Rapporto Eito 2012, il vecchio continente è al palo

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Il panorama del mercato ICT e dell’elettronica di consumo, desolante per il nostro Paese, non brilla nemmeno in Europa, fatte salve le eccezioni dell’est. Per l’Italia è necessaria una strategia a medio termine. Al momento l’unico segno più è legato alla vendita dei dispositivi mobile

La crisi non è un affare nazionale, ma riguarda tutta l’Europa. E i mercati Ict europei e americani costituiscono insieme oramai solo il 50,6 percento del mercato globale. Per il settore IT è vero che l’Europa a 25 Paesi fa segnare un modesto +1,2%, mentre il mondo cresce del 5,1%, ma al punticino risicato si arriva solo perché c’è anche un’Europa dell’est che ha innestato un ciclo di crescita positivo proprio facendo leva sull’Information Technology. Queste sono le principali evidenze nella presentazione del rapporto Eito 2012 illustrato oggi a Milano da Bruno Lamborghini, Honorary Chair Eito, che sottolinea come la crescita sia appannaggio dei paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e degli altri paesi (asiatici). Un ‘resto del mondo’ che con il Giappone rappresenta ora il 49,3 del mercato Ict.

Lo scenario diventa a tinte fosche quando ci si concentra sull’Italia. Il nostro mercato anche per il 2012 è destinato a perdere terreno, con l’unica consolazione che il Paese ne perde meno rispetto al 2011, sempre che gli investimenti promessi siano realmente realizzati da qui a fine anno. Il mercato IT italiano ha perso il 4 percento nel 2011, perderà un altro 1,8 percento nel 2012. La Spagna farà comunque peggio (-3,3 percento). La Germania guida invece la crescita con un +2,6 percento, ma anche Uk è al palo e la Francia segna solo +1,8%. In alcuni comparti le percentuali di crescita sono generate tra l’altro da mercati di tendenza, ma occasionali.

Si scopre così che nel comparto delle telecomunicazioni anche l’Italia avrebbe all’attivo un +1,0% ma solo se si guarda al settore mobile data e device. In pratica si vendono gli smartphone e i tablet con il relativo traffico dati. Se invece si guarda all’Italia accostando il mercato Ict a quello dell’elettronica di consumo si vedono confermati numeri da tracollo: l’elettronica di consumo nel Paese segnerà quest’anno un -13,8% (rispetto a -4,2%) europeo, che si aggiunge come vagone di zavorra al -19,8% del 2011. Limitandosi al mercato dei computer ci si deve consolare solo per il fatto che dopo -26% di Pc venduti nel 2011 rispetto all’anno prima, la decrescita sia per quest’anno solo del -11,3% rispetto al 2011.

Secondo Lamborghini si può allora parlare di ‘spread’ rispetto alla Germania anche quando ci si riferisce all’IT. La logica conseguenza per un Paese, il nostro, che investe in IT solo 1,8% del proprio Pil , per la Germania la percentuale è doppia.

Spetta a Cristiano Radaelli, presidente Anitec, abbozzare la ricetta: “La recessione è generale e di vastissima scala, il segno positivo della vendita di smartphone andrebbe indirizzato allo sfruttamento completo delle potenzialità di questi dispositivi, mentre l’acquisto sembra motivato più da una tendenza, quasi emotiva. L’obiettivo da porsi è piuttosto quello di generare flussi di servizi online end-to-end per il cittadino, e lo si può fare solo con un’infrastruttura all’altezza. Il raddoppio della velocità di connessione vale lo 0,3% del Pil, ma la piena attuazione di un ribaltamento del paradigma digitale si traduce in 45 miliardi di euro di valore aggiunto, e 2.000 euro all’anno di risparmio a famiglia”.

La cabina di regia del governo e la sensibilità di Profumo sul tema portano la fiducia necessaria per non mollare il colpo, l’unico vantaggio dell’Italia in questo momento è dato dalla possibilità di avere di fronte tanti modelli di esempio e poter prendere il meglio da essi evitandone gli errori. La criticità maggiore invece è il fattore tempo, chiude Lamborghini: “Non crediamo a nessuno di quelli che sostengono che la soluzione arriva a breve termine, questo non vuol certo dire rinunciare a pianificare per il medio termine”. Sarebbe esiziale.

 

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