Serve veramente l’informatica?

Strategie

Lo scenario europeo è cambiato e deve cambiare anche il ruolo della tecnologia e dei responsabili dei sistemi informativi nella competitività aziendale

Cambiare l’azienda smettendo di puntare solo sul taglio dei costi, integrare meglio applicazioni e processi, sfruttando gli investimenti it già fatti, prepararsi a una nuova generazione di applicazioni e infrastrutture orientate ai servizi, che permetteranno finalmente il controllo end-to-end dei processi aziendali. Questo e altro sono stati i temi della quattordicesima edizione dello European It Forum, organizzata a Parigi da Idc

Allo European It Forum di Idc, tenutosi a Parigi, in settembre, hanno partecipato oltre 500 esponenti del mondo dell’informatica e delle telecomunicazioni di tutta l’Europa. In primo piano non solo lo stato dell’arte della tecnologia e della situazione del mercato, ma anche argomenti di più largo respiro, a partire dal provocatorio tema “Serve veramente l’informatica?” ispirato dal titolo del libro di Nicholas Carr, “Does It Matter?”, che ha aperto il dibattito sull’effettivo ruolo dell’it per la crescita del business e sul tema della relazione tra l’innovazione tecnologica e il vantaggio competitivo. Carr, un osservatore decisamente “fuori dal coro”, descrive nel suo libro un apparente paradosso. “Premesso che l’information technology è essenziale per il business ed è un prerequisito indispensabile senza il quale nessuna organizzazione potrebbe sopravvivere, è anche vero che, man mano che le più avanzate tecnologie ict diventano standard, facili da usare, economiche e facilmente accessibili per ogni azienda, diminuisce il vantaggio competitivo delle aziende che hanno fatto cospicui investimenti in tecnologia. Il motivo? Tutti hanno la possibilità di utilizzare e implementare le stesse tecnologie. In altre parole, l’information technology – sostiene Carr – è una commodity, come l’energia elettrica e il telefono, un costo che tutte le aziende devono sostenere senza che esso generi un apprezzabile vantaggio competitivo”. Nel corso del vivace panel di apertura, Don Tapscott, autore del libro “The Naked Corporation”, ha illustrato come l’it guidi la trasformazione dei modelli di business e di produttività e si è confrontato con Nicholas Carr sul tema dell’efficienza e del valore dell’it come risorsa strategica. Il risultato del dibattito, abbastanza scontato, è che la tecnologia it di per sé, come qualunque altra tecnologia, non è un elemento di vantaggio competitivo poiché è uno strumento e non una soluzione. Può aumentare la produttività se utilizzata bene, ed è essenziale per realizzare le strategie di business. Il panel iniziale è stato comunque utile per introdurre il “leit motif” di questa edizione del forum: vale la pena di parlare delle tecnologie solo se sono utili ad aumentare l’efficienza, ridurre i costi e implementare nuove applicazioni per migliorare i processi di business e aumentare in questo modo il vantaggio competitivo delle aziende. Lo scenario europeo è cambiato e deve cambiare anche il ruolo della tecnologia e dei responsabili dei sistemi informativi (i famosi chief information officer) nella competitività aziendale: cambiare l’azienda smettendo di puntare solo sul taglio dei costi, integrare meglio applicazioni e processi, sfruttando gli investimenti it già fatti, prepararsi a una nuova generazione di applicazioni e infrastrutture orientate ai servizi, che permetteranno finalmente il controllo end-to-end dei processi aziendali. Nei prossimi anni il ruolo dell’it sarà non solo quello di contribuire a ridurre i costi o sviluppare nuove applicazioni, ma soprattutto di facilitare l’uso strategico delle informazioni e il miglioramento dei processi di business per rispondere in modo sempre più rapido ai cambiamenti del mercato. Tutto questo richiede un nuovo approccio all’it, che Idc definisce “Dynamic It”. “Con il trascorrere di questo decennio diventerà indispensabile implementare il modello di Dynamic It per far fronte alla crescita esponenziale di nuove applicazioni che scaturirà dalla convergenza digitale”, ha affermato John Gantz, senior vice president e chief research officer di Idc. “Una trasformazione che porterà con sé l’utilizzo di nuovi dispositivi di varia natura che comunicano attraverso la rete, il cui numero crescerà di dieci volte nei prossimi dieci anni. La maggior parte di questi sistemi non saranno computer bensì cellulari abilitati alla connessione con internet, telefoni e terminali VoIp, apparecchi vari (appliance)”. “Come diretta conseguenza dell’estensione dei confini della rete – prosegue Ganz – il datacenter cambierà drasticamente. Ciò comporterà un incremento degli investimenti in it alla fine di questo decennio. Fino a quel momento, l’Europa si troverà di fronte a un periodo di crescita degli investimenti it contenuta ma stabile e diversificata, una prospettiva che co- stituisce sicuramente un netto miglioramento di prospettive rispetto al triennio passato”.

