SafeNet: dopo Aladdin ecco il programma di canale tutto nuovo

Strategie

E’ partito in Europa il 30 settembre, negli Usa è partito a marzo, il nuovo programma di canale di SafeNet: tre livelli di partnership, specifiche certificazioni. Peter Schill, director channel sales Emea, racconta le novità

SafeNet lancia il nuovo programma di canale. Dopo gli annunci di marzo scorso, in cui ancora si faceva fatica a distinguere cosa sarebbe successo ai partner di canale europei (negli Stati Uniti il programma è stato lanciato a marzo scorso), dopo il processo di integrazione con Aladdin, ora, la società è pronta svelare alcune carte.

A cominciare dai livelli di partnership: Silver, Gold e Platinum, e i tecnici o il personale sales certificato, nonché gli obiettivi numerici della società.

Abbiamo fatto il punto della situazione con Peter Schill, director channel sales Emea. “Il vecchio programma era sparpagliato su diverse tipologie di partner poco specializzati. Abbiamo suddiviso i livelli in Silver, l’entry level, il livello Gold e Platinum. Esattamente sono cinque Platinum, 15 silver e 10 gold, oltre a una platea di circa 160 reseller non certificati. Per i partner gold è prevista la certificazione, per ogni linea di prodotto, di due tecnici e due manager sales mentre per i Platinum sono tre i tecnici e i sales da certificare”.

Peter Schill, director channel sales Emea di SafeNet

Il nuovo programma di canale riconosce il valore degli investimenti che i partner fanno sulle soluzioni e i servizi di SafeNet e, per i partner Gold e Paltinum, è previsto anche l’accesso diretto al team di sviluppo prodotto di SafeNet che permette di personalizzare l’offerta per gli utenti finali.

L’acquisizione di Aladdin integrerà le sue soluzioni di protezione della proprietà intellettuale e di autenticazione con quelle di sicurezza delle informazioni di Safenet‘, si diceva a marzo scorso e oggi, il nuovo programma di canale prevede maggiori soluzioni di protezione dati per aiutare i clienti a proteggere le informazioni aziendali durante tutto il loro ciclo di vita.

“La situazione italiana è confrontabile con il resto dell’Europa – spiega Schill – sebbene ogni stato abbia le proprie specificità e problematicità, non abbiamo trovato muri con i distributori o situazioni di insolvenza con gli attori della catena distributiva. Ovviamente ci aspettiamo una crescita sul futuro del business ma non ho la sfera di cristallo per predire questo, preferisco aspettare”.

L’approccio alla sicurezza arriva in un momento, per le aziende, in cui le stesse sono sempre più a contatto con concetti quali il cloud o la virtualizzazione.

Dietro all’idea di macchine virtualizzare spesso si nasconde l’incertezza di non sapere chi abbia il controllo delle stesse e di non sapere fino a che punto, data center o server, possano ritenersi sicuri.

Ebbene si – spiega Schill – si apre un nuovo concetto di infrastrutture, di perimetri delle stesse e un nuovo fenomeno sulla sicurezza. Servono nuovi approcci sulle infrastrutture e in questo caso l’approccio dei partner rappresenta un’opportunità, soprattutto a livello di combinazioni di portafoglio. E per i clienti che vanno verso il cloud, i partner devono essere preparati ad andare a informare i reseller che lo sono di meno”, conclude Schill.

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