornisce ora un quadro preciso per chi deve poi andare a costruire strategie di business efficaci. Ma le sorprese non sono finite: Ricerche e Studi S.p.A., società di analisi di Mediobanca, una volta all’anno realizza uno studio particolare sulle principali multinazionali del mondo (200 mega aziende), tra cui 16 italiane. Ebbene, tralasciando tutto l’aspetto del valore della singola azienda sul rispettivo mercato di riferimento, emerge un dato incredibile: nelle multinazionali del Sol Levante – censite dalla R&S – l’hi-tech conta per il 76 per cento sul fatturato mentre negli Stati Uniti scende al 54,8 per cento. Se però andiamo a vedere lo studio riportando lo scenario europeo emerge un dato preoccupante: nelle multinazionali in terra di Germania l’hi-tech conta per il 64,4 per cento. In Italia siamo però solamente al 32 per cento, esattamente la metà. Anche in questo caso il numero può essere letto in due modi: che la perdita di competitività del Paese la si può anche mettere in relazione alla scarsa propensione all’acquisto hi-tech; c’è ancora tanto da fare per i vendor e il macromondo dei Var e del canale. Ma quale saranno i driver di crescita del mondo Ict per l’anno in corso? Al convegno “Direction 2005” dell’analista Idc sono state fornite alcune linee di tendenza. Il comparto delle telecomunicazioni crescerà ancora del 7,2% (nel 2004 è cresciuto dell’8,1% rispetto al 2003) mentre in quello hardware It cresceranno ancora le vendite dei notebook e dei Pc desktop, grazie all’avvio da parte delle aziende del ciclo di sostituzione dei prodotti. E per finire, tornando all’argomento principale, cosa faranno le Pmi e le grandi aziende? Le prime, sempre secondo i dati Idc, prevedono, per l’11,5 dei casi, un aumento di spesa hi-tech mentre per il 17,7% una sostanziale diminuzione. Il resto opterà per una spesa simile a quella effettuata nell’anno 2004. Per quanto riguarda invece le grandi imprese la spesa nel 2005 risulterà in crescita per il 16,6% dei soggetti mentre per il 21,6% verrà ridotta e nel 48,8% dei casi la manterrà sostanzialmente identica all’anno precedente. Gli investimenti più significativi saranno così ripartiti: lo storage sarà ad appannaggio per il 20% nelle Pmi e per 16% nelle grandi imprese; il segmento server per il 24% a carico delle Pmi, contro il 48% delle grandi imprese; le stampanti per il 44% nel comparto Pmi, contro il 28% di quello enterprise. Infine il Pc attrarrà il 60% delle Pmi, contro il 56% delle grandi imprese.