Nonostante siano tutti concordi nel rilevare un miglioramento generale dell’economia globale, l’Europa appare ancora in una posizione arretrata. Mentre l’economia americana ha sperimentato una crescita reale del 3,1% nel 2003, l’economia europea è cresciuta solo dello 0,8%. Si prevede che questa tendenza continui durante il 2004, con un moderato trend positivo delle economie europee che lottano per raggiungere i tassi di crescita delle altre parti del mondo. Uno stato di cose che pone molte sfide alle imprese europee, strette fra le crescenti richieste di ulteriore efficienza, mentre devono contemporaneamente combattere con la competizione globale attraverso l’innovazione e la crescita. “Le imprese europee hanno trascorso gli ultimi tre anni con il compito non invidiabile di gestire ambienti tecnologici sempre più complessi con minori spese e risorse, con un controllo sempre più severo da parte del senior management e del mercato. La continua attenzione al ritorno sugli investimenti, alla riduzione dei costi, all’aumento dell’efficienza e la necessità di ottimizzare le infrastrutture ict esistenti rimarranno chiaramente prioritari”, ha affermato Roberto Masiero, presidente di Idc Emea. Tuttavia, alla luce dei segni di crescita dell’economia mondiale, la crescita accompagnata dall’incremento della produttività, dell’efficienza e della flessibilità è ora fondamentale per il successo a lungo termine. Questo cambia la dinamica per i responsabili dei sistemi informativi, che ora devono costruire una strategia per l’innovazione e la crescita, e devono dedicare nuove risorse per porre le basi dei prossimi successi, senza dimenticare le dure lezioni degli anni recenti. Alcuni cio delle principali imprese europee come Deutsche Bank, Finnair, Endesa, Autostadt e l’italiana Sia (Società Interbancaria per l’Automazione) hanno presentato le loro case history e la loro visione su come creare una “impresa dinamica”.

La capacità di allineare il core business con l’evoluzione del mercato in tempo reale è una delle più importanti sfide strategiche affrontate dalle imprese, che possono aumentare il loro vantaggio competitivo trasformando le infrastrutture rigide in ambienti flessibili. “La prossima generazione di soluzioni it – che Idc chiama “Dynamic It “- si propone di creare un ulteriore miglioramento all’agilità del business”, ha affermato Frank Gens, vp senior di Idc per la ricerca . “Le società che mostrano una visione lungimirante del business sono già al lavoro per la trasformazione verso il Dynamic It, procedendo lungo due direttrici principali e complementari: implementazione più rapida delle strategie di business e potenziamento dell’efficienza operativa it”. Il concetto di utility computing, nato durante la recente recessione dalla considerazione che i sistemi per l’elaborazione dati sono spesso sotto-utilizzati, complessi da gestire e fonte di elevate e rigide spese fisse, dovrebbe permettere alle società di semplificare l’uso dei sistemi it. I fornitori leader di utility computing, indipendentemente dal fatto che sia etichettato “su richiesta” (on demand), “adattabile” (adaptive) o con qualche altro termine, hanno un obiettivo comune: semplificare l’uso dei sistemi informativi utilizzati
nella gestione delle aziende, accelerandone la capacità di adattarsi ai cambiamenti e tagliare i costi unitari per l’elaborazione dei dati. Sembra che il 2004 possa essere l’anno giusto per iniziare a progettare architetture informatiche basate sull’utility computing, perché le offerte dei principali fornitori iniziano a concretizzarsi. Il “vaporware” e lo “slideware” lasciano finalmente il posto a hardware, software e servizi concreti. Il problema sul tappeto è come liberare porzioni significative dei budget it per finanziare l’innovazione di tecnologie, applicazioni e processi.