Safe Harbor naufragato. Con la versione 2 tutto ricomincia

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All’inizio dello scorso ottobre, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che Safe Harbor non garantiva un’adeguata protezione ai trasferimenti di dati tra Europa e Stati Uniti e ha dichiarato l’accordo nullo. Arriva Safe Harbor 2

L’invalidazione di Safe Harbor solleva interrogativi e problemi a molte aziende per quanto riguarda la protezione e la condivisione dei dati nel cloud. Il termine “Safe Harbor” si riferisce a un accordo tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. L’accordo era stato adottato dalla Commissione Europea già nel 2000 e consentiva alle aziende di trasferire i dati personali da un paese dell’Unione Europea agli Stati Uniti in conformità con la Direttiva UE sulla protezione dei dati.

All’inizio dello scorso ottobre, la Corte di Giustizia europea ha stabilito che Safe Harbor non garantiva un’adeguata protezione ai trasferimenti di dati tra Europa e Stati Uniti e ha dichiarato l’accordo nullo, tuttavia la Corte ha concesso alla UE e agli Stati Uniti la possibilità di stipulare un nuovo accordo entro il 31 gennaio 2016. Nel frattempo Unione europea (UE) e USA hanno raggiunto un nuovo accordo sul trasferimento dati. Scaduti i tempi, arriva Safe Harbour 2, il nuovo patto che eviterà un restringimento del data transfer attraverso l’Atlantico. Acronis-it_manager_alone
Il precedente accordo era naufragato nel caso NSA, travolto dalla sorveglianza di massa dei metadati, ma da allora il clima è cambiato. Il vice presidente della Commissione Europea, Andrus Ansip, ha annunciato l’intesa: “Abbiamo sottoscritto un accordo molto importante sullo scambio aperto di dati con i nostri partner Usa, un nuovo sistema con i pesi e contrappesi opportuni“, ha dichiarato Ansip, “è la prima volta che vengono messi nero su bianco i dettagli e i limiti dei programmi di sorveglianza“. Il nuovo accordo tra Bruxelles e Washington sul trasferimento dati, sostituisce il precedente patto, noto come Safe Harbour. I Garanti privacy chiedevano da tempo un quadro legislativo internazionale per tutelare i dati dei cittadini europei.

Il precedente accordo Safe Harbour è durato 15 anni, regolando 4 mila aziende che operano sul Web. Ma il Safe Harbor è risultato inadeguato.

Oggi, offrire ai clienti la possibilità di memorizzare e condividere i dati in modo sicuro nel cloud rientra nella missione di quasi tutti i maggiori produttori e anche Acronis non si tira indietro. Se una società sceglie di utilizzare un’architettura di cloud pubblico, sarà necessario un provider di servizi cloud adeguato e affidabile. La massima priorità in tal caso è di garantire che le risorse dei centri dati del provider siano situate in Europa. Gli utenti possono inoltre controllare che il back up interno dei dati sia eseguito esclusivamente in tali centri dati o invece siano eseguite copie in centri dati di altri paesi.

Acronis per esempio gestisce centri dati a Francoforte, Strasburgo e Londra, a supporto di imprese europee dotate di servizi di protezione dei dati molto flessibili. I dati non escono dall’Europa e gli utenti hanno la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di servizi cloud. I servizi offerti includono il backup dei dati, il ripristino in caso di disastro (disaster recovery service) nonché la sincronizzazione e condivisione dei file, tutti basati su un’architettura cloud ibrida in grado di garantire una doppia protezione agli utenti finali.

Autore: Channelbiz
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